Escalation

Oggetti di porcellana in mostra al mercato di Damasco (Photo credit should read JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Oggetti di porcellana in mostra al mercato di Damasco (JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Una guerra civile sanguinosa e distruttiva si sta trasformando in una ancor più rischiosa guerra internazionale tra potenze rivali. L’avanzata delle forze governative verso Aleppo, con l’appoggio dei bombardieri russi e dei Pasdaran iraniani, ha indotto l’Arabia Saudita ad ipotizzare un intervento di truppe di terra. Se questo avvenisse sarebbe un pericoloso salto di qualità. Le potenze internazionali che dichiarano di intervenire contro l’Isis si farebbero, in realtà, la guerra tra loro, schierandosi pro o contro la permanenza al potere del presidente Assad.  In questo clima è molto improbabile che i colloqui di pace di Ginevra, appena sospesi, possano riprendere prima che sia decisa sul terreno la battaglia per il controllo di Aleppo. La conferenza dei donatori a Londra ha stanziato una somma superiore al previsto, 10 miliardi di dollari, soprattutto per aiutare i paesi che maggiormente sopportano il peso dei profughi: Turchia, Libano e Giordania. In cambio questi paesi si sono impegnati a rilasciare ai rifugiati siriani permessi di lavoro. E’ chiaro anche da questo segnale che nessuno pensa ad una rapida fine del conflitto.

Arabia Saudita. L’Arabia Saudita si è offerta per la prima volta di mandare truppe di terra in Siria, per combattere lo Stato islamico. Lo ha dichiarato il ministro della difesa di Ryad “Il regno è pronto a partecipare in qualsiasi operazione di terra che la coalizione anti-Isis possa decidere di compiere in Siria”. E’ la prima volta che l’Arabia Saudita suggerisce in pubblico una tale possibilità. Lo ha fatto, tra l’altro, senza consultarsi prima con gli alleati. Nessun commento è arrivato dal dipartimento di stato USA. Il portavoce John Kirby si è rifiutato di commentare, scrive la Reuters. Forze speciali saudite potrebbero essere impiegate, probabilmente in coordinamento con la Turchia, hanno dichiarato fonti saudite al giornale britannico Guardian. Il rischio è che la bandiera della lotta all’Isis diventi un pretesto e che la Siria si trasformi in un campo di battaglia per la supremazia regionale. Le grandi potenze che sono già sul terreno in Siria, Russia ed Iran,  combattono per restituire al presidente Assad il controllo del paese, Sauditi e Turchi si schiererebbero sul fronte opposto.

Siria. Le forze regolari siriane, sostenute da pesanti bombardamenti russi, avanzano verso la città da Nord. Se il governo riuscisse a riconquistare Aleppo si tratterebbe di un colpo mortale per i ribelli che sono stati già scacciati dalle principali città. Anche le vie dove passano gli aiuti umanitari per il rifornimento della città sono interrotte. “Ci hanno tagliato fuori da Aleppo” dice al New York Times David Evans il direttore di Mercy Group, una ONG statunitense. Secondo fonti dei ribelli l’esercito regolare si prepara a stringere Aleppo d’assedio. Migliaia di civili sono in fuga. Il primo ministro turco Davutoglu parla di un esodo in corso verso i confini turchi di circa 70mila civili terrorizzati e accusa la Russia di bombardare indiscriminatamente miliziani e civili. La Russia risponde: “la Turchia si prepara ad invadere la Siria”.

Regno unito. Un impegno senza precedenti è stato annunciato alla conferenza dei donatori per la Siria a Londra: 10 miliardi di dollari, molto più di quanto sia stato donato negli anni precedenti. Molto importante è anche l’impegno assunto dai paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati a fornire permessi di lavoro ai profughi.  “La conferenza dei paesi donatori che si è conclusa in queste ore a Londra può rappresentare un punto di svolta. – afferma il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo Sansone – Alcuni paesi ricchi hanno promesso molte più risorse rispetto agli anni precedenti, e anche l’Italia ha annunciato lo stanziamento di 400 milioni di dollari in tre anni. Ci auguriamo che questi fondi vengano erogati rapidamente e che arrivino alle persone più vulnerabili e più colpite dal conflitto in Siria e nei paesi limitrofi”. Ma è soprattutto prioritario fermare le terribili violenze in Siria e le continue violazioni del diritto internazionale umanitario: “i governi che si sono riuniti a Londra non possono ignorare lo stallo dei colloqui di pace a Ginevra, mentre il conflitto continua ininterrotto e i civili rimangono ancora sotto le bombe e sotto assedio” conclude Oxfam..

 

 

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