A che servono i bombardamenti russi?

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SYRIA-CONFLICT12 settimane di bombardamenti russi, 200 morti civili e pochi progressi sul terreno. Neppure la discesa in campo del “cavaliere” Putin sembra aver modificato in modo significativo il caotico equilibrio delle forze in Siria. Mosca e Washington progrediscono sul piano del dialogo diplomatico ma né l’una né l’altra potenza appare in grado di schierare efficaci e vincenti “boots on the ground”. I Curdi, alleati dell’occidente, non hanno alcuna possibilità o intenzione di impegnarsi al di fuori dei loro tradizionali insediamenti e le forze vicine ad Assad non riescono a sfondare la resistenza alle spalle di Latakia. Milizie sunnite affidabili cercasi.

 

Siria. A 12 settimane dall’inizio dei bombardamenti russi in Siria, la situazione sul terreno appare cambiata molto poco. E’ il giornale britannico Guardian a mettere in dubbio l’efficacia dei blitz di Mosca. Da una parte c’è il pesante tributo pagato dalla popolazione civile, circa 200 morti causati dai bombardamenti, dall’altra gli scarsi progressi delle forze del regime che avrebbero dovuto avanzare sotto la copertura aerea. I danni alle persone e alle infrastrutture sono ingenti ma le forze di terra del presidente Assad mostrano scarsa capacità di utilizzarli a loro vantaggio. Particolarmente letali per le unità del regime i missili anticarro che stanno efficacemente fermando i reparti corazzati di Damasco che non riescono a fare progressi nel corridoio tra Hama e Latakia.

AfghanistanSiria. Ad evidenziare gli scarsi risultati sul terreno delle ultime 12 settimane di combattimento è anche una mappa prodotta dal think tank americano, Institute for the study of war. Fatta eccezione per la presa di Sinjar, strappata dai Curdi all’Isis, poco si è mosso, mentre la battaglia per il corridoio tra Hama e Latakia appare alquanto incerta

Usa. “La retorica di Trump aiuta lo Stato Islamico”. E’ l’Alto commissario delle Nazioni Unite Antonio Guterres ad accusare il frontrunner alla nomination del partito repubblicano. “Chi rifiuta di accogliere i profughi siriani, specie se sono musulmani, aiuta la propaganda” ha detto Guterres, attaccando frontalmente Trump, ma alludendo a dichiarazioni non molto diverse rese dai governatori di alcuni stati USA ma anche da politici europei di primo piano. “certo, non si può escludere la possibilità che elementi terroristi possano infiltrare i profughi ma questa possibilità esiste per qualsiasi tipo di comunità” ha detto Guterres “e, certamente la radicalizzazione dei cittadini stessi dei paesi europei e degli Stati uniti è una minaccia enormemente maggiore”. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, su di un campione di 1200 profughi siriani l’86% aveva un diploma di maturità e quasi la metà aveva frequentato l’Università.

Usa. Il presidente Obama ha in mente di organizzare un grande summit delle Naioni Unite il prossimo anno per affrontare la crisi globale dei profughi e di impiegare il suo ultimo anno alla casa bianca per sollecitare le nazioni a contribuire maggiormente per alleviare la crisi umanitaria. Lo ha dichiarato l’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite. “l’ondata di persone in fuga dalla Siria” ha detto l’ambasciatore Samantha Power “è parte di una popolazione globale di rifugiati che ormai conta 60 milioni di persone”

Mali. In aereo fino alla capitale della Mauritania, Nouakchott, dall’altra parte del continente africano, sulle rive dell’Atlantico, poi nel deserto attraverso il Mali, sempre evitando le zone controllate dalle autorità e da li fino al campo rifugiati di In Khalil, in pieno Sahara in territorio algerino. Il quotidiano francese le monde svela l’ennesima odissea di un migliaio di profughi siriani in fuga dalla guerra. Arrivano stremati, con documenti emessi dal consolato di Nouakchott, senza niente da mangiare e da bere, parcheggiati al confine del nulla, in attesa che qualcosa accada.

 

 

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