Il rilancio incendiario di Riad

Con l’esecuzione di 47 condanne a morte l’Arabia saudita avverte l’Iran: anche dopo la sconfitta
del Califfato l’influenza sciita in Medio Oriente incontrerà in Riad una resistenza determinata
a tutto. Un messaggio carico di conseguenze anche per l’alleato di sempre, gli Stati Uniti.

Arabia Saudita. Per il ministero dell’Interno saudita i 47 erano uomini condannati per avere progettato e condotto attacchi terroristici, contro civili e forze della sicurezza, coinvolti in una serie di attentati sferrati dal al-Qaeda diversi anni fa. Il Gran mufti saudita, lo sceicco Abdul-Aziz Alal-Sheikh, ha definito l’esecuzione una “grazia ai prigionieri”: la morte eviterà loro di commettere altro male e di causare caos nel Paese. Le esecuzioni sono conformi alla Sharia, la legge islamica, tutelano la sicurezza nel Regno.
Nimr al-Nimr, sceicco sciita, è stato condannato per sedizione in quanto leader del movimento di protesta partito nel 2011 sull’onda delle primavere arabe.
Il calo del prezzo del petrolio ha inciso profondamente sulle casse dell’Arabia Saudita. Il
paese guida del cartello dell’Opec a fine 2015 ha annunciato un deficit di bilancio record per 98 miliardi di dollari. L’immissione del greggio iraniano sui mercati internazionali ulteriore fattore di attrito con Teheran.

Usa. 
Gli Stati Uniti sono “particolarmente preoccupati” per l’esecuzione in Arabia Saudita dell’imam sciita Nimr al-Nimr e avvertono sul rischio di un’escalation della tensione nella
regione. In una nota diffusa ieri a tarda sera, il dipartimento di Stato americano ha
sottolineato come l’esecuzione dell’imam rischi di “esacerbare le tensioni settarie in un
momento in cui è urgente allentarle”. “Gli Stati Uniti – ha detto il portavoce del dipartimento
di Stato, John Kirby – esortano il governo dell’Arabia Saudita a permettere che
la protesta si esprima pacificamente”. Ma Washington sa che da tempo Riad è sempre meno permeabile a sollecitazioni americane, sul versante interno (diritti umani calpestati, minoranze represse) come su quello esterno (Yemen, Iraq, Siria).

Russia. La produzione petrolifera della Russia ha raggiunto nel 2015 il suo massimo livello dalla caduta dell’Unione sovietica, raggiungendo una media di 10,73 milioni di barili al
giorno (dati del ministero russo dell’Energia) Più di un terzo della produzione è gestito dalla
compagnia di Stato Rosneft. Paese esportatore di materie prime, la Russia ha sofferto
economicamente del calo dl prezzo del petrolio, che si è ridotto di un terzo nel corso del 2015. La crescita nella produzione petrolifera russa, che secondo gli esperti dovrebbe proseguire nel 2016, avrà come effetto un’ulteriore riduzione dei prezzi del greggio.
Per Mosca le condanne a morte a Riad sono una provocazione contro la comunità sciita e l’alleato Iran. L’Arabia Saudita, d’altra parte, rinnova le accuse a Mosca per l’uccisione di un importante leader ribelle siriano, caduto nei raid russi in siria. Zahran Alloush, 44, che ha guidato il gruppo ribelle sunnita Jaysh al-Islam, è stato ucciso quando gli aerei militari russi hanno colpito vicino a Damasco la scorsa settimana.

Iran. L’Arabia Saudita affronterà la “vendetta divina” per l’esecuzione dell’imam sciita Nimr al-Nimr, ha annunciato il leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei.
“L’ingiusto spargimento di sangue di questo martire avrà delle repentine conseguenze”, ha
aggiunto Khamenei parlando agli esponenti religiosi sciiti di Teheran.
L’ayatollah ha sottolineato che il capo religioso della minoranza sciita in Arabia Saudita “non ha mai incoraggiato le persone all’azione armata, non ha neanche cospirato segretamente ma l’unica cosa che ha fatto è stata una dura critica pubblica che deriva dal suo zelo religioso”.

Yemen. La tregua nello Yemen fra ribelli sciiti e la coalizione militare a guida saudita è formalmente terminata, scrive l’agenzia statale di stampa saudita. La tregua era tecnicamente in vigore dallo scorso 15 Dicembre per accompagnare le trattative di pace in Svizzera. In realtà, entrambe le parti l’hanno ignorata. Secondo le Nazioni Unite, la guerra nello Yemen ha ucciso almeno 5.884 persone dallo scorso marzo.

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