Accordo Obama Putin: imporremo il cessate il fuoco in Siria da sabato a mezzanotte

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Barack Obaman e Vladimir Putin (foto Ansa)Una telefonata tra Obama e Putin cambia le prospettive del conflitto in Siria. Usa e Russia saranno garanti del cessate il fuoco. In un comunicato congiunto le due grandi potenze usano la parola “enforce“, ovvero si impegnano a coordinarsi per garantire, monitorare e, se necessario, imporre con la forza il silenzio delle armi. Il fatto che i due massimi leader si sbilancino fino a questo punto fa supporre che le parti in causa: Damasco,  le forze Curde, le milizie sostenute dai Sauditi e dalla Turchia siano già, in linea di principio, d’accordo per una cessazione delle ostilità. Le difficoltà però restano, la situazione sul terreno in Siria è confusa, le milizie numerose, le alleanze variabili, restano sul terreno l’Isis e Jahbat al Nusra, contro i quali le operazioni militari continueranno. Non è un caso che, proprio in questo momento, Assad indica nuove elezioni e che Russi ed Iraniani immaginino una Siria federale e democratica, in grado, cioé di garantire ai Curdi un ampio grado di autonomia. Se questo è l’accordo chiuso dietro le quinte i grandi sconfitti  sono Turchia e Arabia Saudita. Come reagiranno nel medio termine, quale rivalsa cercheranno?

Siria. The independent pubblica in esclusiva un reportage dal terreno del grande inviato Robert Fisk: La storia mai raccontata dell’assedio di due piccoli villaggi sciiti – e di come il mondo si è voltato dall’altra parte. Un pezzo di grande giornalismo che sembra scritto per sfatare tutti i luoghi comuni di questa guerra. Nubl e Zahara sono due villaggi nel nord della Siria, a venti minuti di macchina da Aleppo, recentemente liberati dalle guardie rivoluzionarie iraniane e dalle milizie sciite irachene. Si tratta di due insediamenti che hanno pagato un prezzo altissimo per essere rimasti fedeli al regime di Assad. Assediati per anni, i due centri abitati sono stati sottoposti a pressioni, minacce e infine all’assedio da parte delle forze di Al Nusra, la fazione siriana legata ad Al Quaida. Quasi 25mila persone sono fuggite in Turchia da quella regione. Non solo sciiti ma anche famiglie sunnite che non volevano restare alla mercé degli islamisti. circa 5000 miliziani armati sono rimasti a difendere la popolazione rimasta nelle proprie case. 100 famiglie sunnite hanno preferito rifugiarsi nel 2012 in questi due villaggi e farsi proteggere dalle milizie pro regime contro gli islamisti.  Durante gli anni del lungo assedio il governo di Damasco ha continuato a fornire munizioni e cibo agli assediati con lanci dagli elicotteri, altri rifornimenti arrivavano nottetempo dai guerriglieri Curdi, nonostante questo almeno 50 persone sono morte per fame.

Italia. L’Italia ha concesso agli Stati Uniti di utilizzare Sigonella come base per lanciare attacchi con i droni armati in Libia, senza escludere anche altri teatri di combattimento, come la Siria e l’Iraq. La possibilità che la base di Sigonella venga utilizzata per operazioni antiterrorismo “non è preludio a un intervento militare”, ha detto il ministro degli Esteri Gentiloni, oggi a Istanbul, precisando che “l’utilizzo delle basi non richiede una specifica comunicazione al Parlamento, ma sarà il ministero della Difesa a valutare” caso per caso. E proprio la titolare di via XX Settembre, Pinotti, ha confermato dalle colonne del Messaggero le indiscrezioni del Wall Street Journal che aveva parlato dell’autorizzazione concessa dal governo italiano al decollo dei droni Usa dalla base siciliana. “La base di Sigonella è utilizzata dagli Stati Uniti secondo un trattato che risale agli anni ’50. Ogni volta che si configurano assetti nuovi, parte una richiesta. Nulla di strano”. il premier Renzi a Rtl:  “come ha già detto il ministro della Difesa, le autorizzazioni sono caso per caso”.

ISIS in Libya front slider

Libia. The institute for the study of war pubblica una mappa ed uno studio dettagliato dell’avanzata dell’Isis sulla costa libica.

La leadership dello Stato Islamico sta dedicando grandi risorse alla Libia, come evidenziato dalla campagna complessa e multi fronte contro le installazioni petrolifere del paese. Ha schierato importanti dirigenti provenienti dalla Siria e dall’Iraq, per rafforzare la governance e il controllo del territorio. La campagna contro le installazioni petrolifere mira prima destabilizzare e poi, mel medio termine, a prendere il controllo del mercato petrolifero, come già avvenuto in Siria e in Iraq.

Gli Stati Uniti e i loro alleati non possono contare su di una milizia forte e affidabile sul terreno che abbia i numeri per contrastare efficacemente l’Isis. L’assenza di un governo di unità nazionale e di un esercito rende difficile l’intervento internazionale in un contesto di assenza di legittimità. Gli Stati Uniti hanno più volte escluso la possibilità di intervenire unilateralmente in Libia. Saranno invece intensificati i bombardamenti dall’alto contro figure di alto profilo dell’Isis.

Una roccaforte in Libia consentirebbe all’Isis di sopravvivere ad una sconfitta in Siria ed Iraq, dando allo stato islamico 2 fondamentali risorse: un rifugio sicuro e una legittimità agli occhi del mondo musulmano che può derivare solo dal possesso di un territorio. L’iISIS ha già usato la Libia come base per i devastanti attacchi contro i siti turistici in Tunisa e continua ad alimentare dalla Libia la sua propaganda in tutto il nord africa.

L’istituto conclude la sua analisi scrivendo che, senza un intervento terrestre, i soli bombardamenti dall’alto non saranno in grado di impedire all’Isis di mettere in atto i suoi piani.

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