Ucciso leader ribelle in un raid russo

Spread the love
Zahran Alloush, the leader of Jaysh al-Islam (Islam Army) and military leader of the Islamic Front, attends a press conference with other brigade leaders in the rebel-held Eastern Ghouta region outside the capital Damascus on August 27, 2014, to announce the fomation of "The Unified Military Command of Eastern Ghouta". The unified command consists of Ajnad al-Sham (Soldiers of the Levant), the Islam army, Ahrar ash-Sham and Rahman brigade. AFP PHOTO/ABD DOUMANY (Photo credit should read ABD DOUMANY/AFP/Getty Images)

Zahran Alloush (Getty Images)

Il regime siriano accetta di negoziare con l’opposizione anche perché ogni giorno si sente più forte. L’aiuto di Mosca sta portando finalmente i risultati desiderati. L’uccisione di Zahran Alloush, uno dei capi della ribellione siriana, in un raid russo nei pressi di Damasco, è un’altra prova che la presenza russa nella zona non ha come unico obiettivo combattere l’Isis.

Alloush era il leader di Jaysh al-Islam (l’Esercito dell’islam), movimento che controlla una buona parte dei territori a oriente della capitale siriana da dove è riuscito ad allontanare l’autoproclamato Stato Islamico.

Il gruppo guidato da Alloush aveva partecipato alla riunione dei principali gruppi dell’opposizione anti-Assad a Riad in Arabia Saudita. I partecipanti avevano annunciato un accordo il 10 dicembre per i colloqui con il regime di Damasco, esigendo però le dimissioni del presidente Bashar Al Assad. La morte di Alloush compromette sicuramente i colloqui tra il regime e l’opposizione già annunciati per gli inizi di gennaio.

Siria: Circa 2mila jihadisti, tra cui militanti dell’Isis e di Al Nusra, sono stati evacuati dal campo profughi palestinese di Yarmuk, in un sobborgo a sud di Damasco. L’operazione è stata frutto di un accordo raggiunto con la mediazione dell’Onu. I jihadisti saranno trasferiti in altre zone sotto il controllo dell’Isis.

Russia: Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, dopo aver ricevuto il suo omologo del Qatar, Mohammad al-Attiyah, ha confermato che c’è maggiore disponibilità da parte del Paese del golfo a sostenere i colloqui tra il governo siriano e l’opposizione.

Nell’incontro si è parlato di ciò che era possibile fare per incoraggiare l’opposizione siriana a sedersi al tavolo dei colloqui con il governo di Damasco.

Vaticano: “Al Signore domandiamo che l’intesa raggiunta in seno alle Nazioni Unite riesca quanto prima a far tacere il fragore delle armi in Siria e che l’accordo sulla Libia trovi il sostegno di tutti”. Lo ha detto Papa Francesco durante la tradizionale benedizione Urbi et Orbi di Natale.

“L’attenzione della Comunità internazionale sia unanimemente rivolta a far cessare le atrocità che tuttora mietono numerose vittime”.

Iraq: Procede lentamente la riconquista di Ramadi, in Iraq, controllata dalle truppe dell’autoproclamato Stato Islamico. Le forze di sicurezza irachene sarebbero riuscite a riprendere il controllo del 50% del quartiere amministrativo della città. Nell’offensiva sono impiegati circa 10mila uomini tra esercito, milizie sciite, tribù sunnite fedeli al governo di Baghdad e Peshmerga curdi.

 

Tunisia: Nel corso del 2015 la Tunisia ha smantellato 1.300 cellule terroristiche delle quali alcune armate e pronte a colpire in numerose zone del Paese. Lo rende noto il ministero dell’Interno tunisino. “Oltre 600 jihadisti tunisini risultano essere rientrati dalle zone di conflitto, mentre circa 800 tra i 3mila presenti in Siria, risultano essere stati uccisi”, ha aggiunto il portavoce del ministero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *