Tuono del nord

Salman dell'Arabia Saudita (AP Photo/Yoan Valat, Pool, File)

Salman dell’Arabia Saudita (AP Photo/Yoan Valat, Pool, File)

L’internazionalizzazione del conflitto siriano non ha fatto altro che complicare ancora di più la situazione. Anche se il vento sembra soffiare a favore del regime di Assad, non ci sono ancora segni di una pronta fine della guerra. Le potenze regionali, l’Arabia Saudita e la Turchia, non sono disposte ad accettare il nuovo equilibrio designato dalle forze russe che sono riuscite a cambiare il destino del conflitto. Lo dice chiaramente Jamal Khashoggi, famoso editorialista saudita del giornale Al-Hayat: “Riyadh, così come la Turchia, non permetteranno una vittoria russo-iraniana in Siria”, e conclude che “facendo parte di questa alleanza sunnita che la politica confessionale dell’Iran impone, Riyadh e Ankara saranno ancora più vicine. È giunto il momento per gli americani di capire che i sauditi e turchi fanno sul serio: non è un bluff. Come bisogna dirlo per essere capiti?”.

Sembra chiaro. I sauditi continuano a mandare segnali, cercano di spiegare qual è la loro priorità in questo momento: fermare “il pericolo iraniano”. In questo scenario nessun accordo tra siriani può reggere senza un’intesa tra le due potenze regionali.

Intanto diverse migliaia di soldati sauditi con altri provenienti da Egitto, Sudan, Giordania e dagli altri paesi del Golfo, si esercitano nella zona di Hafr al Batn, nel nord est del regno in manovre militari denominate “Tuono del nord”. Lo ha detto Khashoggi: i sauditi fanno sul serio. Messaggio ricevuto.

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