La tregua è in vigore. Tutto dipende da quanto le parti la rispetteranno

damascotreguaDalla mezzanotte è iniziata una nuova tappa nel conflitto siriano e, probabilmente, nel futuro di tutto il Medio Oriente. La tregua negoziata da Russia e Stati Uniti è entrata in vigore e adesso tutto dipende da quanto sarà rispettata da tutte le parti. Per il momento tutto procede come pianificato. L’accordo ha adesso anche l’appoggio unanime dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza che hanno votato una risoluzione di sostegno al cessate il fuco, in cui viene anche chiesta la ripresa dei colloqui di pace “il più presto possibile”. L’inviato Onu Staffan de Mistura ha risposto subito facendo sapere che intende convocare la ripresa dei colloqui di pace per il 7 marzo “se la tregua tiene”. Ovvio che in questo momento delicato non mancheranno i tentativi di minare il processo di pace, anche se tutto porta a pensare che questa volta si faccia sul serio. Quest’accordo “storico” tra le due potenze potrebbe essere solo l’inizio di un’evoluzione nei rapporti tra la Russia e gli Stati Uniti che può definire una nuova mappa del Medio Oriente

Arabia Saudita. Gli aerei dell’Aviazione militare saudita hanno iniziato ad atterrare nella base aerea di Incirlik, situata nel sud della Turchia. Il ministro degli Esteri turco aveva dichiarato, due giorni fa, che gli aerei militari sauditi, che parteciperanno ai raid contro i guerriglieri dell’Isis, sarebbero arrivati in Turchia giovedì o venerdì, mentre i tecnici sauditi già vi si trovavano.

Turchia. Ankara ha la possibilità di mettere in piedi una produzione propria per il sistema di difesa missilistico, tuttavia non esclude la possibilità di collaborare con società estere, ha dichiarato il vice direttore del dipartimento dell’industria della difesa della Turchia İsmail Demirci. Lo scorso novembre la Turchia aveva annullato ufficialmente la gara d’appalto per la produzione dei componenti per il sistema di difesa missilistica dal valore di 3,4 miliardi di dollari a seguito della decisione di sviluppare un progetto nazionale per il sistema di difesa missilistico.

Yemen. Uomini armati hanno ucciso il vice capo dei servizi segreti di Aden, città portuale a sud del Paese. Il colonello Adham Mohammed Al Ga’ari, 40 anni, è morto sul colpo in un attacco vicino alla sua casa. Non c’è nessuna rivendicazione di responsabilità per l’attacco.

Iraq. È di almeno 15 morti il bilancio delle vittime di due attentati suicidi, rivendicati dall’Isis, avvenuti a Baghdad. Nel primo attacco, un kamikaze ha fatto esplodere una cintura esplosiva in mezzo a un gruppo che stava lasciando un luogo di culto, nel distretto sciita di Shula, uccidendo 10 persone e ferendone 34. Il secondo attacco ha colpito invece un posto di blocco nella stessa zona uccidendo cinque persone e ferendone altre 14.

Libia. Sei membri delle forze fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale sono stati uccisi venerdì a Bengasi, in un attacco suicida. L’Isis ha rivendicato l’attacco, affermando di aver fatto più di 25 morti tra gli uomini del generale Khalifa Haftar, capo dell’esercito libico fedele al governo riconosciuto.

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