Il blitz di Berlino

LONDON, ENGLAND - FEBRUARY 04: German Chancellor Angela Merkel arrives at the 'Supporting Syria Conference' at The Queen Elizabeth II Conference Centre on February 4, 2016 in London, England. World leaders are gathering for the 4th annual donor conference in an attempt to raise £6.2bn GBP to those affected by the war in Syria. (Photo by WPA Pool - Toby Melville/Getty Images)

Un accordo forte, sorprendente, chiuso all’insaputa dei 28 da Berlino e Ankara. Servirà? E’ chiaro che, nel breve termine l’accordo funzionerà, la Turchia è un paese in grado di mantenere gli impegni, di alleviare la pressione dei migranti illegali che cercano di arrivare via mare. Diventerà “per nostro conto” il garante dell’impostazione di flussi legali di immigrazione verso l’Europa. Questo implica che il sistema delle quote andrà comunque implementato e, anche i paesi che ora si rifiutano, verranno obtorto collo “persuasi”. E’ una funzione fondamentale della nostra sovranità che viene però, in questo modo, consegnata ad un paese che non fa parte dell’Unione, in preda ad una involuzione autoritaria, e che non è affatto un osservatore disinteressato nel conflitto siriano. Un accordo che va bene, temo, solo per una politica sempre attenta al breve termine, scandita dalle elezioni nei lander tedeschi, che, come gli esami, ci sono di continuo e non finiscono mai.

Il blitz di Berlino

Ci hanno lavorato il premier olandese Rutte, presidente di turno dell’Unione europea e il presidente del consiglio Donald Tusk, a dare forma a un documento che mettesse per iscritto l’accordo raggiunto da Berlino e Ankara, con il silenzio assenso del presidente del parlamento europeo Schultz. Gli altri leader europei, sembra, sono stati messi di fronte al fatto compiuto, i contenuti dell’accordo sono stati resi noti ai 28 solo dopo circa 10 ore di dibattito inconcludente al Consiglio europeo. E’ una svolta, un pietra miliare, il ritorno dello spirito di Schengen, scrivono i giornali, ed il contenuto è infatti abbastanza diverso rispetto alle previsioni della vigilia, tanto da imporre un nuovo vertice, a metà marzo, per superare le perplessità dei 28, che non mancano. I paesi dell’est continuano a non accettare il principio delle quote, Francois Hollande solleva perplessità sulle violazioni dei diritti umani in Turchia e Matteo Renzi chiede che nel protocollo vi sia espresso riferimento all’obbligo per la Turchia di rispettare la libertà di stampa.

Cosa prevede l’accordo?

La Turchia diventerà il luogo in cui si raccoglieranno i profughi siriani cui non sarà più consentito di imbarcarsi nel mare Egeo alla volta della Grecia. Quelli che passeranno il mare – solo i siriani o tutti i migranti illegali? – verranno riaccompagnati con la forza in  Turchia, che si impegna a raccoglierli. Varrà però il principio: 1 siriano contro 1 siriano. Uno me ne riprendo se voi vi prenderete in cambio 1 altro che già si trova sul mio territorio. Ovvero: la Turchia sarà il paese nel quale si raccoglieranno i profughi mentre vengono esaminate le loro domande di asilo e quelli che lo otterranno saranno comunque accolti in Europa. In cambio la Turchia otterrebbe non 3 ma 6 miliardi di euro di finanziamenti, una accelerazione per la concessione di visti per l’area Schengen che scatterebbero già da Giugno e una seria e non verbale ripresa dei negoziati di ingresso nell’Unione europea. Non solo. Per poter rinviare dall’Europa migranti che hanno diritto a protezione internazionale bisogna che la Turchia sia considerata “territorio sicuro”, paese in cui vige il rispetto dei fondamentali diritti umani. Una concessione molto problematica per l’Europa, visti gli abusi che vengono commessi nei confronti dei civili nel conflitto contro il PKK nel Kurdistan turco e la repressione della libertà di stampa, cui il nostro premier Renzi ha fatto riferimento durante il vertice.

E’ un accordo che serve all’Europa?

Durante la crisi dei migranti la politica è sempre apparsa un passo indietro rispetto alla velocità dei fenomeni, il tentativo di pianificare una risposta sempre stravolto dalla veloce evoluzione dei fatti sul terreno. Prima è saltato il piano di redistribuzione per quote obbligatorie, poi il tentativo di trasformare la Grecia in un Hub per la raccolta dei migranti in attesa di ricollocazione in cambio della promessa di tenere aperta la frontiera della Macedonia, pochi giorni dopo aver ottenuto ogni cosa dal governo Tsipras la frontiera con la Macedonia è stata chiusa comunque, trasformando la Grecia in quella “scatola di anime” paventata dai governanti di atene. A questo punto l’accordo con la Turchia è divenuto un passo obbligato, in primo luogo per l’incapacità dell’Europa di gestire il fenomeno, incapacità politica, mancanza di solidarietà e di visione comune, ma anche incapacità  tecnico amministrativa. E’ dunque una trattativa cui l’Europa arriva debole e priva di alternative. Il presidente Turco Erdogan lo capisce benissimo e infatti prima non ferma il flusso dei profughi e poi raddoppia le richieste di denaro. Dai 3 miliardi (per la verità non ancora erogati dall’UE) si passa alla richiesta di 6 miliardi, e ad una serie di concessioni politiche difficili da mandare giù, visti per area Schengen, considerazione della Turchia come paese sicuro, corsia preferenziale per l’Ingresso in Europa. Tornano alla memoria le parole del leader Curdo Demirtas che a rainews24 aveva detto: “state attenti perché Erdogan non ha interesse a risolvere il problema è troppo vantaggioso per lui avere un rubinetto da aprire e chiudere a piacimento per condizionare l’Europa.

E’ chiaro che, nel breve termine l’accordo presenta il vantaggio di mettere fine ad una crisi acuta, la Turchia è un paese in grado di mantenere gli impegni, di alleviare la pressione dei migranti illegali che cercano di arrivare via mare. Diventerà “per nostro conto” il garante dell’impostazione di flussi legali di immigrazione verso l’Europa. Questo implica che il sistema delle quote andrà comunque implementato e, anche i paesi che ora si rifiutano, verranno obtorto collo “persuasi”. Però i flussi verranno regolati e la Turchia funzionerà da camera di compensazione in grado di assorbire eventuali nuove ondate.  E’ una funzione fondamentale della nostra sovranità che viene però, in questo modo, consegnata ad un paese con cui le relazioni non sono semplicissime. Un accordo perfetto per una politica sempre attenta al breve termine, scandita dalle elezioni nei lander tedeschi, che, come gli esami, non finiscono mai.

Nel lungo termine però questa impostazione rivela una incapacità dell’Europa nel gestire una funzione fondamentale della sovranità che viene appaltata al “mercenario” Erdogan. E’ una scelta saggia? Inoltre non va dimenticato che la Turchia non è un paese terzo o neutrale ma ha giocato e gioca un suo ruolo nella guerra che si combatte in Siria, ha una sua agenda che noi, in questo diario, abbiamo cercato di chiarire. Ha i suoi alleati, non tutti   accettabili in occidente, è, in questa fase, profondamente frustrata nelle sue ambizioni, soffre enormemente il ruolo della Russia come alleata di Assad, teme lo stabilirsi di una regione autonoma curda nel nord della Siria, difesa da milizie forti e armate da americani e russi. La Turchia non ha cessato di auspicare la costituzione di una zona di cuscinetto per i profughi in territorio siriano, una mossa che provocherebbe “una guerra” nella guerra tra Turchi e Curdi siriani.

Per quanto tempo?

In questo momento le armi in Siria sostanzialmente tacciono e i convogli umanitari hanno iniziato a distribuire rifornimenti alle comunità assediate. Ma un cessate il fuoco non è una tregua e certamente non è una pace. E’ soltanto una condizione necessaria per poter dare inizio alle trattative a Ginevra. Sono molte le ragioni di frustrazione tra i principali contendenti. Assad ha dovuto interrompere una brillante avanzata ed i ribelli sono alla ricerca di alleanze, in attesa di capire le intenzioni di Washington. In sintesi: la crisi siriana è dormiente, non finita. Inoltre il paese è devastato. Avrà bisogno di assistenza internazionale per molti anni. Come è avvenuto per i profughi afghani, che hanno mutato in modo permanente la demografia delle regioni attorno al paese, Pakistan e Iran soprattutto, anche la migrazione dei siriani non è destinata a finire nell’orizzonte temporale prevedibile. Siamo sicuri che questo accordo con la Turchia sia la scelta strategica giusta per affrontare un fenomeno di lungo periodo?

Fa tristezza che la Germania, la nazione che con più determinazione si è opposta all’ingresso nell’Unione europea della Turchia quando il paese stava veramente compiendo sforzi enormi di modernizzazione di apertura democratica voglia legarci ad Ankara a filo doppio proprio ora.

 

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