Tensioni Arabia Saudita-Iran, perché giocano a favore dei jihadisti

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iranCoincidendo con il periodo dei saldi, l’Arabia Saudita ha abbassato il prezzo del petrolio per suoi clienti europei, un gesto che sembra diretto contro il suo rivale storico, anche sui mercati petroliferi, l’Iran. La tensione tra queste due potenze regionali allontana la possibilità di trovare una soluzione ai conflitti dell’area. La Siria rappresenta il campo di battaglia per eccellenza in cui si manifesta la rivalità tra gli Ayatollah e i sauditi. L’Iran sostiene Assad e l’Arabia Saudita partecipa alla coalizione internazionale, guidata dal suo alleato storico, gli Stati Uniti. Per la prima volta in quattro anni, i due paesi nemici si erano incontrati due mesi fa intorno allo stesso tavolo per i colloqui di pace a Vienna. L’obiettivo era trovare una soluzione politica alla crisi, l’unico modo per combattere efficacemente i jihadisti dell’Isis. Con gli sviluppi degli ultimi giorni è diventato difficile immaginare posizioni flessibili tra le due potenze regionali, in particolare sulla questione del futuro di Bachar al-Assad. Questa situazione gioca a favore dei jihadisti

Siria. Uccisa Ruqia Hassan dai jihadisti dell’Isis. Considerata l’unica reporter indipendente donna a Raqqa, Ruqia ha descritto con le sue cronache pungenti la vita nella roccaforte jihadista in Siria. La morte della ragazza risalirebbe a tre mesi fa, ma solo nei giorni scorsi sembra che l’Isis abbia comunicato ai genitori di averla “giustiziata” in quanto “spia”.

Iraq. Incontrando il suo omologo iraniano a Teheran, il ministro degli Esteri iracheno Ibrahim Jaafari si è offerto di mediare tra Teheran e Riad per superare la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.

Egitto. Il ministero per le Strutture religiose dell’Egitto ha lanciato un avvertimento a predicatori e imam di non consentire l’apertura delle moschee per manifestazioni di protesta in vista delle celebrazioni del quinto anniversario delle rivolte del 25 gennaio 2011, nello scenario della “primavera araba”.

Tunisia. Il premier tunisino Habib Essid ha reso noto i nomi del rimpasto della propria squadra di governo. Lo specifica un comunicato della presidenza, che non spiega le ragioni di questi cambiamenti. I 13 rimpiazzi riguardano dicasteri chiave come quelli della Giustizia, dell’Interno, degli Esteri, della Cultura e degli Affari religiosi. Inoltre scompare la figura del segretario di Stato.

Turchia. Le esecuzioni capitali in Arabia Saudita sono un «affare interno» e non sono volte a creare tensioni fra sunniti e sciiti. Lo ha dichiarato il presidente della Repubblica turco, Recep Tayyip Erdogan, commentando la situazione nella zona.

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