Putin chiama all’unità contro l’Isis

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Vladimir PutinPer il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk non ci sono dubbi: i russi sono in Siria non per sconfiggere il terrorismo dell’Isis ma per proteggere Assad dall’opposizione. Putin chiama all’unità contro l’autoproclamato Stato Islamico e a una coalizione allargata e forte sotto l’egida delle Nazioni Unite. La Gran Bretagna, coinvolta nei raid aerei in Siria, è ufficialmente nel mirino dell’Isis. I britannici si aggiungono ai 13 paesi che operano già in Siria con aerei militari, tutti senza un comando congiunto, senza obiettivi comuni, senza un canale di comunicazione tecnico e in alcuni casi in aperta ostilità reciproca

Russia. Discorso annuale alla nazione che, per la prima volta, Putin inizia non con la politica interna, ma con il conflitto siriano, il terrorismo e la posizione russa sullo scacchiere mediorientale. Il discorso cade all’indomani delle prove russe presentate alla stampa e agli attacchi militari delle ambasciate a Mosca, sul traffico petrolifero che, secondo il ministero della Difesa, Erdogan mantiene con l’Isis.

Gran Bretagna. Sale l’allerta in Gran Bretagna. L’intelligence mette in guardia su possibili attacchi dopo i primi raid inglesi contro l’Isis. L’intelligence europea e americana avrebbe raccolto informazioni sulla possibilità concreta di eventuali atti terroristici. Le informazioni dell’intelligence si aggiungono ai messaggi circolati online con lo slogan più volte ripetuto ”Londra dopo Parigi”.

Iran. I raid della Gran Bretagna e della Francia, in relazione alla legge internazionale, sarebbero legittimi solo se fossero coordinati con Damasco. Parole del viceministro iraniano Hossein Amir-Abdollahian secondo il quale “la ragione del successo dell’Iran e della Russia nella lotta al terrorismo in Siria sta proprio nel coordinamento tra il governo e l’esercito siriano”.

Arabia Saudita. Esponenti dell’opposizione siriana sono invitati a una conferenza a Riad per cercare di unificare le loro posizioni in vista dei colloqui di pace con il governo siriano. La conferenza si svolgerà tra il 8 e il 10 di dicembre.

 Onu. Nuova tornata di colloqui internazionali a New York per cercare una soluzione al conflitto in Siria. Lo ha annunciato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Sarà la terza dopo l’esordio del 30 ottobre scorso, a Vienna, e quella allargata del 13 novembre, sempre nella capitale austriaca. Ban non ha indicato una data precisa ma, stando a indiscrezioni riferite da fonti diplomatiche, potrebbe trattarsi del 18 dicembre prossimo.

Libano. Dopo oltre un anno e mezzo di vuoto istituzionale, la poltrona di presidente della Repubblica libanese si appresta a essere nuovamente occupata grazie a un complesso accordo in corso di definizione tra i principali leader politico-confessionali del Paese e dei loro sponsor regionali e internazionali. Lo riferiscono i media locali, secondo cui il prossimo 16 dicembre potrebbe essere la data in cui il candidato di consenso, Suleiman Franjie, diventerebbe il 17° presidente dalla nascita della Repubblica nel 1926.

Germania. Il Bundestag tedesco ha approvato ad ampia maggioranza l’intervento militare in Siria contro l’Isis. Sui 598 presenti hanno votato a favore 445 deputati, mentre 146 sono stati i voti contrari e sette gli astenuti. L’intervento prevede l’impegno di fino a 1.200 militari tedeschi, fino a sei tornado di ricognizione, satelliti, una nave da guerra e un aereo da rifornimento in volo.

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