Stato Islamico, 30mila foreign fighters e 80milioni di dollari di entrate al mese

Isis: Mosca, Erdogan è coinvolto in traffico petrolioL’Isis può contare su entrate mensili per 80 milioni di dollari, rendita che arriva in gran parte da tassazioni e vendite di petrolio e gas, mentre il numero dei foreign fighters nelle sue fila è quasi triplicato negli ultimi 18 mesi. E’ quanto si afferma nei rapporti di due autorevoli centri studi americani, mentre Amnesty International sottolinea che il ‘Califfato’ ha nel suo arsenale armi provenienti da 25 Paesi.

 

Usa: La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un progetto di legge che detta una stretta sul sistema di Ingresso negli Usa, rendendo necessario il visto per chiunque abbia visitato Iraq e Siria negli ultimi 5 anni, anche se proveniente da Paesi fino ad ora esenti attraverso il ‘Waiver Visa program’. Nelle ore in cui fanno discutere le bordate di Donald Trump su musulmani e possibili limitazioni all’utilizzo di Internet, i deputati adottano norme più severe in materia di ingresso negli States, come d’altronde annunciato dallo stesso presidente Obama nel suo discorso dallo Studio Ovale. Il testo è stato approvato a larga maggioranza, con 407 voti favorevoli e 19 contrari.

Usa/2: Non è stata una strage improvvisata quella di San Bernardino. Syed Rizwan Farook, l’uomo autore – insieme alla moglie Tashfeen Malik – dell’attacco costato la vita a
14 persone in California, sarebbe stato coinvolto nella pianificazione di un altro attentato ben tre anni fa. Lo riferisce la Cnn citando fonti che si occupano delle indagini. Il piano risalirebbe al 2012 e avrebbe dovuto coinvolgere un’altra persona. Sempre secondo la Cnn, l’operazione non andò poi in porto. Non è chiaro quale fosse la ‘gravità’ di quel complotto. Si sa però che le due persone protagoniste decisero di non portare a termine l’azione dopo che nella zona scattarono alcuni arresti legati a minacce terroristiche.

Francia: Gli investigatori francesi hanno dato un nome ed un volto al terzo kamikaze del teatro Bataclan dove sono morte oltre 80 persone attaccate durante un concerto degli Eagles of Death Metal. Si tratta di Foued Mohamed-Aggad, 23 anni, nato a Strasburgo e da fine 2013 in Siria per combattere con l’Is. Suo fratello Karim, anch’egli trasferitosi in Siria, è stato arrestato al momento del suo rientro in Francia. Secondo quanto scrive Le Parisien, Foued, invece, è riuscito a sfuggire alle maglie della giustizia francese fino ad arrivare a far parte del commando che la notte del 13 novembre ha provocato morte e distruzione nella capitale francese.

Russia: La Russia ha confermato di aver usato un sottomarino schierato nel Mediterraneo per colpire obiettivi in Siria nell’ambito della sua campagna militare a sostegno del regime di Bashar al-Assad. Le agenzie russe hanno riferito che il ministro della Difesa, Serghei Shoigu, ha comunicato al presidente Vladimir Putin che il sottomarino Rostov ha lanciato missili da crociera Calibre contro “due bastioni terroristici” attorno a Raqqa, la capitale del sedicente califfato dell’Isis. Il Rostov sul Don è un sottomarino della classe Varshavyanka a bassissima emissione di rumore con tecnologia stealth avanzata.

Russia/2: Dopo l’abbattimento del jet russo e le reciproche accuse di fare affari col petrolio jihadista, non si abbassa la tensione tra Mosca ed Ankara. Nuovo terreno di scontro è ora l’azione delle forze turche in Iraq e Siria, con il nuovo scontro andato in scena al Consiglio di Sicurezza Onu. La volontà russa, espressa da una fonte diplomatica, è ottenere una sessione a porte chiuse su questo tema. Il governo russo considera illegale la presenza dei soldati turchi su territorio iracheno, senza l’approvazione di Baghdad.

Iraq: Il governo di Baghdad ha avvertito la Turchia di ritirare le truppe schierate nel nord, nella zona di Mosul, la seconda città irachena da mesi controllata dall’Isis. Per ora la Turchia si è limitata a bloccare l’invio di nuovi contingenti ma ha fatto sapere che non ritirerà i soldati che si trovano già oltreconfine. ll portavoce del capo della diplomazia turca Mevlut Cavusoglu, ha spiegato che – in una conversazione telefonica avuta con il suo omologo iracheno – il ministro ha ribadito il rispetto di Ankara per l’integrità territoriale dell’Iraq. Il governo turco sostiene che i militari debbano addestrare le forze irachene nella lotta contro l’Isis, mentre quello di Bagdad dice di non avere mai invitato i militari turchi e intende portare il caso alle Nazioni Unite se il contingente non verrà ritirato.

Italia: È “una leggenda metropolitana” che l’impegno dell’Italia contro l’Isis sia “inferiore a quello di altri Paesi”. Parola del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “L’Italia è fra i Paesi più attivi della coalizione anti-Daesh”, ha sottolineato al contrario il titolare della Farnesina al Financial Times citando il ruolo militare italiano in Iraq, Libano, Afghanistan e Kosovo. “Se ulteriori forme d’impegno fossero utili o necessarie nei prossimi mesi, le prenderemo in considerazione e ne discuteremo con gli alleati”, ha aggiunto.

Arabia Saudita: A Riad va in scena il summit per riunire le forze ribelli contro Assad e creare una coalizione sunnita. Oltre cento i leader riuniti su invito di re Salman. Al tavolo, presieduto dal ministro degli Esteri Adel Al-Jubeir, siedono i rappresentati di Ahrar al-Sham, la milizia salafita armata da Ankara che appartiene all’Esercito della conquista (Jaysh al-Fatah) nato grazie all’intesa fra re Salman e Recep Tayyp Erdogan. Sono le milizie islamiche contro cui si concentrano i raid russi. Con l’invito ad Ahrar al-Sham re Salman sottolinea il sostegno a Erdogan e sfida anche Washington, che evita di cooperare con Ahrar al-Sham perché la considera vicina ad Al-Nusrsa, emanazione diretta di Al Qaeda. A Riad c’è anche Jaysh al-Islam, l’Esercito dell’Islam di Zahran Alloush che opera nella provincia di Damasco, fautore di un proprio Stato Islamico. Assieme a questi gruppi fondamentalisti, Riad mette attorno al tavolo l’Alleanza del Sud, che opera nel Sud del Paese, una dozzina di alti ufficiali della Coalizione nazionale siriana, il maggior gruppo dell’opposizione filo-occidentale guidato da Khaled Khoja, i Comitati di coordinamento regionale, l’Esercito di liberazione siriano composto di disertori ed ex baathisti laici, e il movimento trasversale Costruiamo lo Stato siriano di Louay Hussein. Ciò significa riunire tutte le anime della costellazione sunnita in Siria, che rappresenta la maggioranza della popolazione e dunque si candida a guidare il dopo-Assad. Unica assente Al Nusra per i legami con Al Qaeda, la cui importanza militare però si è ridotta a seguito dei raid.

Libia: È “prematuro” ipotizzare scenari di raid o d’invio di forze militari internazionali sul terreno in Libia, ma “se ci sarà una richiesta, l’Italia è pronta ad avere un ruolo” in quel Paese, ha spiegato Gentiloni a pochi giorni dalla conferenza sulla crisi libica che l’Italia copresiederà con gli Usa. Il titolare della Farnesina ha precisato che tale ruolo sarà peraltro possibile solo “nel quadro legale di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e che l’Italia non sarà sola”. La situazione in Libia “è molto più aperta rispetto a due o tre mesi fa”, ma i negoziati di Vienna fanno intravvedere per ora “uno spiraglio non un’autostrada” avvertendo che “l’atteggiamento ostruzionistico di alcune minoranze” non può durare a lungo, pena “un peggioramento della situazione nel Paese sotto molti punti di vista e un aggravamento delle minacce alla sicurezza”: in primo luogo da parte “del Daesh”.

UE: Un appello alla Commissione europea a presentare quanto prima una proposta di regolamento per vietare l’importazione di beni culturali esportati illegalmente. E’ il senso della lettera che il ministro per i Beni e le attività culturali e il Turismo, Dario Franceschini, ha inviato insieme al ministro francese della Cultura e della Comunicazione Fleur Pellerin e al ministro tedesco per la Cultura e i Media Monika Gruetters ai commissari europei Tibor Navracsics (Educazione, Cultura, Gioventù e Sport) e Pierre Moscovici (Affari Economici e Finanziari, Fiscalità e Dogane). “L’Unione Europea contrasta efficacemente l’esportazione illecita di beni culturali dai propri confini – spiega Franceschini in una nota – ma, se si escludono due provvedimenti specifici riguardanti l’Iraq e la Siria, non ha ancora uno strumento globale per vietare l’importazione di reperti provenienti da siti archeologici, musei e biblioteche in aree di crisi e esportati illegalmente lungo tratte che alimentano, sostengono e finanziano il terrorismo”.

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