La presa di Ramadi è vicina

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Un rapporto di Amnesty International accusa la Russia di crimini di guerra in Siria e denuncia l’uso di bombe vietate dalle convenzioni internazionali in contesto urbano.  Intanto le forze irachene entrano a Ramadi, la grande città sunnita sull’Eufrate posta tra Fallujah e il confine siriano. Se riprenderanno completamente il controllo della città sarà la più importante vittoria dell’anno, contro l’Isis. Lo Stato Islamico si conferma nemico mobile e inafferrabile, per le strade di Ramadi finora poca resistenza, solo trappole esplosive e cecchini.

Iraq. Le forze irachene sono entrate martedì nel centro di Ramadi, una grande città  sunnita, sulle rive dell’Eufrate ad est di Baghdad, che era stata conquistata a maggio dall’Isis. “la città sarà completamente ripulita entro 72 ore” ha dichiarato il portavoce dei servizi anti terrorismo iracheni. L’attacco è stato preceduto da raid aerei americani, ma il fattore decisivo che nelle prossime ore dovrebbe fare la differenza è l’impiego massiccio di milizie tribali sunnite. Le forze del governo di Baghdad hanno lanciato ponti mobili sull’Eufrate e stanno penetrando direttamente nel cuore dei quartieri controllati dall’Isis. “stiamo incontrando poca resistenza” dichiarano i responsabili “solo trappole esplosive e cecchini, ma ce li aspettavamo”. Stavolta le brigate del popolo, le milizie sciite, più volte accusate di abusi e violazioni contro la popolazione dei distretti sunniti, sono state escluse dall’azione. Una ripresa totale di Ramadi sarebbe la più importante vittoria delle forze federali dopo la disfatta totale subita ad opera dei Jihadist dello Stato Islamico nel 2014.

Russia. “I raid aerei russi in Siria hanno ucciso centinaia di civili e causato imponenti distruzioni nelle zone residenziali, hanno preso di mira abitazioni, una moschea e un mercato affollato, così come strutture mediche, ed hanno seguito una logica che porta di per se a pesanti violazioni delle leggi internazionali umanitarie”. Lo sostiene un rapporto appena pubblicato da Amnesty International. Il rapporto si concentra su sei attacchi ad Homs, Idlib ed Aleppo che hanno causato la morte di centinaia di civili ed appena una decina di militanti. Il rapporto di Amnesty evidenzia anche l’uso da parte della Russia di Cluster bomb, vietate dalle convenzioni internazionali, in zone popolate.

Turchia. In seguito ad una pressione sempre più forte da parte dell’Europa, la Turchia sta mettendo in atto una serie di misure per bloccare il flusso di rifugiati e di foreign fighters sul proprio territorio. La guardia costiera sorvola incessantemente L’Egeo e le motovedette sequestrano battelli, canotti e riconducono sulle coste Turche i migranti che cercano di passare. Allo stesso tempo a sud, al confine con la Siria, la Turchia sta costruendo un muro fatto di sbarramenti di cemento, trincee e filo spinato e sta illuminando con potenti fotoelettriche vaste estensioni di terreno per impedire il passaggio di rifornimenti e di militanti che cercano di raggiungere lo stato islamico. Misure che rallentano ma non impediscono del tutto l’afflusso di foreign fighters in Turchia. Come scrive l’ultimo rapporto del Sofan Group, un centro studi di New York citato dal New York Times, vi sono oggi in Siria tra i 27mila e i 31mila foreign fighters.

Svizzera. L’inviato speciale per la Siria delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, si detto fiducioso di poter organizzare una nuova conferenza di pace entro la fine di Gennaio: un tavolo cui spediranno sia gli esponenti del regime che l’opposizione. Venerdì scorso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato all’unanimità una risoluzione che traccia una road map per mettere fine al conflitto: colloqui di pace, cessate il fuoco e nuove elezioni. Resta da capire quale sarà il suolo del presidente assad e chi saranno le formazioni militari politiche ammesse al tavolo, dato che la lotta allo stato islamico e ad al qaida continuerà anche dopo il cessate il fuoco. Dopo il voto alle Nazioni Unite il segretario di stato americano John Kerry aveva previsto la creazione di un governo di transizione in Siria entro due mesi.

 

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