L’Isis taglia i salari dei combattenti

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boia isisLa crisi tocca tutti, persino l’Isis. Il gruppo jihadista ha deciso di dimezzare gli stipendi dei suoi membri in Siria e Iraq. La riduzione dei proventi petroliferi causati dal danneggiamento dei pozzi nell’est della Siria e la distruzione di una filiale della Banca centrale sono la causa di questo provvedimento. Gli stipendi dei combattenti scenderanno dunque da 400 dollari a 200. I combattenti stranieri, pagati il doppio rispetto ai loro compagni siriani, vedranno il loro stipendio ridotto a 400 dollari. Momenti difficili per l’autoproclamato Stato Islamico che ha confermato l’uccisione del suo boia più famoso: Jihadi John. Il boia, che in realtà si chiamava Mohamed Emwazi ed era uno degli uomini più ricercati al mondo, è stato ucciso in un raid aereo

Siria. Gli aerei militari russi negli scorsi quattro giorni hanno colpito quasi 600 obiettivi infrastrutturali dei terroristi. Lo ha comunicato martedì ai giornalisti il rappresentante del ministero della Difesa russo, il general maggiore Igor’ Konashenkov. Secondo il generale, i raid hanno distrutto alcuni punti d’appoggio dell’Isis nella provincia di Latakia.
Turchia. Ankara potrebbe giocare un ruolo cruciale per la soluzione dell’attuale crisi dei migranti in Europa. Lo ha affermato il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, in una conferenza all’Associazione stampa estera in Germania.
A novembre l’Unione europea e la Turchia avevano approvato un piano congiunto per contrastare l’eccessivo flusso di migranti nel blocco, nell’ambito del quale gli stati membri dell’Ue avrebbero dato circa tre miliardi di euro ad Ankara e accelerato il percorso di adesione della nazione all’Unione.

Egitto. Il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi e l’omologo cinese Xi Jinping terranno domani una conferenza stampa congiunta nell’ambito della prima visita di un capo dello Stato di Pechino nel paese nordafricano da oltre 12 anni. La Cina dovrebbe concedere un prestito del valore di 1,5 miliardi di dollari alla Banca centrale d’Egitto durante la visita del presidente cinese. Il prestito sarà utilizzato per sostenere il bilancio generale del paese e accrescere le riserve in valuta estera pari a 16,4 miliardi di dollari.

Arabia Saudita. Riyadh ha accusato l’Iran di seminare “discordia, malcontento e caos” nella regione da quarant’anni, dalla “Rivoluzione iraniana nel 1979”. Lo ha riferito l’agenzia di stampa saudita citando una fonte del ministero degli Esteri, rimasta anonima. La mediazione internazionale sta tentando di intervenire per stemperare la crisi diplomatica scoppiata fra Riyadh e Teheran in seguito all’esecuzione dell’imam sciita saudita Nimr Baqer al-Nimr.

Iran. Con la fine delle sanzioni economiche e l’entrata in vigore dell’accordo sul nucleare, il governo dell’Iran recupererà 32 miliardi di dollari di beni. Questa è la cifra annunciata da Valiollah Seif, presidente della banca centrale iraniana. Il numero uno dell’istituto bancario centrale di Teheran ha dichiarato che di questi 32 miliardi, 28 rimarranno nelle casse della banca e 4 andranno al Tesoro.

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