Stabilizzare la Libia per fermare l’avanzata dell’Isis

LibiaDiplomazia al lavoro a Roma per trovare un accordo sulla Libia che dia impulso alla nascita di un governo di unità nazionale che faccia fronte all’avanzata dell’Isis. I ministri degli Esteri guardano al 16 dicembre, quando è prevista la firma dell’accordo tra i governi di Tripoli e Tobruk. Intanto in Siria e Iraq continuano i raid della coalizione anti Isis, anche se fonti francesi ammettono le difficoltà di colpire Raqqa, roccaforte dei jihadisti.  I rifugiati yazidi ritornano lentamente a Sinjar, la città irachena riconquistata a metà novembre. In Europa resta alta l’allerta terrorismo. “Ci saranno altri arresti” ha detto il procuratore di Ginevra, dove ieri sono stati arrestati due siriani.

Il vertice sulla Libia. Il segretario di stato americano, John Kerry è arrivato a Roma intorno alle 9 di questa mattina per partecipare alla Conferenza internazionale sulla Libia, alla Farnesina. Un vertice promosso da Italia, Stati Uniti e Onu per “mettere intorno ad un tavolo potenze regionali con interessi contrapposti” sulla scia del modello che ha portato importanti risultati a Vienna per il dossier siriano ha spiegato il ministro degli Esteri Gentiloni. Il punto di partenza è l’intesa raggiunta venerdì a Tunisi tra Tobruk e Tripoli, alla presenza dell’inviato dell’Onu Martin Kobler, che prevede la firma sul nuovo governo il prossimo 16 dicembre. A Roma, oltre all’americano John Kerry anche il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov. La delegazione di Tobruk è composta da Emhmed Shueib, vicepresidente e capo delegazione dei negoziatori, e i parlamentari Salah Hamma e Suliman Snekeir. A rappresentare Tripoli invece Salah Makhzom, secondo vicepresidente del Parlamento (Gnc) e capo delegazione dei negoziatori, e il parlamentare Abdulbasit Ighzit.

La coalizione anti Isis. Raqqa è sulla carta uno degli obiettivi principali della coalizione. Da lì vengono pianificati gli attentati che colpiscono al cuore l’Europa. Ma prendere la roccaforte del sedicente Stato Islamico, riportano fonti ben informate al quotidiano francese Le monde in edicola oggi, è davvero complicato. “I jihadisti anticipano i raid e sono in grado di nascondersi dietro a scudi umani”, spiegano. Colpire gli obiettivi è dunque estremamente difficile e si corre il rischio di danni collaterali.

Dopo i tre raid di ritorsione condotti dalla Francia dopo gli attentati di Parigi, il 15, 16 e 17 ed uno il 23, le operazioni si sono allontanate da Raqqa. Nelle due settimane seguenti la maggior parte dei raid ha colpito obiettivi in Iraq. Anche gli Usa non hanno cambiato strategia. A parte la distruzione degli impianti petroliferi in Siria Orientale, le manovre statunitensi si concentrano dal 2014 principalmente sull’Iraq. Dal 28 novembre al 4 dicembre 2015, lo stato maggiore americano ha annunciato 95 blitz in Iraq e 54 in Siria di cui 4 a Raqqa. L’8 dicembre 11 in Siria – uno solo a Raqqa. Il 10 dicembre 21 in Iraq e 4 in Siria.

Il ritorno degli Yazidi A Sinjar. Continua il graduale rientro dei rifugiati Yazidi nella città irachena di Sinjar liberata dai peshmerga curdi e dalle forze yazdite a metà novembre dopo 15 mesi di occupazione da parte dello stato islamico. Restano comunque sotto il controllo degli jihadisti alcuni distretti della zona, alcuni a soli una decina di chilometri dalla città.

Arresti a Ginevra. In Europa resta alta l’allerta terrorismo. “Ci saranno altri arresti” ha detto il procuratore di Ginevra, dove ieri sono stati fermati due siriani, ora in carcere, per sospetti di fabbricazione, occultamento e trasporto di esplosivi o gas tossici e di violazione delle leggi antiterrorismo. Una seconda seconda inchiesta penale è stata aperta sulla base di una minaccia terroristica nella regione di Ginevra.

Spagna. Verrà rivisto il livello di sicurezza delle ambasciate spagnole in Iraq, Afghanistan e Pakistan dopo l’attentato di venerdì alla sede di Kabul, che è costato la vita due poliziotti.Il ministro dell’Interno ha ribadito nel corso di una riunione tra le forze politiche della coalizione antijihadista, riporta El Pais, che sarebbero in corso indagini per capire la matrice e l’obiettivo degli attentatori.

Afghanistan

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L’Afghanistan è ancora un paese fortemente instabile. In questa mappa realizzata dall’Institute for the study of war è possibile vedere quali aree siano sotto il controllo dei Talebani al 10 dicembre 2015 e anche la presenza dell’Isis nel Paese.

 

Sono riportati anche gli attacchi dai Talibani finalizzati a prendere il controllo dei distretti locali. Non sono stati riportati quello alla pista di atterraggio americana vicino a Kandhar e quallo all’ambasciata spagnola di Kabul perché di diversa natura.

 

 

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