Perché ad Aleppo si combatte una guerra mondiale in miniatura

Siria, i danni ad Aleppo e DamascoDopo il fragile accordo sul cessate il fuoco, i raid russi in Siria anziché attenuarsi si sono intensificati. Per Mosca è in gioco il suo futuro ruolo in Medio Oriente e nonostante la telefonata tra Obama e Putin sulla “cooperazione” per il cessate il fuoco, le posizioni restano distanti ed è notizia di oggi il bombardamento di due ospedali nel nord della Siria. Intanto Ankara continua a colpire le postazioni curde, difendendo la sua linea anche di fronte agli appelli degli Stati Uniti e dell’alto rappresentante della diplomazia Ue, Mogherini. Milizie irachene e libanesi, sotto l’egida dell’Iran, avanzano sul terreno. Gruppi ribelli siriani, sostenuti da Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, combattono per guadagnare posizioni. Un conflitto “per procura”, con le potenze mondiali che appoggiano le diverse fazioni siriane rivali. Nel frattempo le campagne di Aleppo si stanno svuotando, una strategia precisa secondo l’International Institute for Strategic Studies, per allontanare una popolazione che non crede nel regime di Damasco. La posta in gioco non è soltanto l’esito della battaglia di Aleppo e della guerra in Siria. Il rischio è quello che il Wp definisce una “mini guerra mondiale”

Russia-Usa. Ieri segnali di distensione sono arrivati da un colloquio telefonico tra i due leader, Obama e Putin. Un comunicato della Casa Bianca riporta che la conversazione si è focalizzata su “l’importanza di una rapida attuazione dell’accesso umanitario nelle aree assediate della Siria e l’avvio di una cessazione delle ostilità a livello nazionale”. Inoltre, Obama ha sottolineato importanza che la Russia “giochi un ruolo costruttivo, cessando la sua campagna aerea contro le forze di opposizione moderate in Siria”. Medvedev in un’intervista a Time chiarisce: “Russia non ha intenzione di rimanere in Siria per sempre”.

Siria. I convogli degli aiuti umanitari partiranno “al massimo domani per raggiungere città e villaggi siriani sotto assedio”. Lo ha detto l’inviato Onu per la Siria, Staffan De Mistura, in un’intervista, precisando che “per ora Aleppo non è prevista, ma stiamo discutendo anche di questo, in quella città la situazione è complessa”. Intanto almeno nove persone sono morte in raid aerei russi e governativi compiuti contro due ospedali, di cui uno sostenuto da Medici senza frontiere, nel Nord del Paese.

Turchia. “Non vi è alcun pensiero di inviare truppe turche in Siria”. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa turco Ismet Yilmaz negando le notizie diffuse ieri secondo cui alcuni soldati turchi erano entrati in Siria durante il fine settimana. Ankara continua a bombardare le posizioni curde in Siria e, malgrado gli appelli internazionali a cessare gli attacchi, ha fatto sapere che non rinuncerà all’offensiva contro le milizie curde oltre il confine. Il co-presidente del Pyd, Salih Muslim, replica che se la Turchia interverrà in Siria con truppe di terra “troverà l’intero popolo siriano ad affrontarla”. Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani, la Turchia avrebbe consentito a 350 combattenti di un gruppo di ribelli di attraversare il proprio territorio per posizionarsi a Nord di Aleppo, e difendere la città dall’offensiva in atto da parte del regime di Damasco con il sostegno della Russia. Un appello alla Turchia perché rispetti gli impegni arriva dall’alto rappresentante per la politica estera Ue Mogherini:  “Solo pochi giorni fa tutti noi, compresa la Turchia, abbiamo concordato impegni per la cessazione delle ostilità in Siria”.

Russia.  Mosca vuole “la pace e il consenso” tra Iran e Arabia Saudita, “soprattutto ora, che dobbiamo decidere con loro le questioni che riguardano il petrolio”. L’auspicio russo alla normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi, arriva dal capo del dipartimento del ministero russo per l’Asia, Zamir Kabulov, emissario speciale del Cremlino per l’Afghanistan. Il diplomatico ha tuttavia messo in primo piano il problema del petrolio, i cui prezzi sono ulteriormente spinti verso il basso dalle prospettive del ritorno dell’Iran sui mercato globali.

Arabia Saudita. Oggi è il giorno di Tuono del nord, “la più grande esercitazione militare” guidata dai sauditi e che coinvolge le forze armate di oltre 30 paesi riuniti nella “coalizione anti-terrorismo” la cui creazione era stata annunciata da Riyad nei mesi scorsi. Il quotidiano panarabo-saudita al Hayat precisa che le manovre militari “cominceranno nelle prossime ore” nel nord della penisola arabica al confine col Kuwait.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *