Segretario alla difesa Usa: in Iraq combatteranno forze speciali

Si annuncia acceso il lungo dibattito previsto oggi alla Camera dei Comuni britannica per decidere sull’intervento militare in Siria, dopo che il premier Cameron ha accusato il leader Labour Corbyn, contrario ai raid, di simpatizzare con i terroristi. Intanto sul Times l’ambasciatore saudita definisce un insulto l’accusa, rivolta da Corbyn a Riad, di sostenere l’Isis. Il segretario alla Difesa americano Carter annuncia che forze speciali di terra interverranno in Iraq, e il primo ministro iracheno ribatte: non abbiamo bisogno di un dispiegamento sul terreno di truppe straniere e qualsiasi loro presenza deve avvenire con l’approvazione e in coordinamento con Baghdad. Mosca accusa Erdogan e la sua famiglia di essere coinvolti in traffici illegali di petrolio e armi con l’Isis: “Abbiamo le prove”

Regno Unito. Si annuncia acceso il lungo dibattito previsto oggi alla Camera dei comuni per decidere sull’intervento militare in Siria, dopo che il premier Cameron ha accusato il leader Labour Corbyn, contrario ai raid, di simpatizzare con i terroristi. E se fonti governative hanno precisato che Cameron non si riferiva a tutti i deputati laburisti, ma all’affermazione di Corbyn sulla morte di Bin Laden come una tragedia, l’attacco del primo ministro, secondo il Guardian, rischierebbe di alienare l’appoggio di alcuni laburisti moderati che avrebbero potuto votare a favore. Il voto sull’intervento arriverà dopo 10 ore e mezzo di discussione. Un ok a portata di mano per Downing Street, (Cameron non avrebbe mai chiesto il voto all’Assemblea se non fosse certo della maggioranza, ha detto la BBC), che avrebbe incassato anche il sostegno dei Democratic Unionists and the Liberal Democrats che nel 2013 votarono contro l’intervento in Siria, mentre ieri sera 110 parlamentari hanno firmato un emendamento trasversale contro l’attacco che vorrebbero sottoporre al voto prima di passare alla mozione del governo. Secondo un sondaggio riportato dal Times solo il 48 per cento della popolazione sarebbe favorevole all’intervento contro il 58 per cento dei contrari.

Arabia Saudita. L’ambasciatore saudita ha criticato sul Times il discorso ai Comuni di Jeremy Corbyn, leader lauburista. Il principe Mohammed bin Nawaf bin Abdulaziz al Saud ha definito un insulto l’accusa all’Arabia Saudita di collusione con l’Isis.”Preferisco pensare si tratti di un fraintendimento, altrimenti sarebbe un insulto al nostro Paese, alla nostra fede e alla nostra gente”. Il diplomatico ha ribattuto che l’Arabia Saudita combatte da decenni contro l’Isis e che l’Occidente non può farcela senza il supporto di Riad. La visione “distorta” dei politici britannici non può che ostacolare l’obiettivo comune di distruggere il sedicente Stato Islamico.

Stati Uniti. Il segretario alla difesa americano Carter ha dichiarato, davanti alla Commissione servizi armati della Camera Usa,  che forze speciali americane interverranno sul terreno contro l’Isis. “Abbiamo imparato da 14 anni di guerra in Iraq che per sconfiggere l’Isis bisogna guardare al dopo la sconfitta  – ha aggiunto – ed essere sicuri che siano stati sconfitti. Per questo stiamo lavorando e motivando le forze locali ”. “L’America deve guidare questa battaglia – ha detto – ma altri devono seguirci”. Immediata la replica del primo ministro iracheno Haider al-Abadi: l’Iraq non ha bisogno di un dispiegamento sul terreno di truppe straniere e qualsiasi loro presenza deve comunque avvenire con l’approvazione e in coordinamento con il governo di Baghdad.

Russia-Turchia. Il vice ministro russo della Difesa, Anatoli Antonov, accusa Erdogan e la sua famiglia di essere implicati “nel traffico di petrolio con l’organizzazione dello Stato Islamico”. E parla anche di prove: “Abbiamo immagini satellitari”. “Non vi ponete domande  – ha detto ai giornalisti – sul fatto che i figli del presidente turco si rivelano essere i dirigenti di una delle principali compagnie energetiche e che uno dei figli è stato nominato ministro dell’Energia? Quale meravigliosa impresa familiare!” ha commentato riferendosi alla recente nomina al posto di ministro dell’Energia del genero del presidente turco, Berat Albayark. Erdogan ha ribattuto di non essere caduto così in basso nei suoi valori da comprare petrolio dall’Isis e di non voler inasprire i rapporti con Mosca. Ed è di stamattina la notizia riportata dai media turchi Ankara sarebbe pronta a concedere la base di Incirlik, vicina al confine turco-siriano, per operazioni militari contro l’Isis a Francia e Germania. A Luglio ne era stato concesso l’uso agli Usa. Erdogan, lasciando il vertice sul clima a Parigi, aveva detto ai giornalisti che verrà adottato “un approccio misurato di fronte alle iniziative emotive della Russia” e non saranno espulsi cittadini russi.

Onu. Usa e Russia starebbero lavorando a nuove risoluzioni per colpire sul piano finanziario i jihadisti dell’Isis. Stando a quanto riferito dall’ambasciatrice Usa Samantha Power, Washington vuole “rafforzare e razionalizzare l’impegno del Consiglio sul finanziamento dell’Isis” espresso nella risoluzione dello scorso febbraio, che sanzionava individui e organizzazioni che supportano economicamente i jihadisti, adottando “nuove misure per rendere più efficaci le sanzioni” contro quanti collaborano con l’Isis. Gli Stati Uniti, presidente di turno del Consiglio, puntano all’approvazione della nuova risoluzione per il prossimo 17 dicembre. A tale scopo, Washington sta valutando una bozza di risoluzione russa, notizia avvalorata dall’ambasciatore russo, Vitaly Churkin, che ha riferito alla stampa di discussioni in corso su una bozza per “rafforzare” le misure finanziarie contro l’Isis.

Nato. Oggi la riunione dei capi delle diplomazie dell’Alleanza a Bruxelles. A margine, il  ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier ha detto che i regolari contatti diplomatici tra la Nato e la Russia, sospesi a causa della crisi ucraina, riprenderanno presto.

Siria. E’ improbabile che l’incidente dell’abbattimento dell’aereo da guerra russo Su-24 potrà influire sull’equilibrio delle forze nella lotta contro il terrorismo in Siria. Lo ha affermato il presidente siriano, Bashar Assad, durante un’intervista con la televisione ceca. “Non credo che l’incidente cambierà gli equilibri di forza. La lotta per il contrasto al terrorismo va avanti”, ha detto Assad. Il sostegno da parte della Russia in questa lotta “sarà ancora più forte e non credo sia più possibile tornare indietro”, ha aggiunto il leader siriano.

Yemen. Al Qaeda ha ripreso il controllo due città nel sud dello Yemen, conquistate quattro anni fa dai comitati di resistenza popolare che combattono i miliziani sciiti houthi. Lo riferiscono fonti locali, spiegando che i miliziani hanno lanciato un attacco a sorpresa, dando il via a violenti scontri con le forze presenti in città.

Grecia. L’Unione Europea mette in guardia la Grecia: entro la metà di dicembre dovrà reintrodurre i controlli alle frontiere altrimenti scatterà la sospensione della passport-free travel zone, che consente spostamenti senza passaporto all’interno dei paesi Ue. La sfida lanciata ad Atene rientra nel piano più ampio di controllo dei confini e di istituzione di una forza militare unitaria alle frontiere, che l’Ue vuole portare avanti nonostante l’opposizione di Paesi come la Grecia, che ha recentemente rifiutato il dispiegamento alle frontiere di 400 persone dello staff di Frontex, non ha accettato gli aiuti europei per i rifugiati e non ha ancora messo mano al sistema di registrazione dei profughi.

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