I due fronti di Erdogan

Ankara prova a utilizzare la risposta agli attentati terroristici della settimana per intensificare i raid contro i ribelli curdi e per ampliare la ‘fascia di sicurezza’ in territorio siriano. Un disegno tutt’altro che facile mentre in Siria Pentagono e war-room russa si scambiano inviti a stare lontani dalle rispettive aree di presenza e intervento. Mentre l’Unione europea a Bruxelles discute come evitare la fine di Schengen nella gestione dei flussi di migranti, l’Ucraina è sull’orlo del collasso. Politico ed economico

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Siria: nessuna tregua

Bashar al-Assad (Lapresse)

Bashar al-Assad (Lapresse)

Tutto indica che il cessate il fuoco sulla Siria deciso a Monaco il 12 febbraio sarà un fallimento. Non c’è nessun interesse a metterlo realmente in atto. Questa situazione non può che far piacere al regime di Assad che sta vincendo la guerra. Certo, Assad non avrebbe mai potuto farcela senza l’aiuto dei suoi alleati: i russi e gli iraniani. Per la stampa araba non ci sono dubbi: il disastro dell’opposizione siriana è colpa di Obama.

Per Abdluhab Badrekhan (Asharq al-Awsat 18-02-2016), la Siria è diventata per Putin la migliore carta per barattare l’Ucraina. Il prezzo della “testa di Assad”, dice Badrekhan, può essere un accordo con gli americani su argomenti che non hanno niente a che vedere con la Siria.  Per il giornalista libanese, Putin è più interessato al riconoscimento occidentale della connessione della Crimea, di un accordo esclusivo per il gas con l’Europa, di un’intesa con gli americani per una divisione “equa” dell’Ucraina. Baderkhan conclude che la Siria ha permesso al Cremlino di avviare gli strumenti validi per avere più carte nel momento di cercare un accordo globale.

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Il gioco di ruoli in Siria

cartinaNel linguaggio diplomatico insistere che non c’è nessuna gara “tra me e Putin in Siria”, come ha dichiarato il presidente americano Obama, non vuol dire che c’è collaborazione ma può significare che esiste qualche tipo d’intesa. Il conflitto siriano continua senza una strategia chiara se non quella di lasciare piena libertà ai russi di trovare una soluzione. Di tanto in tanto, però, Obama critica Mosca “timidamente” per i bombardamenti “indiscriminati” contro i civili. Sembra un gioco di ruoli in cui Putin deve fare il lavoro “sporco”. E per il momento lo sta compiendo efficacemente. I massicci bombardamenti russi, hanno permesso alle truppe del regime di Assad di avanzare nel nord del Paese, dove hanno riconquistato 800 chilometri quadrati di territorio e 73 centri abitati prima in mano all’Isis solo dall’inizio di febbraio

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Accuse incrociate dopo i raid. E la tregua è sempre più lontana

siriaScambio di accuse sulla responsabilità degli attacchi missilistici contro cinque ospedali e due scuole che ieri hanno ucciso almeno 50 persone nelle province di Idlib e di Aleppo. Diversi attivisti hanno accusato la Russia, altri i governativi siriani. La Turchia ha parlato di “crimini di guerra” compiuti dal Cremlino. E la Francia in una nota ha chiesto che gli “attacchi contro le strutture sanitarie in Siria da parte del regime o dei suoi alleati cessino immediatamente”. Per Mosca le accuse sono “propaganda”, mentre Damasco incolpa gli americani. Ieri sera nella capitale siriana è arrivato l’inviato speciale per la Siria, Staffan De Mistura, per cercare di riavviare i negoziati di pace e l’invio di aiuti: “I convogli sono pronti: basta il permesso”

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Perché ad Aleppo si combatte una guerra mondiale in miniatura

Siria, i danni ad Aleppo e DamascoDopo il fragile accordo sul cessate il fuoco, i raid russi in Siria anziché attenuarsi si sono intensificati. Per Mosca è in gioco il suo futuro ruolo in Medio Oriente e nonostante la telefonata tra Obama e Putin sulla “cooperazione” per il cessate il fuoco, le posizioni restano distanti ed è notizia di oggi il bombardamento di due ospedali nel nord della Siria. Intanto Ankara continua a colpire le postazioni curde, difendendo la sua linea anche di fronte agli appelli degli Stati Uniti e dell’alto rappresentante della diplomazia Ue, Mogherini. Milizie irachene e libanesi, sotto l’egida dell’Iran, avanzano sul terreno. Gruppi ribelli siriani, sostenuti da Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, combattono per guadagnare posizioni. Un conflitto “per procura”, con le potenze mondiali che appoggiano le diverse fazioni siriane rivali. Nel frattempo le campagne di Aleppo si stanno svuotando, una strategia precisa secondo l’International Institute for Strategic Studies, per allontanare una popolazione che non crede nel regime di Damasco. La posta in gioco non è soltanto l’esito della battaglia di Aleppo e della guerra in Siria. Il rischio è quello che il Wp definisce una “mini guerra mondiale”

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Tutti contro tutti in Siria

Gli accordi di Monaco, per un cessate il fuoco in Siria a partire dalla prossima settimana, stanno producendo il risultato opposto. Tutte le fazioni in campo ed i loro protettori internazionali stanno cercando di guadagnare terreno prima dell’inizio di una tregua sempre più fragile. Le truppe di Assad aiutate dai caccia russi hanno riconquistato il villaggio di Al-Tamoura. Per il secondo giorno di seguito l’esercito turco ha ripreso i bombardamenti contro i combattenti curdi dell’YPG in Siria e le basi del PKK nel nord dell’Irak. L’Arabia Saudita invia i propri caccia nella base Turca di Incirlik e minaccia di inviare truppe di terra in Siria assieme alla Turchia. Federica Mogherini ammette le difficoltà per il cessate il fuoco ma ritiene possibile un intervento umanitario internazionale

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Siria, la tregua vacilla. Medvedev: “Siamo in una nuova guerra fredda”

ribelliVacilla la fragile tregua per la fine delle ostilità in Siria, raggiunta nella notte tra giovedì e venerdì a Monaco. Gruppi di ribelli hanno dichiarato che continueranno a combattere perché scettici sul cessate il fuoco dei russi: “Continueranno a bombardarci”.  Il gruppo Ahrar al-Sham ha detto che non deporrà le armi finché “non cesseranno i bombardamenti del regime, non saranno creati corridoi umanitari sicuri per i civili, rilasciati i prigionieri e sciolti gli assedi”. E il premier francese Valls ha chiesto a Medvedev di fermare i bombardamenti sulla popolazione. Il premier russo: “Non ci sono prove”. E aggiunge: “Siamo in nuova guerra fredda”

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Siria, accordo a Monaco: cessate il fuoco entro sette giorni

monacoNon c’è bisogno di leggere tra le righe. Adesso i protagonisti del conflitto siriano iniziano a parlare chiaro. Dall’Arabia Saudita arrivano le dichiarazioni del portavoce della coalizione “sunnita” guidata da Riyadh che afferma: “la decisione di inviare truppe in Siria da parte dell’Arabia è irreversibile”.  E Mosca risponde: nel caso in cui siano mandate truppe di terra arabe e occidentali in Siria, l’esplosione di una “guerra mondiale” è un rischio. Parole del premier Dmitri Medvedev. Più tempo passa senza una soluzione seria del conflitto, più ci avviciniamo allo scontro finale tra le potenze regionali e internazionali. L’aiuto russo al regime di Assad è stato prezioso cambiando gli equilibri a favore del Rais ma l’opposizione non è stata sconfitta definitivamente. A Monaco e dopo una lunga notte di trattative è stato raggiunto l’accordo sulla Siria: le ostilità dovranno cessare entro sette giorni. A Mosca devono bastare per chiudere la faccenda definitivamente sul terreno

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Tuono del nord

Salman dell'Arabia Saudita (AP Photo/Yoan Valat, Pool, File)

Salman dell’Arabia Saudita (AP Photo/Yoan Valat, Pool, File)

L’internazionalizzazione del conflitto siriano non ha fatto altro che complicare ancora di più la situazione. Anche se il vento sembra soffiare a favore del regime di Assad, non ci sono ancora segni di una pronta fine della guerra. Le potenze regionali, l’Arabia Saudita e la Turchia, non sono disposte ad accettare il nuovo equilibrio designato dalle forze russe che sono riuscite a cambiare il destino del conflitto. Lo dice chiaramente Jamal Khashoggi, famoso editorialista saudita del giornale Al-Hayat: “Riyadh, così come la Turchia, non permetteranno una vittoria russo-iraniana in Siria”, e conclude che “facendo parte di questa alleanza sunnita che la politica confessionale dell’Iran impone, Riyadh e Ankara saranno ancora più vicine. È giunto il momento per gli americani di capire che i sauditi e turchi fanno sul serio: non è un bluff. Come bisogna dirlo per essere capiti?”.

Sembra chiaro. I sauditi continuano a mandare segnali, cercano di spiegare qual è la loro priorità in questo momento: fermare “il pericolo iraniano”. In questo scenario nessun accordo tra siriani può reggere senza un’intesa tra le due potenze regionali.

Intanto diverse migliaia di soldati sauditi con altri provenienti da Egitto, Sudan, Giordania e dagli altri paesi del Golfo, si esercitano nella zona di Hafr al Batn, nel nord est del regno in manovre militari denominate “Tuono del nord”. Lo ha detto Khashoggi: i sauditi fanno sul serio. Messaggio ricevuto.

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La Nato nel mar Egeo per gestire i migranti

3 fregate della NATO all'ancora nel porto di Sarayburnu a Istanbul ( OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

3 fregate della NATO all’ancora nel porto di Sarayburnu a Istanbul ( OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

Si fa un gran parlare in Arabia Saudita e nel mondo sunnita di un intervento militare in Siria: forze terrestri che avrebbero il compito di creare una zona sicura in territorio siriano per evitare la disintegrazione completa delle milizie ribelli ad Assad, che appaiono in rotta di fronte al rullo compressore delle milizie sciite appoggiate e sostenute dall’apparato militare russo. I diplomatici occidentali sono scettici di fronte a questa ipotesi che appare poco concreta, soprattutto in assenza di una copertura aerea americana. Ma è la profonda frustrazione saudita a rendere il regno, in questa fase, altamente imprevedibile. L’invio di un contingente in Siria potrebbe essere una mossa disperata per costringere gli Stati Uniti ad un maggiore coinvolgimento. Intanto, per la prima volta, la Nato si appresta a intervenire nel mare Egeo, retrovia calda della guerra in Siria per contribuire a gestire l’emergenza profughi in mare.

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