La lista dell’Isis

IsisIndirizzi, numeri di telefono, legami personali. Più di 22.000 nomi, per il 70 per cento arabi, ma anche americani, francesi, tedeschi e inglesi. Una lista consegnata da un ex membro dello Stato Islamico, che avrebbe abbandonato il gruppo jihadista, all’emittente britannica Sky News. Questionari, 23 domande per i potenziali tagliagole, che comprenderebbero quesiti sul gruppo sanguigno, sul “livello di comprensione della sharia”. Tra queste anche la possibilità di scegliere se si
preferisce essere usati come attentatori suicidi, soldati o in un altro ruolo. Si chiede inoltre di fornire i dettagli di qualsiasi “esperienza jihadista fatta in precedenza”.
A sottrarre i file in una pennetta elettronica al capo della sicurezza interna del Califfato sarebbe stato un “pentito” dell’Isis, un ex miliziano anti Assad. Secondo il “pentito”, il sedicente Stato Islamico avrebbe abbandonato il suo quartier generale a Raqqa e si starebbe spostando verso il deserto. Sul tema dell’emergenza migranti, mentre la Merkel invoca ancora una volta il supporto di Ankara, personaggi politici di area conservatrice, come l’ex presidente Sarkozy e il leader Csu Manfred Weber, criticano la “resa” dell’Ue alla Turchia lunedì scorso a Bruxelles, e puntano il dito in particolare sull’accelerazione dell’abolizione del visto per i turchi che viaggiano nell’area Schengen. Un accordo così ambizioso che in molti ritengono impossibile da attuare

Libia. Ieri il ministro degli Esteri italiano, Gentiloni, ha detto che il governo di Roma non si lascerà trascinare in avventure inutili e pericolose, e che la guerra non è sempre la soluzione di un conflitto. E oggi nella Capitale verrà effettuata l’autopsia sulle salme dei nostri connazionali, Failla e Piano.

Turchia-Ue. A dettare le regole sui profughi lunedì scorso sarebbe stata Ankara. L’Unione Europea avrebbe ceduto alle richieste della Turchia, aprendo ai musulmani, con l’ipotesi di rimozione del visto, una nuova strada per entrare nel Vecchio Continente. Una critica all’accordo raggiunto dai 28 che arriva da personaggi politici di destra, i quali stigmatizzano in particolare l’accelerazione sull’abolizione del visto, da giugno, per i cittadini turchi che viaggeranno nell’area Schengen. L’ex presidente Sarkozy ha dichiarato di essere assolutamente contrario alla rimozione del visto, così come il partito tedesco della Csu e alcune figure dell’Spd. Manfred Weber, esponente della Csu che siede anche nell’ala destra del Parlamento europeo, ha puntato il dito sui rischi rispetto al tema della sicurezza e della protezione dei dati da parte della Turchia,  e della collaborazione con le forze di polizia. Sono ancora molti però gli obiettivi “mancati” da parte di Ankara, come il mancato riconoscimento di Nicosia, e, tra l’altro, l’Europa teme una ondata di profughi curdi, come accadde alla fine degli anni Ottanta. Per questo c’è chi scommette che l’accordo sia talmente ambizioso da essere irrealizzabile. Intanto la Cancelliera Merkel ha dichiarato che chiudere la rotta balcanica non risolve il problema dei migranti, e che senza l’apporto di Ankara “la Grecia non potrà sopportare a lungo il peso” di questa emergenza.

Siria. Non sarebbe caduto sotto i colpi dei raid americani, ma Abu Omar al-Shishani, conosciuto come Omar ‘il ceceno’, comandante militare del sedicente Stato islamico (Is) in Siria e ritenuto il braccio destro di Abu Bakr al-Baghdadisarebbe ancora vivo. A riferirlo è il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Curdi. Le milizie siriane avrebbero utilizzato sostanze tossiche per lanciare attacchi contro la zona controllata dai curdi nei pressi di Aleppo, nel nord della Siria. Sostanze di provenienza turca, secondo quanto riferisce il portavoce delle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg), Redur Xelil, in un’intervista a Russia Today.

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