Libia verso l’accordo tra i parlamenti di Tobruk e Tripoli, ma intanto i jihadisti prendono Sabrata

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LE BANDIERE NERE DELL'ISIS A SABRATA, ALLARME IN LIBIA LE MERAVIGLIE UNESCO

In Libia, dove secondo alcune informazioni si troverebbe il Califfo al-Baghdadi e dove i jihadisti hanno preso l’antica città di Sabrata, si lavora per un accordo che riunisca le due principali fazioni in lotta, accordo che dovrebbe essere siglato già il prossimo 16 dicembre. Nelle stesse ore il ministro degli esteri russo Lavrov ha incontrato a Roma il suo omologo italiano Gentiloni promettendo: “Insieme all’Italia per intensificare gli sforzi contro l’Isis”. Intanto il governo iracheno ha portato la questione dei militari turchi presenti sul suo territorio al Palazzo di Vetro chiedendo l’intervento delle Nazioni Unite.

Libia: In Libia sembra finalmente arrivata l’ora della svolta per la pacificazione del Paese, resa ancor più fondamentale per arginare la penetrazione delle forze dello Stato Islamico, dato ormai a soli 70 chilometri da Tripoli dopo la presa di Sabrata. Il 16 dicembre i rappresentanti dei parlamenti rivali di Tripoli e Tobruk firmeranno l’accordo politico patrocinato dalle Nazioni Unite. Lo ha riferito Martin Kobler, inviato di Ban Ki-moon in Libia, che ha portato a termine un negoziato lungo un anno. L’intesa prevede la formazione di un governo di unità nazionale con l’obiettivo di liberare la Libia dalla spirale della guerra civile, come hanno spiegato membri delle due formazioni riunite a Tunisi sotto l’egida dell’Onu in vista della conferenza internazionale sulla Libia in programma domenica prossima a Roma.

Iraq: L’Iraq si è formalmente rivolto al Consiglio di sicurezza dell’Onu perchè la Turchia ritiri immediatamente e in mondo incondizionato le truppe dal suo territorio, definendo l’incursione militare di Ankara una “flagrante violazione” delle leggi internazionali. “Ci appelliamo al Consiglio di Sicurezza affinchè chieda che la Turchia ritiri le sue forze immediatamente, senza violare di nuovo la sovranità dell’Iraq”, ha scritto in una lettera inviata a Samantha Power, ambasciatrice Usa presso il Palazzo di Vetro e presidente di turno del Consiglio di sicurezza, l’ambasciatore iracheno Mohamed Ali Alhakim. “Questo è considerato una flagrante violazioni della Carta delle Nazioni Unite – ha aggiunto Alhakim – e una violazione dell’integrità territoriale e della sovranità irachena”.

Turchia: Il presidente turco Erdogan ha definito la mossa della diplomazia irachena “non onesta”. Ankara ha finora minimizzato la questione dello schieramento, nella zona di Mosul – al confine con l’Iraq – di centinaia di soldati turchi (1.200 secondo fonti Usa), sostenendo che si tratta di operazioni di ruotine e aggiungendo che comunque il contingente non sarà rafforzato.

Usa: Spunta un terzo uomo nell’indagine sulla strage di San Bernardino con l’Fbi  che indaga su Enrique Marquez. Indiscrezioni trapelate sulla CNN sostengono che durante l’interrogatorio Marquez avrebbe ammesso di aver costruito delle bombe rudimentali insieme a Syed, ordigni preparati – secondo la sua versione – solo per “hobby” e non usati nell’attacco al centro Inland. Spiegazione a dir poco sorprendente e sulla quale la polizia sta lavorando per comprendere meglio il suo ruolo.

Italia-Russia: Russia e Italia hanno ribadito la loro intenzione a intensificare gli sforzi nella lotta contro l’Isis. Lo ha detto il ministro degli Esteri Sergei Lavrov. “Discutendo di questioni globali e regionali, abbiamo notato la nostra coincidenza di approcci nella lotta contro il terrorismo e ribadito la necessità di intensificare i nostri sforzi congiunti e coordinati”, ha detto Lavrov in una conferenza stampa congiunta dopo i colloqui con il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni a Roma.

Afghanistan: In Afghanistan i talebani hanno colpito ancora una volta il cuore superprotetto di Kabul, quello delle ambasciate e degli uffici governativi. L’attacco ad una guesthouse vicino all’ambasciata spagnola a Kabul si è concluso con la morte di 11 persone. Secondo una fonte della sicurezza afghana che ha chiesto di non essere identificata, il bilancio delle vittime comprende quattro militanti, altrettanti agenti di polizia afghani e due spagnoli, e un civile afghano.

Città del Vaticano: “Ho trasmesso a Sua Santità l’appello di soccorso che mi hanno affidato i monaci – racconta il filosofo francese Bernard-Henri Lévy -. Ho consegnato al Papa le foto di Mar Matta, immagini che documentano una situazione di sgomento assoluto. Gli ho spiegato che ‘queste persone possono essere i prossimi monaci di Tibhirine’”, i sacerdoti uccisi dal Gia algerino nel 1996”. Levy ha così reso pubblica la storia che arriva dal Kurdistan iracheno dove, a una trentina di chilometri dalla Mosul dominata dallo Stato Islamico, il monastero di Mar Matta resiste. La zona è ormai disabitata, tutti sono scappati per salvarsi dall’arrivo degli uomini dell’Isis tranne quattro monaci che hanno deciso di restare e si sono rivolti al Papa.

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