Entrano a Damasco i primi convogli umanitari. Kerry ad Assad: stop a ostruzionismo

SYRIA-CONFLICT-AIDUn segnale di speranza. Questo arriva dal terreno in Siria, dove da sabato è entrata in vigore la tregua. A sottolinearlo sono stati a Washington il segretario di stato americano John Kerry ed il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier. Kerry ha sottolineato che l’America e la Russia stanno verificando se ci siano effettivamente state violazioni della tregua o se gli obiettivi dei raid siano stati i terroristi dell’Isis e di al-Nusra, esclusi dal cessate il fuoco. Intanto sono arrivati in un sobborgo di Damasco i primi convogli di aiuti delle Nazioni Unite alle città sotto assedio portando viveri e medicine a oltre 100mila persone. “Molti di questi aiuti  – ha detto Kerry – potrebbero arrivare più velocemente”, e ha accusato il presidente siriano Assad di ostruzionismo esortandolo a non impedire la distribuzione dei soccorsi e a mostrare “una certa misura di decenza, se possibile”. E mentre gli Stati Uniti annunciano di voler rafforzare il sostegno militare all’Iraq per la riconquista di Mosul, l’Isis giustizia otto foreign fighters olandesi, colpevoli di diserzione e ammutinamento. Un segnale di crisi all’interno?

Siria. I miliziani del sedicente Stato Islamico (Is) avrebbero giustiziato a Raqqa, otto jihadisti olandesi con l’accusa di aver tentato di disertare. Lo denuncia via Twitter un giornalista del gruppo ‘Raqqa is Being Slaughtered Silently’ (Rbss), Abu Mohammad. Secondo gli attivisti, nel mese scorso erano emerse tensioni tra 75 jihadisti olandesi, tra cui anche miliziani di origini marocchine, e uomini dell’intelligence dell’Is in Iraq.  Secondo i servizi segreti di Amsterdam, sono duecento gli olandesi,
tra cui anche cinquanta donne, entrati nell’Is in Siria e in Iraq.

Iraq. Gli Stati Uniti intendono rafforzare il sostegno militare alle forze irachene contro l’isis, in particolare per riconquistare Mosul, la seconda città più grande del paese, nelle mani dei terroristi islamisti dal 2014. Così il capo del Pentagono, Carter. Il segretario alla Difesa ha spiegato che Washington intende mettere in campo un impegno anche maggiore rispetto a quanto fatto per riprendere Ramadi, “sia in termini di volume che di tipologia di attività militare”, ad esempio anche sul fronte logistico. Secondo il Washington Post, potrebbe essere suggerito di autorizzare le truppe usa ad accompagnare le forze irachene più vicino alla linea del fronte e di utilizzare gli elicotteri Apache per sostenere le truppe di terra.

Usa. “Siamo consapevoli che ci sono state denunce di violazioni del cessate il fuoco”, ha detto il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. “Ma questo è in linea con le nostre aspettative per questo processo”. La Casa Bianca “rimane impegnata a questo processo e appoggia questa tregua imperfetta e limitata tra i ribelli e il governo, perchè la considera un mezzo per arrivare alla consegna degli aiuti umanitari, perché gli alleati si concentrino nella lotta all’Isis e per spingere le parti verso un’uscita politica a un conflitto sanguinoso che va avanti da cinque anni”. Le negoziazioni intra-siriane in programma per i primi di marzo comprenderanno gli stessi partecipanti che sono stati coinvolti nel turno precedente di colloqui. Lo ha riferito il portavoce del Dipartimento di Stato Usa John Kirby. I prossimi colloqui intra-siriani dovrebbero riprendere a Ginevra il 7 marzo. La rappresentatività dei vari gruppi di opposizione – dai moderati ai radicali – e dei curdi è stata il punto di contesa maggiore durante i precedenti negoziati.

Regno Unito. Londra invierà truppe in Tunisia, per contrastare l’ingresso dei combattenti dello Stato Islamico provenienti dalla Libia.

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