Siria, via libera alla risoluzione per l’inizio dei negoziati di pace

Spread the love

U.N. Special Envoy for Syria Staffan de Mistura, right, shows a copy of a Security Council resolution concerning Syria, during a press conference with Russian Foreign Minister Sergey Lavrov, left, and U.S. Secretary of State John Kerry, center, Friday, Dec. 18, 2015 at U.N. headquarters. The resolution was approved on vote during a meeting in the U.N. Security Council of foreign ministers. (AP Photo/Bebeto Matthews)

Dopo quasi cinque anni di guerra civile in Siria, per la prima volta l’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione sul cessate il fuoco e sull’avvio di un processo di pace. Un successo del segretario di Stato Kerry, ma la strada per attuare l’accordo raggiunto sulla carta è ancora in salita e sul futuro di Assad restano le divergenze tra Occidente e Russia. Resta aperto anche l’interrogativo su se e quali gruppi di ribelli prenderanno parte ai colloqui il mese prossimo, senza avere la garanzia dell’uscita di Assad, e su quali debbano essere considerati terroristici e quindi esclusi dalle trattative, tema su cui insiste Mosca

La Siria e il caso Assad. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato ieri all’unanimità una risoluzione sull’avvio di un processo di pace in Siria e per il cessate il fuoco. La risoluzione chiede che l’Onu “convochi i rappresentanti del governo siriano e dell’opposizione per dare il via a negoziati formali su un processo di transizione politica urgente”. Nel testo non si nomina Assad: sul suo futuro restano ancora nette divergenze fra Occidente e Russia. Barack Obama, nella conferenza di fine anno, ha reclamato l’uscita di scena di Assad, “per fermare la carneficina e per consentire a tutte le parti coinvolte di andare avanti in modo non settario”. Lavrov, invece, ha citato i casi di Saddam Hussein e Gheddafi, quando l’intervento americano ha finito con il condannare l’Iraq e la Libia al caos: “Solo i siriani – ha detto Lavrov-  devono decidere il loro futuro”. Sarcastico ilo commento di Assad: “Stavo preparando i bagagli per andar via – ha dichiarato ad una tv olandese – Ora posso rimanere”. La Nato intanto ha deciso di inviare aerei radar, caccia e navi nel Mediterraneo orientale per incrementare la difesa della Turchia al confine siriano.

Turchia-Russia. Il governo turco “non prende sul serio” le recenti frasi del presidente russo, Vladimir Putin, che nel corso della conferenza stampa di fine anno è tornato ad attaccare Ankara, dopo l’abbattimento del Sukhoi 24 da parte di F-16 turchi. Ankara, ha
sottolineato Davutoglu parlando con i giornalisti al ritorno da Bruxelles, non userà il linguaggio “offensivo e poco diplomatico” di Putin.

Libia. Kobler, inviato speciale Onu per la Libia, interviene sulle violenze ad Ajdabiya, città dell’est del paese da alcuni giorni teatro di combattimenti contro l’Isis, precisando che la lotta al terrorismo deve rispettare i principi umanitari internazionali. “Gli attacchi indiscriminati contro i civili sono proibiti dal diritto internazionale e possono costituire crimini di guerra” e ha rivolto un appello a tutti i libici per “porre fine alòle sofferenze ai civili”. L’Isis avrebbe rubato armi chimiche nascoste in “alcuni depositi sotterranei segreti” nel deserto della Libia. La rivelazione arriva da uno dei cugini di Gheddafi  in un’intervista a Russia Tv. “Ci sono stati due casi già noti di furto di agenti chimici e sono stati già usati”.

Belgio. Un piano d’azione entrerà in vigore a gennaio per combattere e prevenire focolai di radicalizzazione. Riguarderà in particolare non solo Molenbeek ma tutti i quartieri di Bruxelles, Il ministro dell’Interno Jambon ha parlato di un piano capillare e di rafforzamento dei poteri delle autorità locali.

Tunisia. Il terrorismo spaventa gli stranieri, chiude il 48% degli alberghi nel Paese.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *