La riconquista di Palmira

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palmiraMentre l’Occidente piange le vittime di Bruxelles e si interroga sulla defaillance dei servizi segreti e della polizia belga, l’Isis perde terreno in Siria, e la riconquista da parte di Damasco di Palmira, punto più occidentale della Via della Seta, assume un forte valore strategico e simbolico. Una vittoria di Assad e del suo “amico” Putin, che rivendicano così di fronte agli Usa e all’Europa il ruolo di alleati credibili ed efficaci nella lotta all’Isis, rafforzando la loro posizione al tavolo di Ginevra e conquistando un punto strategico nella successiva  battaglia per la liberazione di Raqqa e Deir ez-Zour. Quel che è certo, è che l’antica città nel deserto non sarà più soltanto un sito archeologico d’importanza mondiale in cui si intrecciano contaminazioni culturali assire, bizantine e romane, ma anche un luogo che ricorderà l’offensiva del Terrore contro la memoria storica dell’umanità. Intanto, il Pentagono fa sapere che nelle ultime settimane la coalizione internazionale ha ucciso più di 1000 combattenti tra cui 20 leader, come il numero 2 al-Qaduli, il “ministro delle Finanze” del sedicente Stato islamico, mentre l’Isis ha perso il 40 per cento dei territori controllati in Iraq e in Siria

 

Palmira. L’80 per cento dell’architettura del sito di Palmira sarebbe salvo. Tra queste il colonnato, l’agorà, il teatro antico, le rovine dei bagni dell”imperatore Diocleziano e i templi di Nébo e Allat. A dirlo è Selon Maamoun Abdulkarim, direttore delle Antichità e dei musei della Siria. Domenica la riconquista, che ha assunto anche un valore simbolico, da parte delle forze di Damasco supportate dall’aviazione russa, della città siriana, per dieci mesi nelle mani del Califfato. E ora la comunità internazionale si interroga sui danni prodotti dall’Isis e su come avviare la ricostruzione. Oltre alla distruzione del tempio di Bêl et Baalshamin, di decine di torri funerarie e dell’arco trionfale, sono state distrutte sculture e reperti del museo archeologico e saccheggiate le tombe antiche. La prima cosa da fare è lo sminamento, spiega Abdulkarim, poi l’inventario e l’analisi dello stato del sito. Si ipotizza anche di utilizzare la stampante 3 D per ricreare le parti distrutte e Mosca e il museo dell’Hermitage si sono offerte disponibili per gli interventi di restauro. Un team di esperti, russi, francesi e tedeschi, è pronto a partire non appena le forze militari e il governo siriano lo consentiranno. Il 1 aprile a Parigi è prevista una riunione dell’Unesco su Palmira.

Le immagini catturate dal drone dopo la liberazione di Palmira

Belgio. Rilasciato per mancanza di prove il giornalista indipendente Cheffou, sospettato di essere l’uomo del cappello dell’attentato di Zaventem. Secondo il suo legale, l’uomo avrebbe un alibi per quel giorno. Riprende così la caccia all’uomo, e la notizia che i servizi del Belgio erano a conoscenza degli spostamenti in Europa dei terroristi di Parigi e Bruxelles, alimenta le polemiche sugli errori dei servizi segreti belgi.

Migranti siriani. I Paesi ricchi hanno reinsediato solo l’un per cento dei circa cinque milioni di rifugiati fuggiti dalla Siria. Sono dati dell’Oxfam che chiede a questi Paesi di traslocare almeno il dieci per cento dei 4,8 milioni di rifugiati siriani registrati nella regione entro la fine dell’anno. Finora i Paesi ricchi si sono impegnati con circa 130mila posti di reinsediamento e solo circa 67.100 persone, ovvero 1,39 per cento dei rifugiati, hanno raggiunto questi Paesi come loro destinazione finale dal 2013, spiega l’Oxfam.

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