Mosul, l’Italia manda 450 uomini a difesa della più importante diga dell’Iraq

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Renzi annuncia l’invio di un contingente militare, insieme agli Usa, per proteggere i lavori sull’importante infrastruttura che si trova in una zona contesa dai jihadisti. L’appalto per i lavori di messa in sicurezza della diga alla ditta italiana Trevi. Intanto l’Arabia Saudita lancia la coalizione islamica anti-Isis cui aderiscono 33 Paesi: non c’è l’Iran, ma lo Yemen. Il presidente russo e il segretario di Stato Usa: “Insieme possiamo fare la differenza”.

 

Italia: L’Italia invierà 450 uomini in una delle aree più calde dell’Iraq: la diga di Mosul, in piena area contesa dall’Isis. Lo ha annunciato il premier Matteo Renzi durante il programma tv Porta a Porta: “L’Italia sarà non sarà solo in Afghanistan, Libia, Kosovo, Iraq ma anche con una operazione importante nella diga di Mosul, nel cuore di un’area pericolosa, che rischia il crollo con la distruzione di Baghdad. Una azienda di Cesena ha vinto questa gara e non metteremo 450 uomini e metteremo la diga a posto”. La ditta è la Trevi, già in passato attiva in Iraq. L’impianto, situato 35 chilometri a nord di Mosul, è seriamente danneggiato, secondo quanto reso noto recentemente da fonti curde. E se dovesse crollare porterebbe la morte e la distruzione nelle province di Ninive, Kirkuk e Salahuddin, causando probabilmente danni fino a Baghdad, 350 chilometri a sud. Dall’area si sono appena ritirate centinaia di truppe turche, dopo le proteste del governo di Baghdad all’Onu.

Italia/2: Allarme terrorismo davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore. Lunedì sera una pattuglia di militari di guardia alla chiesa è stata aggredita da un palestinese e da un tunisino di 30 e 40 anni, già espulsi ma rimasti in Italia clandestinamente, che gridando frasi inneggianti ad Allah e insultando i soldati si sono avvicinati in modo considerato pericoloso al posto fisso. Con i militari c’è stata una breve colluttazione durante la quale – secondo la ricostruzione della Questura – i due avrebbero tentato di sottrarre le armi ai soldati senza riuscirci. Fatto questo che non viene confermato in ambienti delle forze armate. I due sono stati comunque subito immobilizzati e consegnati alla polizia che nel frattempo era stata chiamata dai responsabili del posto fisso.

Iraq: La battaglia per strappare territorio all’Is in Iraq è sempre più intensa. Sessantacinque soldati iracheni impegnati nell’offensiva per strappare la città di Ramadi alle milizie dello Stato Islamico sono rimasti uccisi in 12 attacchi suicidi compiuti dai jihadisti nelle ultime ore. Gli attacchi sono avvenuti ad Est, ad Ovest e a Nord della città che da maggio è controllata dall’Is. La conferma che la campagna militare per riprendere il controllo non solo di Ramadi ma soprattutto di Mosul, la capitale irachena dell’Is, procede a rilento. Negli ultimi giorni, l’esercito iracheno sostenuto dai raid aerei della coalizione a guida Usa hanno circondato Ramadi, ma nessuno azzarda ipotesi sui tempi per la sua definitiva riconquista.

Russia: Sul fronte siriano, importante colloquio a Mosca tra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il segretario di Stato americano John Kerry sulle questioni “sostanziali” della collaborazione Usa-Russia nella campagna militare contro lo Stato Islamico, cui è seguito un breve incontro col presidente Vladimir Putin. “Stiamo cercando, insieme a voi, soluzioni alle crisi più complesse. Sergei Lavrov mi ha informato nei dettagli delle vostre proposte e di alcune questioni che meritano ulteriore discussione”, ha detto Putin rivolgendosi a Kerry. Che a sua volta ha sottolineato come dal lavoro congiunto Usa-Russia possano derivare “progressi” nella risoluzione della crisi siriana: “Insieme possiamo fare la differenza”.

Arabia Saudita: Riad ha lanciato la coalizione dei Paesi islamici contro il terrorismo. L’alleanza è composta da 34 Stati membri e avrà il suo centro di coordinamento operativo proprio a Riad. Il ministro della Difesa saudita, Mohammad bin Salman Al Saud, ha precisato che l’alleanza non combatterà solo l’Is, ma “tutti i gruppi terroristici che abbiamo di fronte”. “Ci impegneremo a combattere il terrorismo mediante l’uso di strumenti legali”, ha aggiunto il ministro, precisando che la coalizione “avrà un coordinamento internazionale con le maggiori potenze e le organizzazioni internazionali”. L’alleanza “ha il dovere di proteggere le nazioni islamiche da tutti i gruppi terroristici e le organizzazioni, qualunque sia la loro setta e il loro nome, che seminano morte sulla terra con l’obiettivo di terrorizzare gli innocenti”. Più tardi, nel corso di un briefing con la stampa a Parigi, il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir non ha escluso un possibile intervento delle truppe di terra della nuova coalizione contro lo Stato Islamico. Gli altri 33 Paesi della coalizione sono: Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Giordania, Yemen, Bangladesh, Benin, Ciad, Togo, Gibuti, Senegal, Sudan, Malaysia, Pakistan, Sierra Leone, Somalia, Gabon, Guinea, Palestina, Comore, Costa d’Avorio, Kuwait, Libano, Mali, Mauritania, Marocco, Libia, Niger, Bahrein, Tunisia, Nigeria e Maldive. La Turchia, unico Paese della coalizione islamica che è anche membro della Nato, ha salutato l’iniziativa saudita attraverso le parole del primo ministro Ahmet Davutoglu: “E’ la migliore risposta a quanti provano ad associare terrorismo e Islam. Questo sforzo intrapreso dai Paesi musulmani è un passo nella giusta direzione”.

Usa: Paura a Los Angeles. Scuole chiuse e studenti a casa per un allarme bomba che ha coinvolto l’intera area del distretto scolastico della città. L’allarme è scattato a seguito di una “minaccia terroristica credibile” inviata via email al soprintendente scolastico, Ramon Cortines. Un messaggio molto preciso: il funzionario parla di “zainetti o altri pacchi o oggetti” lasciati in alcuni campus scolastici che eventualmente potrebbero contenere esplosivi. Il messaggio è stato inviato da un indirizzo di un provider internet localizzato nella zona di Francoforte in Germania ma la provenienza della mail è ancora da accertare. La commissione Intelligence della Camera da una prima valutazione afferma che si tratterebbe di una “bufala”.

Usa/2: La lotta all’Isis ha dominato il dibattito tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca. Trump ha ribadito che punirebbe i famigliari dei jihadisti, per fermarli, e bloccherebbe le strutture di internet che usano per comunicare. Bush gli ha risposto che “questa è follia”. Bush ha aperto all’ipotesi di mandare truppe americane sul terreno in Siria per fermare la guerra, mentre Trump ha ribadito che bloccherebbe l’ingresso negli Usa di tutti i musulmani e alzerebbe un muro lungo il confine con il Messico per proteggere il paese. Trump, leader secondo i sondaggi che in alcuni casi viene dato oltre il 40% dei consensi, ha promesso per la prima volta che non lascerà il Partito repubblicano e non si candiderà come indipendente, se non otterrà la nomination.

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