I due fronti di Erdogan

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Ankara prova a utilizzare la risposta agli attentati terroristici della settimana per intensificare i raid contro i ribelli curdi e per ampliare la ‘fascia di sicurezza’ in territorio siriano. Un disegno tutt’altro che facile mentre in Siria Pentagono e war-room russa si scambiano inviti a stare lontani dalle rispettive aree di presenza e intervento. Mentre l’Unione europea a Bruxelles discute come evitare la fine di Schengen nella gestione dei flussi di migranti, l’Ucraina è sull’orlo del collasso. Politico ed economico

Turchia. Continua l’offensiva turca contro la provincia curda di Diyarbakir dove almeno 200 persone sono intrappolate in scantinati. Lo ha ammesso Feleknas Uca, membro del partito democratico pro-curdo nel Parlamento turco. “La situazione a Diyarbakir è terribile. Il quartiere Sur è al 79esimo giorno di coprifuoco: le forze speciali turche non consentono di trarre in salvo le persone negli scantinati”, ha detto. Intensi i bombardamenti turchi, ieri sera, anche sulle zone controllate dalle forze turche nel Nord della provincia di Aleppo, in Siria: “La Turchia bombarda zone curde a Nord di Aleppo, nel più forte attacco contro queste aree da quando ha cominciato a colpire le loro postazioni negli ultimi giorni”, ha detto l’Osservatorio siriano per i diritti umani.
La Turchia sta cercando un pretesto per mettere piede in Siria, per esempio tenendo alta l’attenzione sulle milizie Ypg, responsabili, secondo Ankara, dell’attacco terroristico che ha colpito la capitale. Ne sono convinti esperti come Christian Sinclair, direttore degli studi internazionali del Moravian College. “La Turchia sta scrivendo i propri racconti per dire di chi è la colpa degli attentati ad Ankara e giustificare cosi’ il suo desiderio di lunga data di cominciare delle operazioni di terra in Siria e schiacciare l’Ypg” . Il partito dell’Unione democratica (Pyd) e il PKK hanno negato qualsiasi coinvolgimento negli attentati di Ankara che a loro dire portano il marchio dell’Isis.
Il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti John Kirby ha ammesso che Washington considera la responsabilita’ per l’attacco di mercoledi’ “una questione aperta”.
Ma il governo turco sembra intenzionato a portare avanti un’escalation della guerra contro i curdi: all’interno dei suoi confini a Diyarbakir, Cizre. Fuori dalla Turchia, in Siria. L’intervento contro i curdi in Siria ha come obiettivo anche entrare nel Paese prima che si compia il definitivo collasso delle forze anti Assad appoggiate da Ankara per mano delle forze siriane e russe.

Iraq. Le autorità irachene hanno lanciato una indagine a tutto campo per scoprire la sorte di materiale radioattivo “altamente pericoloso”, rubato nel novembre dello
scorso anno da un deposito specializzato di stoccaggio nei pressi di Bassora, nel sud del Paese. Il timore è che possa essere finito nelle mani di gruppi estremisti e combattenti, fra cui lo stesso Stato islamico, che potrebbero utilizzarlo per dotarsi di una bomba “sporca”. Si tratta di alcune capsule (per un totale di 10
grammi) di Iridium-192, isotopo radioattivo usato anche per la cura dei tumori nella radioterapia.

Libia. I governi di Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti accolgono con favore l’annuncio del 14 febbraio sul governo di accordo nazionale (GAN) da parte del Consiglio presidenziale libico. È quanto si legge in una nota congiunta. “Prendiamo atto dello spirito di apertura e riconciliazione rappresentato da questo esecutivo. Scegliere la via della pacificazione è una scelta difficile, ma è necessario grande coraggio per far fronte alla crisi umanitaria, economica e di sicurezza in cui si trova la Libia”, afferma la nota. “È essenziale concludere l’iter di formazione del GAN per dare al popolo libico l’opportunità di ricostruire il Paese e contrastare la minaccia posta da Daesh al futuro del Paese. Siamo pronti – prosegue il testo – a fornire pieno sostegno al popolo libico e al GAN nell’affrontare il difficile impegno necessario per ripristinare l’unità e la stabilità del Paese”.
Ue. L’Unione europea sta valutando un ampliamento dell’operazione Sophia contro i trafficanti di esseri umani, che potrebbe eventualmente includere l’invio di truppe di terra in Libia. Secondo un documento riservato rivelato da WikiLeaks, una comunicazione di una fonte diplomatica di un Paese membro dell’Unione Europea, la missione Sophia è pronta a muoversi in acque territoriali libiche per fermare gli scafisti, ma non lo farà così fino a quando non sarà invitata dalle autorità libiche.

Tuttavia, la Libia non ha un’autorità nazionale unificato in grado di estendere tale invito, lacerato com’è tra due governi rivali e di altri gruppi armati.

Il documento, una relazione indirizzata al Comitato militare dell’Unione europea, nonché il Comitato politico e di sicurezza e scritto dall’ufficiale italiano che guida la forza Sophia, fa riferimento a una “fase 3” dell’operazione. Il che lascia pensare all’ipotesi di truppe europee in Libia dopo una richiesta in tal senso formalizzata dal nuovo governo libico.

Ucraina. Il conflitto nel Paese ha interessato 580mila bambini ucraini vicino alle linee del fronte e nelle province russofone dell’est del Paese, secondo l’UNICEF. Oltre 200mila di questi minori hanno bisogno di sostegno pisco-sociale.

La coalizione ucraina filo-Ue guidata dal premier Arseniy Yatsenyuk, intanto, lotta per la sopravvivenza. Dopo l’uscita del secondo alleato, Samopomich, il governo ha
perso la maggioranza alla Rada. Il collasso della coalizione e l’impossibilità di formare una nuova maggioranza potrebbero costringere il presidente Petro Poroshenko a indire elezioni anticipate, un’eventualità che lo stesso capo di stato vorrebbe scongiurare visto il calo di consensi. Sul piano diplomatico, Kiev vuole difendere “vigorosamente” in tribunale i propri interessi, in relazione al debito di oltre tre miliardi di dollari nei confronti di Mosca. La Federazione russa ha fatto causa a Kiev e ha chiesto il rimborso degli eurobond del valore di tre miliardi e di 75 milioni pari alla cedola di dicembre del 2015, nonché degli interessi  maturati finora. “L’Ucraina ha l’intenzione, ed e’ pienamente pronta a farlo, di difendersi presso la Corte britannica in relazione agli eurobond”, si legge nel testo.  Il ministro degli Esteri di Kiev, Pavlo Klimkin, ha affermato che il suo governo considera il dovuto come una tangente pagata all’ex presidente Viktor Yanukovych, che contrasse in origine il debito alla fine del 2013. Mosca ha ripetutamente avvisato l’Ucraina: vuole il rimborso totale dei fondi e delle spese relative.

Russia. E’ troppo tardi per parlare di stabilire una no-fly zone sulla Siria, ha detto il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, in un’intervista al quotidiano Kommersant. “Quando tutti volano e bombardano non vi è alcuna discussione su no-fly zone”, ha spiegato il diplomatico. “In teoria, si può immaginare che durante l’applicazione dell’accordo sul cessate-il-fuoco, possa essere avanzata una proposta di non usare lo spazio aereo, ma è una formulazione puramente teorica, soprattutto in condizioni della nostra presenza in Siria”, ha argomentato Churkin, rilanciato anche dalle agenzie russe. A chiedere la no-fly zone per la Siria è stata la Cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo la quale “se riuscisse un accordo tra gli oppositori di Assad e i suoi sostenitori su una sorta di no-fly-zone, un’area di riparo per i profughi, questo salverebbe la vita di molte persone e faciliterebbe il processo sul futuro della Siria”.

Il Pentagono ha chiesto alla Russia di non avvicinarsi all’avamposto delle forze speciali Usa nel nord della Siria. Lo ha reso noto il generale Charles Brown, che guida le forze americane in Medio Oriente, precisando che a loro volta i russi hanno invitato gli Usa ad evitare lo spazio aereo in prossimità delle loro basi in Siria.

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