A Roma la coalizione anti-Isis

Guerra all'Isis in Sira ed Iraq, la situazione sul terreno secondo The institute for the study of war

La situazione sul terreno secondo “The institute for the study of war”  fai click per ingrandire

Stiamo vincendo? L’Isis arretra in Iraq ma la sua capacità offensiva in Siria resta alta e incombe la presenza degli uomini di Al Baghdadi in una Libia che sta alla finestra per vedere se il governo ispirato dalle nazioni unite riuscirà ad insediarsi. La guerra in Siria non si risolverà rapidamente, questo è chiaro, devono tenerne conto i paesi confinanti, che ospitano già milioni i profughi, e l’Europa che potrebbe trovarsi a fronteggiare una nuova ondata di profughi in primavera

Italia. 23 ministri degli esteri sono riuniti a Roma per fare il punto sullo stato della guerra contro l’Isis. L’incontro è presieduto dal segretario di Stato americano John Kerry. E’ l’occasione per fare un bilancio sui risultati ottenuti nel 2015 e sulla situazione sul terreno. Sul piano diplomatico verrà riconfermato il pieno appoggio al governo di Haider al Abadi in Iraq e ai negoziati sulla Siria in corso a Ginevra. Il ministro degli esteri italiano Gentiloni in una intervista a “la Stampa” riconferma l’impegno dell’Italia e il rischio espansione dell’Isis in Libia. “abbiamo sottratto all’Isis il 40% del territorio a sua disposizione, quasi interrotte le linee di comunicazione tra Raqqa (capitale dell’isis in Siria) e Mosul (in Iraq) nei prossimi mesi avrà luogo l’offensiva per liberare Mosul”. La chiave del successo non può però essere soltanto militare, spiega Gentiloni, occorre che il governo iracheno governi in “modo inclusivo” le città liberate, senza dare luogo a vendette settarie.

Washington. The Institute for the study of war, pubblica una mappa aggiornata alla fine di Gennaio delle posizioni dell’Isis sul terreno in Siria e in Iraq. Lo stato islamico appare sotto pressione in entrambi gli scenari ma il cuore del suo “impero” appare ancora intatto. La risposta dell’Isis alla presa di Ramadi è stata quella di consolidare le proprie posizioni lungo la valle del fiume Eufrate e di espandere gli attacchi in Siria e nell’Iraq orientale. Secondo il centro studi l’Isis continuerà per il prossimo futuro a trarre dai territori conquistati risorse per continuare a minacciare l’occidente. Allo stesso tempo l’Isis si sta rivelando capace di lanciare attacchi in zone lontane dai territori controllati in Iraq e Siria. In Iraq per distrarre forze ed in Siria per preparare un coinvolgimento più ampio nella guerra civile.

Libia. Reportage di Le Monde nel deserto libico, dove, secondo il giornale parigino, siamo ormai alla vigilia di un attacco  contro le postazioni dell’Isis a Sirte. Le milizie della città di Misurata, formalmente alleate del governo filo islamista di Tripoli, avrebbero in realtà negoziato con l’occidente appoggio aereo e forniture militari per assaltare gli uomini di al Baghdadi.  “Le possenti katiba (brigate) di Misurata vogliono la rivincita” Scrive Le Monde. “a fine Maggio 2015 la famosa brigata 166 aveva dovuto battere in ritirata davanti all’Isis”. ” Non avevamo ricevuto i rinforzi promessi da Tripoli“,  dice a le monde il comandante Mohammed El-Bayoudi. “esiste un piano integrato di attacchi aerei e terrestri” dice il presidente del consiglio militare di Misurata, Admet Ibrahim Bitelmal. Secondo lui i combattenti Isis a Sirte sarebbero 3000 di cui il 70% stranieri

Regno Unito. David Milliband, ex ministro degli esteri Britannico, ed oggi presidente dell’International Rescue Committee, intervenendo a Londra ad una conferenza sulla Siria ha chiesto ai paesi confinanti che ospitano rifugiati siriani di emettere 1 milione di permessi di lavoro per i rifugiati. “Non fate finta” ha detto “che questa sia una crisi che può essere risolta rapidamente” ci vorranno molti anni. Le sue parole sono particolarmente significative sullo sfondo dello scandalo suscitato dall’impiego di bambini profughi siriani sfruttati nelle fabbriche tessili in Turchia e libano, scandalo che ha coinvolto anche il marchio globale HM.

Profughe siriane in Libano che vivono in una baraccopoli ai bordi di una strada in Libano. attendono il pulmino del caporale per andare a raccogliere i pomodori in campagna

Profughe siriane in Libano che vivono in una baraccopoli ai bordi di una strada. attendono il pulmino del caporale per andare a raccogliere i pomodori in campagna

Oxfam. I paesi ricchi che si incontreranno a Londra questa settimana devono assumere impegni concreti per alleviare la condizione di milioni di siriani intrappolati in un conflitto senza fine. Dichiara in un comunicato l’organizzazione umanitaria Oxfam in vista della conferenza sulla crisi siriana, Supporting Syria and the Region che si terrà il 4 febbraio nella capitale britannica. Oxfam sottolinea che i finanziamenti per gli aiuti umanitari offerti fino ad oggi sono stati così bassi da apparire solo simbolici. I siriani, che ancora vengono brutalmente uccisi, sono sfollati o in cerca di rifugio in paesi terzi, hanno bisogno di aiuti concreti e non certo di parole e promesse vane. Dai dati di Fair Share, il rapporto pubblicato oggi da Oxfam, emerge che solo alcune potenze mondiali siano state in prima linea per rispondere ai bisogni di assistenza umanitaria dei siriani, mentre la maggior parte dei paesi ricchi è ancora lontana da questi obiettivi: nel 2015 soltanto la metà delle risorse necessarie per assistere le persone in Siria e nei paesi vicini è stata finanziata. Paesi come la Germania, i Paesi Bassi e la Svezia continuano a donare generosamente – rispettivamente 679,2, 232,4, 77 e 702,4 milioni di dollari – mentre paesi più ricchi come Qatar, Arabia Saudita e Stati Uniti hanno contribuito solo parzialmente; Australia, Francia e Russia, sempre più coinvolti nel conflitto, non stanno contribuendo finanziariamente quanto dovrebbero. Anche l’Italia è lontana da quanto sarebbe richiesto: si è impegnata nel 2015 a finanziare 100 milioni di dollari, una cifra modesta rispetto a quanto il nostro paese può fare, anche considerando il ruolo che vuole avere nel Medio Oriente.

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