Bombardamenti USA. Vittime civili?

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Mideast Syria_bomba piccola26 civili sarebbero rimasti uccisi in un raid statunitense nel nord est della Siria. La denuncia viene dall’Osservatorio Siriano sui
Diritti Umani. Intanto continua il blame game tra Russi ed Americani su chi abbia la responsabilità della morte di 4 soldati del regime alle porte di Aleppo. Tutti elementi che fanno comprendere, una volta di più, quanto sia rischioso il gioco delle grandi potenze in Siria. Il New York Times ribadisce in prima pagina: “non dobbiamo farci attirare in una campagna di terra, faremmo il gioco dell’ISIS” ma, ammette il quotidiano, “al di fuori delle zone Curde non abbiamo alleati locali sul terreno affidabili”. A Ryadh si apre oggi la prima grande conferenza di pace dal 2011, che accoglierà fazioni militari e civili, prevista la presenza di oltre 150 sigle. Assenti i Curdi, scettici iraniani e russi, il nodo da sciogliere resta il ruolo presente e futuro di Assad.

 

Siria. 26 civili sono rimasti uccisi nei raid condotti ieri dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti sul villaggio di Al-Khan nel nord est della Siria, secondo l’osservatorio siriano per i diritti umani. Il portavoce della ONG sostiene che  gli aerei occidentali hanno colpito solo i civili perché i militanti dell’Isis erano schierati fuori dalla cerchia urbana.  Il comando centrale statunitense ha dichiarato che condurrà un’indagine sull’accaduto. Anche ieri forti polemiche e scambi di accuse tra Russi e Americani su chi avesse ucciso in un bombardamento 4 soldati del regime siriano alle porte di Aleppo. I due episodi sottolineano una volta di più la difficoltà di intervenire dal cielo in un mosaico così complesso.

Arabia Saudita. Per la prima volta dal 2011 le fazioni politiche e quelle armate attive in Siria si incontreranno per discutere di pace. Avverrà oggi a Ryadh. Gli ospiti sauditi hanno incluso circa 150 sigle di attivisti e combattenti che si confronteranno sul futuro del paese. Esclusi l’Isis e Jahbat al-Nusra, la formazione siriana legata ad Al Quaida, organizzazioni terroriste proscritte dall’ONU e non ci saranno neppure i Curdi, perché la Turchia ha posto il veto. Duro il giudizio dell’Iran, “una conferenza inutile” e del Fronte Popolare Siriano per il cambiamento, vicino alla Russia “un evento destinato al fallimento”. Prossimo appuntamento a New York tra due settimane con la partecipazione delle grandi potenze.

Libia. L’espansione dell’Isis in Libia non è un segno di debolezza, lo scrive Hassan Hassan del tinktank Chatam House. Secondo il rapporto ONU il califfato sta muovendo in Libia unità molto agguerrite e bene addestrate, tra loro circa 800 foreign fighters di nazionalità libica, guidate da ufficiali di origine belga e francese. Non è una fuga in seguito ai bombardamenti in Siria e all’offensiva dei Curdi in Iraq del nord, ma piuttosto la prova che le forze del califfato sono estremamente mobili e sempre più capaci di ampliare il loro raggio di azione.

Francia. “La stabilità della Siria è la più importante priorità.  Dobbiamo preservare l’unità del paese prima ancora di porci il problema di chi potrà essere scelto per guidarlo” ha detto Marine Le Pen, leader del Fronte Nazionale, all’indomani del trionfo alle elezioni regionali in Francia. Se per Marine Le Pen il futuro politico di Assad deve essere determinato dal popolo siriano tuttavia è chiaro che il suo regime è l’unica forza in grado di impedire la disintegrazione del paese. Per questo la leader di estrema destra chiede al governo di Parigi di cambiare politica e di cooperare senza ambiguità con il governo di Assad.

USA. Dopo aver chiesto mesi fa di bloccare l’afflusso negli Stati Uniti dei profughi della guerra siriana, ieri, in un comizio, il candidato alle primarie del partito repubblicano, Donald Trump è andato oltre e ha chiesto di impedire l’ingresso negli Stati Uniti a chiunque sia di religione musulmana.Tutti gli altri candidati, democratici e repubblicani, hanno condannato le sue affermazioni ma questo non ha impedito che Trump, già favorito nella corsa alla nomination, salisse ancora nei sondaggi. Trump è stato a lungo sminuito e ridicolizzato ma sta riuscendo a monopolizzare il dibattito politico e a costringere gli altri candidati a prendere sul serio le sue posizioni radicali.

 

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