MSF: in Siria serve un accordo per la protezione dei civili

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A Syrian boy walks with his bicycle past destroyed buildings in the rebel-held town of Douma, on the eastern edges of the capital Damascus, on January 24, 2016. / AFP / AMER ALMOHIBANY (Photo credit should read AMER ALMOHIBANY/AFP/Getty Images)

Un ragazzo siriano cammina con la sua bicicletta tra gli edifici distrutti di Douma, la città alla periferia est di Damasco. 24 gennaio 2016. AMER ALMOHIBANY/AFP/Getty Images)

Alla vigilia dell’apertura dei colloqui di pace tra le fazioni in guerra in Siria, che dovrebbero aprirsi domani a Ginevra, MSF lancia un appello: occorre trasformare i negoziati intersiriani  in un trampolino per la pace e la protezione dei civili. Sul piano dei rapporti di forza, infatti, il tempo gioca a favore di Bashar Assad, la partecipazione di Damasco ai colloqui non è che una facciata in attesa che la paura dell’Isis e dell’afflusso di rifugiati finiscano di consumare quel che resta della determinazione politica dei governi che chiedono la sua uscita di scena. Questo rende molto difficile coinvolgere le opposizioni in un dialogo vero. 

Siria. Secondo quanto scrive l’agenzia ANSA nelle ultime ore militanti di Jabhat al Nusra, la milizia legata ad al Qaida, sono entrati in massa ad Aleppo, in ritirata dal fronte orientale contro l’Isis. Al Nusra dice di volersi unire agli insorti in città per difenderla dall’avanzata governativa.

Ginevra. L’opposizione siriana ha fatto sapere che non è certo che si presenterà al tavolo dei negoziati a Ginevra venerdì se le Nazioni unite non risponderanno alle richieste di ottenere lo stop dei raid aerei. In una lettera indirizzata al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, l’Alto comitato dei negoziati dell’opposizione (Hnc, High Negotiations Committee in inglese), pur sostenendo la strada dei colloqui e della risoluzione politica, dice che prima di ogni negoziato è necessario che gli attacchi sulle aree civili si fermino.

Iran. La prossima riunione formato Vienna sulla Siria puo’ avvenire l’11 febbraio. Lo ha detto il viceministro Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, in una conferenza stampa a Mosca. “L’incontro avra’ luogo probabilmente l’11 febbraio, anche se non abbiamo ancora ricevuto un invito”, ha detto Abdollahian secondo il quale l’Iran e’ “ottimista circa gli imminenti colloqui di riconciliazione intra-siriana”, che possono rappresentare un passo in avanti per la soluzione pacifica del conflitto. Abdollahian ha ricordato, tuttavia, che non sono stati raggiunti accordi per quanto riguarda gli elenchi dei gruppi terroristici “non c’e’ consenso tra i paesi”.

Siria. Malala Yousufzai ha lanciato un vibrante appello affinché venga fatto di più per garantire l’istruzione di milioni di bambini siriani sfollati all’interno del Paese o profughi all’estero. Il rischio, ha detto il Premio Nobel per la Pace, è quello di “un’intera generazione bruciata”, scrive la Bbc che ha avuto accesso al rapporto della Fondazione
Yousufzai. Secondo il rapporto, circa la metà dei 4 milioni di bambini
siriani sfollati non riceve alcun tipo di istruzione né frequenta
alcuna scuola, secondo il Malala Fund.

ONU. Secondo quanto scrive il Guardian due alti funzinari delle nazioni unite hanno espresso frustrazione per l’impossibilità di portare aiuto in Siria alle comunità assediate dalla guerra. Il numero delle aree sotto assedio è salito nelle ultime settimane da 15 a 18 e quasi mezzo milione di persone sono, a questo punto, a rischio morte per fame. Mr. O’Brien, il coordinatore Onu degli aiuti di emergenza in Siria,ha dichiaarto che circa 4,6 milioni di persone vivono nelle aree assediate e che i combattenti stanno impedendo l’attivazione di corridoi umanitari.

Turchia. Rischiano svariati ergastoli i due giornalisti turchi sotto processo con l’accusa di aver rivelato segreti di stato in un reportage in cui si sostiene che il governo di Erdogan ha tentato di rifornire di armi l’Isis in Siria. La procura di Istanbul ha chiesto per i due giornalisti, il capo redattore del giornale Cumhuriyet’s, Can Dündar, e il capo dell’ufficio di ankara Erdem Gül, una pena di ergastolo aggravato più un ergastolo semplice più 30 anni di galera ciascuno. La severità delle pene richieste getta una luce sinistra sulla libertà di stampa in Turchia. Il commissario europeo all’allargamento, Johannes Hahn, si è detto scioccato e preoccupato per il rispetto dei diritti umani nel paese. Non è infrequente che in Turchia l’accusa richieda un tale cumulo di pene ma finora è stato sempre fatto a seguito di delitti di eccezionale vio,lenza come l’omicidio.

 

 

 

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