Sì di Damasco a trattare con l’opposizione

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Walid Muallem (Gettymages)Per la prima volta Damasco si dice pronta a negoziare per una transizione politica in Siria. Pochi giorni dopo l’accordo all’unanimità del Consiglio di Sicurezza, dalla Cina il ministro degli esteri siriano, Walid Mouallem, ha confermato la partecipazione del regime “a condizione che non ci siano interferenze straniere”. Ovvio che questa dichiarazione è per il consumo interno. La guerra siriana è da molto tempo, se non dall’inizio, la sintesi di tutte le interferenze possibili da parte delle potenze regionali e internazionali. A questo livello, non si può pensare che siano il regime di Damasco e la frammentata opposizione siriana a indicare la via d’uscita dal conflitto. Anzi, al contrario di quello che il ministro desidera, l’unica speranza rimasta per chiudere cinque anni di guerra è esattamente una decisa e risoluta “interferenza straniera”.

Siria. Venti persone, tra cui sette bambini, sono stati uccisi dalle truppe di Assad il 24 dicembre a seguito degli attacchi aerei contro Hammouriyé, una città nella Ghouta orientale a sud est di Damasco. Decine di persone sono rimaste ferite nei raid sul centro della città, la più grande roccaforte dei ribelli nella provincia di Damasco regolarmente bombardata dal regime, secondo quanto dichiarato dal direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo (OSDH), Rami Abdel Rahman.

Iraq. Sono oltre 11mila gli iracheni uccisi, per lo più civili, e circa 18mila i feriti nelle violenze che hanno avuto luogo nella maggior parte delle città irachene nel corso del 2015. È quanto emerge dalle statistiche ufficiali pubblicate dalla missione di assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq (Unami).

Turchia. La presenza di truppe turche in Iraq è una violazione del diritto internazionale e della sovranità dell’Iraq, ha dichiarato in apertura della sessione straordinaria della Lega Araba il segretario Nabil El-Araby. Baghdad aveva inviato una lettera di protesta anche al Consiglio di Sicurezza dell’Onu chiedendo di imporre ad Ankara il rispetto delle norme internazionali.

Libia: Il Consiglio degli ulema libici ha emesso una nota in cui sostiene che gli accordi firmati a Skhirat, Marocco, per il governo di riconciliazione nazionale sono
“contrari alla sharia”. Per gli ulema libici, il nuovo governo “viola la sharia”, mentre i religiosi libici ritengono che sia giusto appoggiare il dialogo interno libico come espresso nel documento di Tunisi, sancito al vertice di Malta, cui hanno partecipato i presidenti del parlamento di Tobruk e del Congresso di Tripoli.

Tunisia: Un canadese è stato arrestato dalle forze dell’ordine tunisine a Tataouine, nel sud del Paese, mentre si apprestava a raggiungere illegalmente la Libia. L’uomo, aderente all’Islam radicale, avrebbe confessato di volersi recare nella città libica di Nalout, tra Tripoli e Gadames, dove ad attenderlo avrebbe trovato un libico incaricato di portarlo in un campo di addestramento jihadista.

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