Milizie curde e forze arabe alleate contro l’Isis

(Lapresse)

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In questa fase tutti i protagonisti giocano le carte che hanno per arrivare al tavolo di pace da posizioni di forza.  Il responsabile ONU De Mistura, ha fissato la data del 25 gennaio per l’inizio del negoziato a Ginevra. Ma non è ancora chiaro chi sarà alla fine ammesso a quel tavolo.  Ieri la morte di un potente capo ribelle, Zahran Alloush, probabilmente ucciso in un raid russo, ha portato alla sospensione di una tregua negoziata proprio dall’ONU nella periferia di Damasco. I militanti islamisti avrebbero dovuto lasciare la zona di Damasco e il campo profughi palestinesi di Yarmouk dove erano asserragliati, per raggiungere i territori controllati dall’ISIS. Una operazione ambiziosa che mirava, tra l’altro, a separare i militanti Sunniti che si oppongono ad Assad dagli elementi più radicali in una vasta area attorno alla capitale.

E mentre l’appoggio russo sta restituendo ad Assad un ruolo che sembrava perduto, tanto in Iraq quanto in Siria l’Isis sta subendo l’offensiva di una inedita alleanza tra forze curde e combattenti arabi.

 

Isis. Una registrazione di 24 minuti del sedicente leader dello Stato Islamico Al Baghdadi, è stata diffusa ieri sera attraverso le reti twitter e telegram e dalle reti di propaganda Jihadista. In questo discorso il capo dell’Isis critica aspramente la coalizione di 34 paesi musulmani creata in Arabia saudita il 15 dicembre scorso per “combattere il terrorismo”. La diffusione di questo messaggio avviene nel momento in cui l’Isis, che controlla vaste aree in Iraq e Siria, appare sotto attacco e in grave difficoltà. Oltre ai bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti e quelli dei Russi, i jihadisti stanno sperimentando sul terreno una alleanza inedita tra forze arabe e combattenti curdi.

Siria. Le Syrian Democratic Forces (SDF), una alleanza ribelle che include le potenti milizie Curde YPG e alcuni gruppi ribelli arabi, ha strappato all’Isis il controllo della strategica diga di Tashreen, dopo una rapida avanzata verso sud.  L’agenzia di notizie Curda ANHA scrive che  l’SDF con il sostegno aereo delle forze americane, sta continuando l’offensiva ad occidente della diga sull’Eufrate, una delle più grandi del paese che fornisce energia a tutta la Siria del nord e funge da principale snodo di trasporto tra le aree controllate dall’Isis nella provincia di aleppo e la loro autoproclamata capitale di Raqqa.

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Iraq. Le truppe irachene hanno ormai scacciato quasi del tutto i militanti dell’Isis da Ramadi, la capitale della provincia di Anbar, nella fertile regione sulle rive dell’Eufrate che si trova ad appena due ore di macchina ad ovest di Baghdad. Una offensiva che impiega in prima linea quelle stesse tribù sunnite che da sempre vivono nella provincia e che assumeranno il controllo della città, quando questa sarà liberata. L’avanzata è resa lenta e difficile dai cecchini e dalle trappole esplosive, ma la resistenza dell’Isis appare sporadica e affidata a pochi combattenti. Secondo il portavoce delle forze irachene gli avversari rimasti sarebbero asserragliati nel locale ospedale, convinti che gli aerei americani non bombarderanno per paura di colpire i civili. L’avanzata su Ramadi è una specie di prova generale per la riconquista della seconda città del paese, Mosul, due milioni di abitanti. La caduta di Mosul azzererebbe, di fatto, la struttura di controllo e autofinanziamento dell’Isis. Ma, in un contesto urbano così complesso, quale sarebbe il prezzo da pagare in termini di vite umane? Solo l’unità di tutti gli iracheni può portare alla liberazione di Mosul, ha dichiarato il primo ministro Haider-al- Habadi.

 

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