La Nato nel mar Egeo per gestire i migranti

3 fregate della NATO all'ancora nel porto di Sarayburnu a Istanbul ( OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

3 fregate della NATO all’ancora nel porto di Sarayburnu a Istanbul ( OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

Si fa un gran parlare in Arabia Saudita e nel mondo sunnita di un intervento militare in Siria: forze terrestri che avrebbero il compito di creare una zona sicura in territorio siriano per evitare la disintegrazione completa delle milizie ribelli ad Assad, che appaiono in rotta di fronte al rullo compressore delle milizie sciite appoggiate e sostenute dall’apparato militare russo. I diplomatici occidentali sono scettici di fronte a questa ipotesi che appare poco concreta, soprattutto in assenza di una copertura aerea americana. Ma è la profonda frustrazione saudita a rendere il regno, in questa fase, altamente imprevedibile. L’invio di un contingente in Siria potrebbe essere una mossa disperata per costringere gli Stati Uniti ad un maggiore coinvolgimento. Intanto, per la prima volta, la Nato si appresta a intervenire nel mare Egeo, retrovia calda della guerra in Siria per contribuire a gestire l’emergenza profughi in mare.

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