Aleppo, la nuova Srebrenica

epa05162332 A handout image provided by the Medecins Sans Frontieres (MSF) or Doctors Without Borders organization, showing destruction and rubble at an MSF-supported hospital in Ma'arat Al Numan, Idlib province, northern Syria, largely destroyed in an attack on early 15 February 2016. At least eight staff members are missing after airstrikes at a hospital affiliated with Doctors Without Borders (MSF) in northern Syria, believed to have been carried out by Russian jets. 'We can confirm that the MSF-supported structure in Maaret al-Noumaan in northern Idlib was destroyed this morning in airstrikes,' said Mirella Hodeib, a press offer at MSF in Beirut. MSF said 40,000 people would be cut off from access to medical services as a result of the latest strikes on the hospital in Idlib. Three MSF-supported hospitals were recently damaged in Aleppo. EPA/MSF/HANDOUT BEST QUALITY AVAILABLE. HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Sono trascorsi cinque anni da quando è iniziata la guerra civile siriana. È apparso uno spiraglio di luce da quando americani e russi hanno deciso di fermarla. La tregua continua a reggere. Importante la volontà dei grandi in questo conflitto. Il ruolo russo è stato decisivo avvantaggiando il regime di al-Assad. Adesso si può discutere sul futuro del Paese mediorientale e qualcuno afferma che sarà, grazie a Putin, uno stato “federale”, soluzione che può dare spazio a componenti religiosi ed etnici che formano il mosaico siriano.

Intanto, una strage umanitaria alle porte di Aleppo. Nonostante il cessate il fuoco, la città siriana è assediata dalle forze del regime di Damasco. Alcune Ong hanno segnalato da Washington la possibilità che Aleppo diventi la nuova Srebrenica, riferendosi al massacro di oltre 8.000 bosniaci nel luglio 1995 da parte dei serbi.

Da aggiungere alle critiche rivolte da Amnesty International alle forze aeree siriane e russe per il continuo attacco contro ospedali e altre strutture mediche della zona nord della provincia di Aleppo. Amnesty è giunta alla conclusione che si tratta di attacchi deliberati e sistematici per favorire l’avanzata delle truppe di terra

Isis. L’autoproclamato Stato Islamico guadagnerebbe circa 25 milioni di dollari al mese tramite operazioni finanziarie nel mercato delle valute. Lo riportano esperti del settore citati dalla CNBC.

Di fronte alla commissione parlamentare inglese, il gruppo di esperti ha riferito che, oltre a guadagnare grazie al petrolio, le tasse e le estorsioni, l’Isis sta sfruttando la mancanza di controllo nei mercati finanziari del Medio Oriente per investire nel mercato delle valute, guadagnando milioni al mese.

Libia. Italiani tra i jihadisti della filiale libica dell’Isis. Lo sostiene il profilo Facebook libico “Febbraio al Ajilat-2” che pubblica la foto del cadavere di un uomo con la barba bianca affermando che si tratta di un combattente italiano. Lo stesso profilo mostra altri cadaveri di jihadisti affermando che sono stati uccisi a Sabrata, dove da giorni sono in corso combattimenti tra Isis e milizie libiche.

Arabia Saudita. Riyadh ha inviato una formale richiesta di prestito a diversi istituti internazionali. Nella richiesta non si specifica un ammontare preciso, ma varie fonti concordano nel ritenere che stia cercando di ottenere una cifra vicina ai 10 miliardi di dollari.

Tra le misure che il governo saudita aveva già preso per risollevare le casse pubbliche, c’è stato un progressivo aumento del costo della benzina del 40%, una revisione dell’Iva e un aumento delle tasse su bibite e tabacco.

 Turchia. Un’autobomba è esplosa nel Sud-Est del Paese, a Mardin, davanti a una stazione di polizia. Uccisi due poliziotti, ferite almeno 35 persone. L’attacco non è stato ancora rivendicato da alcuna organizzazione, ma la polizia considera responsabili i militanti del Pkk, il partito curdo.

Mauritania. Una serie di documenti recuperati nel compound di Osama bin Laden rivelano che al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) avrebbe considerato una tregua con il governo della Mauritania. Non è chiaro che cosa sia effettivamente accaduto in seguito alla proposta, ma la leadership di al-Qaeda avrebbe redatto i termini di un possibile accordo.

Secondo Arabpress, che riporta la notizia pubblicata da vari giornali arabi, l’ex leader dell’AQMI, Droudkel,  spiega in dettaglio le modalità della tregua al suo leader Osama Bin Laden: la cessazione momentanea della violenza sarebbe durata  un anno, con possibilità di rinnovo, a condizione che il governo della Mauritania si fosse impegnato a consegnare 20 milioni di dollari l’anno all’organizzazione, in cambio dell’interruzione dei rapimenti degli stranieri.

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