L’Iran di Rohani si rilancia in Europa. Italia in “pole position”

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ROHANI DA MATTARELLA E RENZI, POI DA PAPA FRANCESCOPrima tappa europea a Roma per il presidente iraniano Hasan Rohani. In valigia anche l’agenda anti-Isis. L’Iran torna ad avere mano libera per aspirare al ruolo di superpotenza regionale mentre, con la fine delle sanzioni, tutti i paesi europei sono ai blocchi di partenza per fare affari con Teheran. Dal canto suo l’Unione europea lavora ad un patto tra i servizi segreti per fermare l’Isis. Nel vertice ad Amsterdam dei ministri dell’interno europei proposto un “Coordinamento fra servizi segreti”. Contro l’Isis si muovono anche Russia e Stati uniti. In una telefonata tra il ministro degli esteri Lavrov e il segretario di stato Kerry discusse le basi di un accordo sulla Siria. Intanto l’Isis progetta di contaminare le risorse idriche con la “tularemia”, una tossina ricavata dai roditori e si scopre che lo Stato islamico ricava 150 milioni di dollari l’anno dal contrabbando di petrolio verso la Turchia

Italia. Con un occhio alla guerra all’Isis e l’altro alle commesse economiche, il presidente Iraniano Rohani inizia la visita in Europa, rinviata nel novembre scorso per lo sconquasso provocato dagli attentati di Parigi. Questa volta, dopo l’accordo sul nucleare e la fine delle sanzioni, la visita in Europa potrebbe essere la svolta decisiva per il futuro politico della Repubblica islamica, sia dal punto di vista geopolitico che da quello economico. Con l’Iran ora si fanno affari non la guerra, e anche per l’Italia è una buona notizia.

Olanda. Dopo le falle dei servizi di sicurezza e la mancanza di coordinamento tra le polizie europee, che non sono riusciti ad evitare gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 in cui sono morte 132 persone, i Paesi Bassi, presidenti di turno dell’Unione europea, hanno convocato un vertice ad Amsterdam dei ministri degli interni per proporre: “maggiore scambio di informazioni”, “controlli incrociati tra le polizie” e un “coordinamento tra i servizi segreti”.

Siria. Mosca e Washington hanno confermato il loro sostegno a lavorare insieme per il buon esito del processo di pace siriano. Sabato scorso il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il segretario di Stato John Kerry hanno avuto una conversazione telefonica confermando il loro sostegno agli sforzi dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria Staffan de Mistura per organizzare negoziati tra i rappresentanti del governo siriano e le forze di opposizione” a Ginevra e per “raggiungere una soluzione politica”. Lavrov e Kerry hanno dedicato particolare attenzione alla necessità di formare una “delegazione di opposizione veramente rappresentativa”, rispettando il diritto del popolo siriano a determinare il destino del proprio paese. Uno dei punti controversi tra Russia e Usa riguarda proprio la composizione della delegazione dell’opposizione anti-Assad nei colloqui sulla Siria. Secondo alcune fonti diplomatiche, tuttavia, Mosca e Washington sarebbero disposte a delle concessioni reciproche in vista dei prossimi negoziati e i rischi di una rottura sarebbe minimo. Staffan de Mistura dovrebbe inviare, infatti, due delegazioni distinte dell’opposizione siriana e da un lato Mosca sarebbe disposta ad accettare la partecipazione ai negoziati del gruppo radicale “Esercito dell’Islam”, sostenuti dall’Arabia Saudita, mentre Washington sarebbe disposta ad aprire sul del “Fronte Popolare per il Cambiamento e la Liberazione della Siria” e il partito curdo “Unione Democratica”.

Turchia. Un rapporto dei servizi segreti turchi lancia un nuovo allarme sull’uso di armi chimiche da parte dell’Isis. Secondo questo rapporto Daesh intende attaccare la Turchia contaminando le sue risorse idriche. La sostanza con cui cercherebbe di farlo e la “tularemia”, un veleno ricavato dai roditori che provoca febbre, nausea, vomito e diarrea.

Italia. Nel ministero del Tesoro a Roma una “war room” italiana coordina la caccia ai fondi dello Stato islamico. Per l’Isis il petrolio e’ la fonte di approvvigionamento più importante. I pozzi di petrolio situati nelle zone controllate dallo Stato islamico garantiscono fino a 150 milioni di dollari di ricavi all’anno. Le razzie e le confische in Siria e Iraq hanno finora fruttato almeno 600 milioni di dollari. Nel bilancio dell’Isis arrivano anche proventi di riscatti dei rapimenti, donazioni e fondi raccolti presso organizzazioni islamiche radicali.

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