Il conflitto siriano: tra minacce e piccoli passi diplomatici

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putin1Una cosa è certa. Nello scacchiere siriano tutto è possibile. La guerra continua anche se in pochi capiscono i veri obiettivi. Quello che è iniziato come uno scontro interno, una ribellione contro un regime dittatoriale, è diventato in poco tempo un conflitto internazionale di grande complessità difficile da decifrare. Solo così si possono capire i cambiamenti di alleanze, di posizioni e le dichiarazioni che arrivano ogni giorno sulla Siria. Il presidente russo conferma tutto ciò con le sue parole di ieri nella conferenza stampa di fine anno.

Davanti a 1400 giornalisti provenienti da tutte le testate del mondo, Putin ha teso la mano agli Stati Uniti per arrivare a un accordo che può non piacere al regime di Damasco, ha accusato duramente la Turchia ancora una volta per aver compiuto deliberatamente «un atto ostile» abbattendo il jet russo e ha chiuso minacciando i turchi: «Provino a volare sulla Siria adesso!». Una perfetta sintesi di quello che è oggi il conflitto siriano.

A New York, oggi, venerdì 18 dicembre, riunione all’Onu per discutere la situazione siriana. L’incontro mira a intensificare gli sforzi per accelerare la fine del conflitto, con dei negoziati tra rappresentanti del governo siriano e dell’opposizione. Tuttavia, l’impressione generale è che la componente siriana, governo e opposizione, conta veramente poco per poterle affidare la soluzione a una guerra che dura già da troppo.

Siria: In un’intervista a una Tv olandese,  il presidente siriano Bashar al – Assad ha detto in che la guerra in Siria potrebbe finire “in meno di un anno”, se la comunità internazionale si concentrasse sulla lotta contro il terrorismo, piuttosto che cercare di “sbarazzarsi di questo presidente o di rovesciarlo”. Assad ha dichiarato nell’intervista: “Se i paesi responsabili (del conflitto siriano) prendono le misure necessarie per fermare il flusso di terroristi e invece che dargli supporto logistico, posso garantire che tutto avrà termine in meno di un anno”.

Marocco: A Skhirat accordo storico sulla Libia. Le delegazioni di Tripoli e Tobruk hanno accettato di formare un governo di unità nazionale. “Tutte le parti hanno fatto delle concessioni mettendo l’interesse del Paese davanti a tutto. La comunità internazionale continuerà a dare il suo appoggio al futuro governo libico”, ha affermato l’inviato speciale Onu, Martin Kobler, parlando alla cerimonia. “L’Isis rappresenta una sfida per il futuro governo di intesa nazionale. C’è bisogno di un dialogo nazionale globale per trovare un modo per lottare contro i terroristi”, ha ribadito Kobler.

Turchia: Sono state raggiunte una serie di “intese” volte a normalizzare le relazioni con Israele.  L’ha comunicato giovedì 17 dicembre un responsabile israeliano precisando che le discussioni si sono svolte durante una riunione segreta in Svizzera.

Le tensioni tra Ankara e Tel Aviv avevano raggiunto il culmine nel 2010, quando le forze israeliane attaccarono delle navi su cui viaggiavano attivisti turchi diretti a scopo umanitario in Palestina, uccidendo 10 persone.

L’accordo, una volta firmato, prevede un risarcimento israeliano per le vittime del raid, il ritorno dei rispettivi ambasciatori e l’apertura di negoziati sull’esportazione di gas per la Turchia.

 Egitto: Tre uomini mascherati a bordo di una moto hanno sparato contro Nour el Din,  rettore dell’Università di Zagazig nel governatorato Sharkiya, nel Delta del Nilo, a nord dell’Egitto, e poi sono fuggiti. L’uomo è stato colpito alle gambe ed è stato subito ricoverato. Non è grave. L’agenzia Mena aggiunge che Nour el Din è stato colpito con due proiettili alle gambe dopo essere uscito di casa.

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