De Mistura: se fallisce il negoziato si torna alla guerra

Staffan de Mistura (Salvatore Di Nolfi/Keystone via AP)

A Ginevra ripartono i colloqui di pace tra le fazioni rivali nella guerra civile siriana. Staffan De Mistura, l’anfitrione plenipotenziario ONU non si illude: non è a questo tavolo che verrà decisa la soluzione finale per la Siria. Potrebbe però scaturire dai colloqui una road map per arrivarci, infine, dando voce alle posizioni dei contendenti senza che ricominci questa sanguinosissima guerra.  “Se le fazioni non riusciranno a dialogare” ragiona De Mistura, la soluzione sarà comunque imposta dall’esterno, dalle grandi potenze, ergo a chi si è combattuto con tanta ferocia conviene o converrebbe in teoria imparare a dialogare. Ma la situazione ormai sfugge al controllo delle forze interne. Gli osservatori del mondo arabo sunnita, Turchia e Arabia saudita in testa, temono soprattutto una cosa : la spartizione della Siria. (vedi l’editoriale di Zohuir Louassini)  Questa metterebbe fine all’egemonia sunnita, avvierebbe un domino di disintegrazione nel medio oriente, porrebbe la condizioni per un forte stato curdo al confine con la Turchia. L’alternativa è rafforzare il ruolo di Damasco e di Assad. Nemico acerrimo con cui il dialogo sembra decisamente difficile.

 

Ginevra. I colloqui intra-siriani, divisi su tre tornate che secondo le aspettative si concluderanno il 24 marzo, dovrebbero portare a una chiara roadmap, ma non a un accordo. Lo ha annunciato l’inviato speciale delle Nazioni Unite per il paese mediorientale, Staffan De Mistura, in una conferenza stampa.

“E’ il momento della verita’”, ha affermato De Mistura, prima di incontrare la delegazione di Damasco. Dal cessate il fuoco di febbraio, diverse cose sono cambiate, ma gli  schieramenti sono ancora attestati su posizioni distanti.

Quelli odierni, nelle intenzioni di de Mistura, saranno i primi di tre round di incontri: da oggi fino al 24 marzo, poi uno stop di una settimana o 10 giorni, e una ripresa di “almeno due settimane”. Infine, il terzo round di colloqui dopo un secondo stop. “Per allora – ha spiegato l’inviato Onu – crediamo che dovremmo avere, non dico un accordo, ma almeno una chiara roadmap, perche’ questo e’ quello che la Siria si aspetta da noi”

Se il governo di Damasco e l’opposizione non mostreranno la volontà di avanzare nei negoziati ci rivolgeremo direttamente ai Paesi che sostengono ciascuna parte per cercare di risolvere il conflitto (rispettivamente Russia e Stati Uniti). Ha dichiarato l’inviato speciale Onu per la Siria. “L’unica alternativa disponibile, che qualcuno definisce ‘piano B’ – ha sottolineato il diplomatico -, a quanto so e’ il ritorno alla guerra. E a una guerra ben peggiore di quella che abbiamo avuto finora

Siria. In Siria 1,9 milioni di persone vivono sotto assedio, le frontiere sono chiuse ai rifugiati e dilagano i bombardamenti contro strutture mediche e aree densamente abitate. Lo afferma Medici senza frontiere spiegando che nel 2015, secondo dati raccolti in soltanto 70 delle 150 strutture supportate da Msf nel paese, si sono registrati 154.647 feriti e 7.009 vittime di guerra, di cui il 30-40% donne e bambini. Nonostante il cessate il fuoco la violenza, seppure con minor forza, continua. Il conflitto in Siria sta per entrare nel suo sesto anno e Msf rilancia il suo appello: tutte le parti in guerra – compresi gli Stati membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite attivamente coinvolti – devono risparmiare i civili e fermare i bombardamenti contro infrastrutture civili e sanitarie. Deve essere garantito l’accesso agli aiuti umanitari, inclusa l’assistenza medica, alle popolazioni assediate o bloccate nel conflitto. Ai civili devono inoltre essere garantiti la possibilità di fuggire in sicurezza dai luoghi del conflitto e il diritto di cercare protezione al di fuori dei confini siriani.

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