Gli Stati Uniti sono pronti a una soluzione militare in Siria

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Ahmet Davutoglu, Joe Biden
Continua la partita di scacchi in Medio Oriente. Mentre tutti parlano della tavola di pace sulla Siria e la possibilità che abbia luogo entro la fine del mese, arrivano le parole del vice presidente americano Joe Biden il quale conferma che “Gli Stati Uniti sono pronti a una soluzione militare in Siria”. Parole che hanno provocato una forte reazione russa.

Biden, da Istanbul, ha anche messo allo stesso livello i curdi del PKK e i jihadisti dell’Isis: “Non vediamo la differenza tra Daesh (Isis), il fronte Nusra, il Pkk e il Pyd, noi non la vediamo”, ha sottolineato Biden mettendo in pericolo così tutto il processo di pace. La Casa Bianca, per non chiudere le porte all’interlocutore russo, si è sbrigata a spiegare che non c‘è alcun cambiamento nel dossier Siria.

Da aspettarsi anche una reazione russa alla notizia data da France Presse che svela come forze speciali ed esperti Usa stanno creando una base aerea nel nordest della Siria, nell’ambito della lotta contro i jihadisti dell’Isis. Sono già in corso alcune operazioni per ampliare un aeroporto a Rmeilan, nella provincia di Hasakah, che prima della guerra era usato da velivoli agricoli. Una mossa che complicherà ancora di più una situazione già complessa in sé, per i tanti interessi in gioco, divergenti tra di loro. La Russia e gli Stati Uniti che stanno mediando, teoricamente, per organizzare la tavola di pace, non fanno altro che difendere i propri interessi, partecipando direttamente alla partita.

Siria: 47 persone uccise in un raid aereo contro Khasham, un centro a est della Siria, non lontano da Deir al Zor. Il bombardamento è stato attribuito ad aerei russi. Nelle ultime 48 ore i russi hanno lanciato alcuni raid su città vicine a Deir al Zor, zona controllata dai jihadisti dell’Isis.

Turchia: Due persone sono rimaste ferite, sabato 23 gennaio, da un razzo sparato dalla Siria e caduto in un quartiere della città turca di Kilis, a pochi chilometri dal confine tra i due Paesi in cui l’Isis controlla una striscia di un centinaio di chilometri.

Yemen: Le forze yemenite filo governative del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi avanzano nella provincia di Taiz conquistando nuove aree prima sotto il controllo dei ribelli sciiti. Negli scontri sono stati uccisi dieci miliziani Houthi. Taiz è considerata strategica per far partire l’offensiva verso la capitale Sana’a.

Tunisia: È tornata la calma in Tunisia, dopo l’esplosione delle proteste sociali che hanno attraversato nei giorni scorsi tutto il Paese. L’introduzione della misura del coprifuoco notturno ha permesso alla polizia di ristabilire l’ordine pubblico su tutto il territorio nazionale. Nella notte tra venerdì e sabato sono stati 123 gli arresti di vandali o saccheggiatori; 18 i feriti tra gli agenti, 23 auto danneggiate.

Arabia Saudita: Il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha incontrato i Paesi del Golfo in Arabia Saudita per colloqui volti a spingere in avanti il processo di pace siriano e calmare i timori per l’accordo internazionale sul programma nucleare iraniano. Kerry si è fermato a Riyadh, dove ha incontrato i rappresentanti delle sei nazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo: Arabia Saudita, Bahrain, Kuwait, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti.

 

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