Putin: missione compiuta

Oggetti di porcellana in mostra al mercato di Damasco (Photo credit should read JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Missione compiuta. Vladimir Putin dichiara che gli obiettivi principali della missione militare russa in Siria sono stati raggiunti e, a sorpresa, avvia il ritiro. La memoria corre al 1 maggio 2003, quando sulla portaerei Abraham Lincoln, George W. Bush pronunciò il suo discorso di “missione compiuta” annunciando la fine dei combattimenti in Iraq. La storia si è occupata di dimostrare che aveva torto: la stragrande maggioranza dei combattimenti, delle uccisioni di militari e di civili, avvenne dopo quella data; in Iraq la guerra continua ancora oggi. E in Siria?

Quale ritiro? Il ministero della difesa russo ha emesso un comunicato stampa stamane per annunciare che il contingente dispiegato in Siria ha iniziato a caricare equipaggiamenti sui cargo e sta avviando le necessarie operazioni logistiche per il ritiro delle proprie forze dal paese. La Russia manterrà, però, in Siria  la base aerea di Hmeymim e la base navale di Tartus in piena efficenza.  Il Cremlino non ha chiarito se ha intenzione di spostare anche i sistemi i difesa antiaerea con le batterie di missili S-400, limitandosi a dire che la base di Hmeymim verrà dotata di tutte le difese più avanzate per impedire minacce da parte dell’Isis. Il che significa che la Russia manterrà la superiorità aerea nei cieli della Siria perché né la Turchia né i sauditi oseranno affrontare le efficienti difese antiaeree russe. Inoltre, se Assad avesse ancora necessità di aiuto la Russia potrebbe ritornare in forze sul teatro siriano nel giro di poche ore.

Missione compiuta? Apparentemente si. Un lucido articolo del sito Syria in crisis, progetto di studi nell’ambito del Carnegie endowment of peace, scritto all’inizio di dicembre definiva gli obiettivi di Putin in Siria in questo modo: l’obiettivo minimo sarebbe stato quello di consentire al regime di mantenere buona parte del territorio cosiddetto della Siria utile, ovvero la parte occidentale abitata da Damasco, al confine con il Libano alla costa di Latakia, preservando così anche la base navale russa di Tartus, in caso di frammentazione del paese. L’obiettivo a medio termine, quello di congelare il conflitto impedendo il trionfo dei nemici di assad, e l’obiettivo massimo, quello di consolidare a tal punto la presa di Assad sul potere da renderlo interlocutore fondamentale al tavolo della pace in vista di una soluzione finale. Rivedendo oggi, a distanza di 3 mesi la situazione, sembra che la Russia abbia colto l’obiettivo massimo. La pax putiniana durerà? Una mossa alla volta sulla scacchiera. Il presidente russo di dimostra, comunque, un buon giocatore. E’ più facile entrare in guerra che uscirne dal momento giusto.

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