Allarme terrorismo per Capodanno. In Europa capitali blindate

per blogA Bruxelles vietati i fuochi d’artificio, a Parigi schierati 11mila militari, chiusa ai festeggiamenti la piazza Rossa a Mosca. Sarà un Capodanno “blindato” quello che l’Europa si prepara a festeggiare. Un’allerta che arriva anche oltreoceano dopo che la Cnn ha rivelato l’esistenza di minacce di attacchi jihadisti nelle città di New York, Los Angeles e Washington. Intanto a Bruxelles un giovane di 22 anni è stato incriminato per gli attentati di Parigi, è il decimo arresto legato alle stragi

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Dopo Ramadi, Mosul. Dieci leader Isis uccisi a dicembre

Iraq, Ramadi, Al-Abadi

Iraq, Ramadi, Al-Abadi

Dopo aver issato la bandiera irachena su Ramadi ora si punta a riconquistare Mosul. Nella Sinjar liberata, intanto, tensioni tra le varie fazioni curde. Il portavoce della coalizione anti Isis, l’americano Steve Warren, fa sapere che nel mese di dicembre sarebbero stati uccisi dieci capi del sedicente Califfato. Tra questi anche Souleyman, legato agli attentati di Parigi. Frizioni tra Iran e Stati Uniti in seguito ad un incidente nello stretto di Hormutz, passaggio cruciale per le navi militari impegnate nella lotta all’Isis. Attentato in Dagestan, epicentro della rivolta islamica in Russia. Dalla regione sono partiti circa 3 mila soldati per unirsi all’Isis. Arrestati in Turchia due kamikaze, volevano colpire Ankara a Capodanno.

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L’importanza di riprendere Ramadi

La bandiera irachena sventola nel centro di Ramadi

La bandiera irachena è tornata a sventolare nel centro di Ramadi, ma gli scontri continuano e i miliziani dell’Isis controllano ancora il trenta per cento della città. Ora Baghdad punta a riconquistare Hit, Falluja e Mosul. Per il premier Al Abadi il 2016 “sarà l’anno della sconfitta definitiva dell’Isis”. La “coalizione islamica” al centro dei colloqui tra il presidente turco Erdogan e il re dell’Arabia Saudita. Gli Usa accusano la Russia: un errore il raid che ha ucciso il capo dei ribelli siriani Zahran Alloush. L’arco del tempio di Bel a Palmira “sorgerà” a Trafalgar Square

 

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Militari USA: I Russi in Siria stanno vincendo

Vladimir PutinNumerosi alti ufficiali ed analisti militari americani intervistati dalla Reuters riconoscono che la strategia russa in Siria sta pagando. Secondo fonti del Pentagono che hanno chiesto di restare anonime Putin è riuscito a consolidare la posizione di Assad pagando costi relativamente bassi. Intanto le truppe irachene riconquistano Ramadi. Hanno trovato la strada spianata dai bombardamenti americani e sono state coperte da uno stormo di droni  hi-tech  in grado di individuare ed eliminare qualsiasi cecchino in agguato.  E’ la nuova strategia per i conflitti in ambiente urbano? Quante sono le vittime civili? Domande per ora senza risposta. Quel che appare ormai plausibile è che, nonostante gli scontri verbali, Americani e Russi stiano in effetti collaborando ad una sorta di divisione dei compiti per stabilizzare il Medio Oriente, Putin in Siria ed Obama in Iraq al fine di eliminare la minaccia rappresentata dall’Isis. Continua a leggere

Milizie curde e forze arabe alleate contro l’Isis

(Lapresse)

(Lapresse)

In questa fase tutti i protagonisti giocano le carte che hanno per arrivare al tavolo di pace da posizioni di forza.  Il responsabile ONU De Mistura, ha fissato la data del 25 gennaio per l’inizio del negoziato a Ginevra. Ma non è ancora chiaro chi sarà alla fine ammesso a quel tavolo.  Ieri la morte di un potente capo ribelle, Zahran Alloush, probabilmente ucciso in un raid russo, ha portato alla sospensione di una tregua negoziata proprio dall’ONU nella periferia di Damasco. I militanti islamisti avrebbero dovuto lasciare la zona di Damasco e il campo profughi palestinesi di Yarmouk dove erano asserragliati, per raggiungere i territori controllati dall’ISIS. Una operazione ambiziosa che mirava, tra l’altro, a separare i militanti Sunniti che si oppongono ad Assad dagli elementi più radicali in una vasta area attorno alla capitale.

E mentre l’appoggio russo sta restituendo ad Assad un ruolo che sembrava perduto, tanto in Iraq quanto in Siria l’Isis sta subendo l’offensiva di una inedita alleanza tra forze curde e combattenti arabi.

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Ucciso leader ribelle in un raid russo

Zahran Alloush, the leader of Jaysh al-Islam (Islam Army) and military leader of the Islamic Front, attends a press conference with other brigade leaders in the rebel-held Eastern Ghouta region outside the capital Damascus on August 27, 2014, to announce the fomation of "The Unified Military Command of Eastern Ghouta". The unified command consists of Ajnad al-Sham (Soldiers of the Levant), the Islam army, Ahrar ash-Sham and Rahman brigade. AFP PHOTO/ABD DOUMANY (Photo credit should read ABD DOUMANY/AFP/Getty Images)

Zahran Alloush (Getty Images)

Il regime siriano accetta di negoziare con l’opposizione anche perché ogni giorno si sente più forte. L’aiuto di Mosca sta portando finalmente i risultati desiderati. L’uccisione di Zahran Alloush, uno dei capi della ribellione siriana, in un raid russo nei pressi di Damasco, è un’altra prova che la presenza russa nella zona non ha come unico obiettivo combattere l’Isis.

Alloush era il leader di Jaysh al-Islam (l’Esercito dell’islam), movimento che controlla una buona parte dei territori a oriente della capitale siriana da dove è riuscito ad allontanare l’autoproclamato Stato Islamico.

Il gruppo guidato da Alloush aveva partecipato alla riunione dei principali gruppi dell’opposizione anti-Assad a Riad in Arabia Saudita. I partecipanti avevano annunciato un accordo il 10 dicembre per i colloqui con il regime di Damasco, esigendo però le dimissioni del presidente Bashar Al Assad. La morte di Alloush compromette sicuramente i colloqui tra il regime e l’opposizione già annunciati per gli inizi di gennaio.

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Sì di Damasco a trattare con l’opposizione

Walid Muallem (Gettymages)Per la prima volta Damasco si dice pronta a negoziare per una transizione politica in Siria. Pochi giorni dopo l’accordo all’unanimità del Consiglio di Sicurezza, dalla Cina il ministro degli esteri siriano, Walid Mouallem, ha confermato la partecipazione del regime “a condizione che non ci siano interferenze straniere”. Ovvio che questa dichiarazione è per il consumo interno. La guerra siriana è da molto tempo, se non dall’inizio, la sintesi di tutte le interferenze possibili da parte delle potenze regionali e internazionali. A questo livello, non si può pensare che siano il regime di Damasco e la frammentata opposizione siriana a indicare la via d’uscita dal conflitto. Anzi, al contrario di quello che il ministro desidera, l’unica speranza rimasta per chiudere cinque anni di guerra è esattamente una decisa e risoluta “interferenza straniera”. Continua a leggere

Verso un’alleanza russo-curda?

Russian Foreign Minister Sergey Lavrov speaks with Co-chairman of pro-Kurdish People's Democratic Party, or HDP, Selahattin Demirtas, left, prior to a meeting in Moscow, Russia, Wednesday, Dec. 23, 2015. (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Russia, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov incontra il Presidente del Partito Popolare Democratico del Popolo, o HDP, Selahattin Demirtas, a Mosca (AP/Alexander Zemlianichenko)

Nelle sabbie mobili mediorientali, mancava solo un’alleanza tra Russi e Curdi. La mossa del leader del partito pro-curdo turco, Selahattin Demirtas, con la sua visita a Mosca contribuisce ad alimentare la tensione tra Russi e Turchi. Ricevuto da Lavrov, Demitras ha scatenato la rabbia di Ankara che ha interpretato il viaggio come l’ennesima conferma della malafede del leader curdo che “non perde occasione per collaborare con i nemici della Turchia”, come ha dichiarato il premier turco Davutoglu.

I turchi comunque si fidano delle loro alleanze. La decisione della Nato il 18 dicembre porterà a breve un completo “pacchetto di difesa aerea” che includerà sistemi AWACS, caccia armati, missili Patriot e un rafforzamento della presenza navale. Chi ha detto che la guerra fredda è finita?

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La presa di Ramadi è vicina

Un rapporto di Amnesty International accusa la Russia di crimini di guerra in Siria e denuncia l’uso di bombe vietate dalle convenzioni internazionali in contesto urbano.  Intanto le forze irachene entrano a Ramadi, la grande città sunnita sull’Eufrate posta tra Fallujah e il confine siriano. Se riprenderanno completamente il controllo della città sarà la più importante vittoria dell’anno, contro l’Isis. Lo Stato Islamico si conferma nemico mobile e inafferrabile, per le strade di Ramadi finora poca resistenza, solo trappole esplosive e cecchini. Continua a leggere

A che servono i bombardamenti russi?

SYRIA-CONFLICT12 settimane di bombardamenti russi, 200 morti civili e pochi progressi sul terreno. Neppure la discesa in campo del “cavaliere” Putin sembra aver modificato in modo significativo il caotico equilibrio delle forze in Siria. Mosca e Washington progrediscono sul piano del dialogo diplomatico ma né l’una né l’altra potenza appare in grado di schierare efficaci e vincenti “boots on the ground”. I Curdi, alleati dell’occidente, non hanno alcuna possibilità o intenzione di impegnarsi al di fuori dei loro tradizionali insediamenti e le forze vicine ad Assad non riescono a sfondare la resistenza alle spalle di Latakia. Milizie sunnite affidabili cercasi.

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