Siria, accordo a Monaco: cessate il fuoco entro sette giorni

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monacoNon c’è bisogno di leggere tra le righe. Adesso i protagonisti del conflitto siriano iniziano a parlare chiaro. Dall’Arabia Saudita arrivano le dichiarazioni del portavoce della coalizione “sunnita” guidata da Riyadh che afferma: “la decisione di inviare truppe in Siria da parte dell’Arabia è irreversibile”.  E Mosca risponde: nel caso in cui siano mandate truppe di terra arabe e occidentali in Siria, l’esplosione di una “guerra mondiale” è un rischio. Parole del premier Dmitri Medvedev. Più tempo passa senza una soluzione seria del conflitto, più ci avviciniamo allo scontro finale tra le potenze regionali e internazionali. L’aiuto russo al regime di Assad è stato prezioso cambiando gli equilibri a favore del Rais ma l’opposizione non è stata sconfitta definitivamente. A Monaco e dopo una lunga notte di trattative è stato raggiunto l’accordo sulla Siria: le ostilità dovranno cessare entro sette giorni. A Mosca devono bastare per chiudere la faccenda definitivamente sul terreno

Siria. Il portavoce ufficiale del ministero della Difesa russo ha reso noto che l’Aeronautica militare russa dal 4 all’11 febbraio ha colpito circa 1900 obiettivi terroristici nel corso di 510 voli. Ria Novosti ha reso noto che, in seguito alle missioni aeree russe, nella provincia siriana di Aleppo sono stati distrutti due grossi campi dei terroristi; mentre nella provincia di Latakia è stato raso al suolo un punto permanente e una posizione d’artiglieria, oltre a dieci camion di munizioni.

Turchia. La pazienza della Turchia riguardo alla crisi siriana “sta per finire”. Ad affermarlo è il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha sollecitato la comunità internazionale a fermare quella che ha definito una “pulizia etnica” perpetrata dal regime di Bashar al Assad e delle milizie alleate sciite filo-iraniane.

Isis. Nuove foto per affermare che l’autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi è ancora vivo e predica nuovamente in Iraq. Più volte al-Baghdadi è stato dato per ferito dai servizi d’intelligence di tutto il mondo. Queste foto vogliono mostrare il contrario anche se è difficile poter verificare se si tratti realmente del leader dell’Isis o meno.

Egitto. A cinque anni esatti dalla caduta di Hosni Mubarak, in pochi intendono celebrare la ricorrenza. Il clima di tensione e la polizia schierata nei punti chiave del Cairo non incoraggiano a manifestarsi. Solo un gruppo di esponenti della società civile e dell’opposizione si è riunito nella sede dell’Unione dei Giornalisti per chiedere trasparenza e un’immediata revisione di leggi considerate ingiuste, promulgate negli ultimi due anni.

Tunisia. Il Paese nord africano ha sviluppato una strategia per proteggere i suoi confini e aiutare i profughi in caso di un’eventuale azione militare dei paesi occidentali contro lo Stato islamico in Libia. A dirlo è stato il ministro degli Esteri tunisino, Khemaies Jhinaoui, in una dichiarazione ai media.

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