I ribelli siriani dicono si alla tregua

Syrian man rides his bike along a street damaged by shelling in the neighbourhood of Jobar, on the eastern outskirts of the capital Damascus, on February 24, 2016. / AFP / ABDULMONAM EASSA (Photo credit should read ABDULMONAM EASSA/AFP/Getty Images)

Lungo le strade di Jobar, quartiere di Damasco colpito dai bombardamenti, 24 febbraio (ABDULMONAM EASSA/AFP/Getty Images)

Una telefonata tra Putin e il re dell’Arabia Saudita Salman, poi l’annuncio: il Comitato supremo per i Negoziati, rappresentativo delle formazioni dell’opposizione siriana vicine al regno saudita, accetta il cessate il fuoco di 2 settimane promosso da Russia e USA, “per testare la serietà dell’impegno dell’altra parte”. Dunque dopo Assad, dopo le forze curde anche i sunniti vicini a Ryadh accettano di far tacere le armi a partire dalla mezzanotte di sabato.  “D’accordo con gli USA potremmo bombardare chi non rispetta il cessate il fuoco”, dichiara il vice ministro degli esteri russo Bogdanov. Intanto le forze di Damasco, appoggiate dai Russi, riprendono il controllo della città di Kanasser, 50 chilometri a sud di Aleppo, strappandola all’Isis. Le truppe di Assad, a questo punto, controllano una arteria vitale per i rifornimenti alal città e potranno affluire verso Aleppo anche da est.  “I Curdi sono come l’Isis”, tuona intanto la Turchia, “perché vogliono dividere la Siria, tregua o non tregua”, dice Ankara: “risponderemo se riterremo che la sicurezza nazionale sia minacciata”. Da domani caccia sauditi saranno di stanza nella base turca di Incirlick. Da domenica dunque, la parola torna ai diplomatici, già domani Staffan De Mistura potrebbe riconvocare a Ginevra le parti in conflitto.

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