Militari USA: I Russi in Siria stanno vincendo

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Vladimir PutinNumerosi alti ufficiali ed analisti militari americani intervistati dalla Reuters riconoscono che la strategia russa in Siria sta pagando. Secondo fonti del Pentagono che hanno chiesto di restare anonime Putin è riuscito a consolidare la posizione di Assad pagando costi relativamente bassi. Intanto le truppe irachene riconquistano Ramadi. Hanno trovato la strada spianata dai bombardamenti americani e sono state coperte da uno stormo di droni  hi-tech  in grado di individuare ed eliminare qualsiasi cecchino in agguato.  E’ la nuova strategia per i conflitti in ambiente urbano? Quante sono le vittime civili? Domande per ora senza risposta. Quel che appare ormai plausibile è che, nonostante gli scontri verbali, Americani e Russi stiano in effetti collaborando ad una sorta di divisione dei compiti per stabilizzare il Medio Oriente, Putin in Siria ed Obama in Iraq al fine di eliminare la minaccia rappresentata dall’Isis.

Siria. Vi ricordate il corpo di Ailan? Depositato dalle onde su di una spiaggia in Turchia, è diventato simbolo della tragedia dei profughi siriani. Il New York Times ha ricostruito le peripezie della sua famiglia. Mentre il bambino annegava in Turchia, suo cugino attraversava l’Ungheria da solo, su di un autobus. Una zia si trovava bloccata ad Istanbul, allattando il suo bambino. Un’altra zia, poche settimane dopo lo shock causato in tutto il mondo dalla foto di Ailan, caricava su un piccolo gommone i suoi 4 figli per rifare lo stesso percorso costato la vita al nipote. Tutti i membri di una famiglia di etnia curda ma emigrata da tempo a Damasco per cercare lavoro, come tante altre, che hanno scelto di fuggire rischiando la vita. In fuga dalla guerra, dalle privazioni, in fuga dalla persecuzione delle milizie organizzate, senza difesa perché senza legami con organizzazioni curde: come tanti altri loro si sentivano semplicemente siriani.

Iraq. Le forze irachene hanno ripreso Ramadi. Si tratta della più importante vittoria del governo di Baghdad dalla presa di Tikrit.  La svolta dopo aver liberato il complesso degli edifici governativi al centro di Ramadi, nucleo della resistenza dei militanti dell’Isis in città. Il portavoce militare Sabah-al-Umani ha dichiarato all’agenzia Reuters: “il complesso è sotto il nostro totale controllo, non ci sono più combattenti dell’Isis all’interno, questo significa che abbiamo vinto. ora dobbiamo solo eliminare le ultime sacche di resistenza”. Secondo il politico sunnita, Jaber Jaberi, citato dal Financial Times, la liberazione del complesso governativo ha avuto un valore psicologico enorme.  Secondo le fonti ufficiali i militanti dell’Isis che difendevano Ramadi erano circa 400. Non ci sono informazioni precise sui caduti e sui feriti. Il grande punto interrogativo è quale sia stata la sorte dei civili in un contesto urbano così densamente popolato. L’avanzata delle truppe irachene è stata preceduta da bombardamenti dall’aria, al fine di eliminare le trappole esplosive ed accompagnata da droni in grado di individuare dall’alto la traccia termica degli avversari. Potrebbe essere questo lo schema che verrà utilizzato dalla coalizione per l’assalto finale a Mosul, la seconda città del paese, ancora nelle mani dell’Isis. La televisione di stato ha mandato in onda immagini di truppe, veicoli Humvee e carri armati che avanzavano lungo le strade di Ramadi tra edifici crollati e cumuli di macerie. Interi quartieri appaiono rasi al suolo.

Russia. “A tre mesi dall’inizio dell’intervento militare in Siria, il presidente russo Vladimir Putin ha raggiunto l’obiettivo di consolidare il governo di Assad, con una campagna militare dal costo relativamente basso che i Russi sono in grado di sostenere all’infinito semplicemente con il normale budget della difesa“. L’analisi è concorde e arriva dal Pentagono. L’agenzia Reuters ha intervistato 5 alti ufficiali e analisti della difesa che hanno chiesto di rimanere anonimi. Un giudizio che smentisce le previsioni del presidente Barack Obama secondo cui i Russi in Siria sarebbero rimasti invischiati in un pantano da cui non avrebbero saputo come uscire. Invece, sostengono i militari a stelle e strisce, i Russi hanno subito perdite minime e sostengono senza problemi i costi dell’operazione, stimati tra 1 e 2 miliardi l’anno, facilmente gestibili con un budget della difesa attorno ai 54 miliardi l’anno. In Siria ci sono circa 5000 soldati, inclusi i piloti, il personale di terra, di intelligence e di protezione della base aerea e navale. Anche il calo del prezzo del petrolio, aggiungono, rende le operazioni militari meno costose per i Russi. I Russi, per altro, utilizzano vecchie bombe a gravità che risalgono alla guerra fredda e giacevano inutilizzate nei magazzini. Una scelta ottima per contenere i costi, molto meno per le popolazioni civili, sottoposte a bombardamenti indiscriminati a tappeto, anche di ordigni ormai vietati dalle convenzioni internazionali, come denuncia Amnesty Internationl.

Siria. Decine di combattenti ribelli vengono evacuati dal villaggio di Zabadani, vicino alla frontiera con il Libano grazie ad un accordo propiziato dalle Nazioni Unite. Un convoglio di Bus e ambulanze ha raggiunto il villaggio per portare a Beirut i combattenti e le loro famiglie. Da Beirut i militanti suniiti avranno un salvacondotto per raggiungere, via aerea, la Turchia. L’evacuazione è parte di una tregua concordata a settembre che riguarda Zabadani e due città nel nord rimaste a lungo sotto assedio. Le forze ribelli erano a loro volta bloccate dai soldati leali a Damasco. In virtù dell’accordo i miliziani avranno salva la vita ma i villaggi torneranno sotto il controllo del governo.

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