Siria, Usa e Russia cercano una via d’uscita al conflitto

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US, Russian FMs meet on Syria, Ukraine in ZurichTutto più chiaro. I grandi hanno deciso di prendere la situazione in mano. Sulla Siria non sono i siriani a scegliere le date e i modi per sedersi alla tavola di pace, prevista per il 25 di questo mese, ma le potenze internazionali. Le tensioni tra l’Iran e l’Arabia Saudita obbligano americani e russi a mettersi d’accordo per trovare una via d’uscita a un conflitto che sta durando troppo. Solo che non è facile arrivare a un accordo nemmeno per loro, soprattutto per loro. Al termine di tre ore di colloquio a Zurigo, John Kerry e Sergei Lavrov non sono riusciti a mettersi d’accordo sui gruppi che dovranno partecipare ai negoziati. Il Ministro degli Esteri russo ha confermato, al termine dell’incontro, che Mosca e Washington sono d’accordo nel voler preservare l’integrità territoriale della Siria. Frasi diplomatiche che traducono l’incapacità della comunità internazionale di trovare una soluzione al conflitto. Nel frattempo, il consiglio dell’opposizione siriano ha fatto sapere che non parteciperà alla conferenza di pace prevista a Ginevra, affermando di voler essere l’unico interlocutore contro il regime di Bashar al Assad. Tocca capire cosa vuole allora l’Arabia Saudita, il vero paladino del consiglio, in questa partita di scacchi mediorientale. Chi aveva detto che il conflitto siriano è un problema tra siriani?

Siria. L’Isis ha rilasciato 270 delle 400 persone catturate nei giorni scorsi durante un’offensiva a Deir Ezzor, nell’Est della Siria. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), secondo il quale gli ostaggi rimessi in libertà sono bambini, donne e uomini di oltre 55 anni. Secondo testimoni citati dall’Ondus, l’Isis sta facendo accertamenti sugli uomini trattenuti, e chiunque verrà sospettato di avere lavorato per le forze governative sarà processato da una Corte islamica.

Iraq. L’Isis ha raso al suolo il più antico monastero cristiano in Iraq. Si tratta del monastero di Sant’Elia, a Mosul, chiamato anche Dair Mar Elia, costruito 1.400 anni fa. Il monastero, fondato nel 590 dopo Cristo, era situato su una collina che sovrasta Mosul. Da Amnesty International arriva anche la denuncia secondo la quale le forze curde irachene stanno distruggendo deliberatamente villaggi arabi sotto il loro controllo nell’Iraq settentrionale, in una “campagna deliberata” per sradicare le comunità arabe vendicando il loro presunto appoggio allo Stato islamico.

Turchia. Ceyda Karan e Hikmet Çetinkaya, entrambi editorialisti del quotidiano turco Cumhuriyet, torneranno in tribunale a Istanbul oggi per difendersi dall’accusa di aver “diffamato pubblicamente i valori religiosi di un segmento della società” e di “incitamento all’odio e all’inimicizia”. L’accusa, per la quale rischiano fino a quattro anni e mezzo di carcere, era stata formulata dopo che, all’inizio dello scorso anno, il quotidiano aveva pubblicato le vignette del magazine satirico Charlie Hebdo.

Arabia Saudita. Firmati 14 accordi e un memorandum d’intesa con la Cina. La maggior parte degli accordi sono sul piano della cooperazione economica, uno di essi riguarda il meccanismo di collaborazione nella lotta contro il terrorismo, un altro è relativo alla costruzione di un reattore nucleare. Il presidente cinese Xi Jinping si trova in Arabia Saudita in occasione di un viaggio nella regione per rafforzare la presenza economica del gigante asiatico in Medio Oriente.

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