Ad Aleppo tutti contro tutti

A general view shows the wreckage of a government warplane after Al-Nusra front (Al-Qaeda's Syria affiliate) repotedly shot it down over the northern Syrian town of Al-Eis on April 5, 2016 and captured one crew member alive, a rebel source and the Syrian Observatory for Human Rights said.                            The monitoring group said Al-Nusra downed the plane, which it said was likely being flown by a Syrian air force pilot. / AFP / OMAR HAJ KADOUR        (Photo credit should read OMAR HAJ KADOUR/AFP/Getty Images)

Il relitto di un aereo da ricognizione del governo siriano abbattuto nel nord della Siria da un missile terra aria.  OMAR HAJ KADOUR/AFP/Getty Images)

L’opposizione al regime di Assad si sta riorganizzando sul piano tattico e sta cambiando strategia per resistere il più possibile e per rinsaldare le posizioni a nord di Aleppo. Gli insorti sono riusciti ad abbattere un aereo da ricognizione del regime sopra la città con un missile terra aria, segno che le potenze che li appoggiano hanno fatto arrivare loro nuove e più letali armi anti aereo. Cambia anche la strategia nei confronti dell’Isis e di al Nusra. Nelle campagne a nord di Aleppo, scrive il Guardian, gli insorti hanno approfittato della tregua per attaccare le posizioni dell’ISIS, non coperte dal cessate il fuoco.  Nel centro abitato,  le forze di opposizione al regime e gli uomini di Assad si scambiano cannonate dalle rispettive posizioni nei quartieri della città. In città milizie curde sono a loro volta impegnate contro formazioni islamiste.  In questa delicata fase di tregua la violenza può esplodere ovunque e le tante milizie approfittano di qualsiasi occasione per ottenere vantaggi sul terreno. Una situazione che mette bene in luce la fragilità del regime di Assad laddove non è sostenuto dai Russi e dagli altri alleati internazionali. nonostante i successi conseguiti con la presa di Palmira e della città vicina di al-Qaryatain, a maggioranza cristiana. Due snodi fondamentali per mettere in collegamento Damasco con il nord e con i campi petroliferi nell’est del paese. Continua a leggere

Un documento firmato da leader alawiti auspica dimissioni di Assad e democrazia

Oggetti di porcellana in mostra al mercato di Damasco (Photo credit should read JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Come interpetare l’ultima clamorosa notizia che rimbalza dalla Siria sui principali media del mondo arabo? Un gruppo di leader Alawiti, la setta cui appartiene il presidente Assad, avrebbe sottoscritto un documento in cui si auspica l’uscita di scena del rais e l’avvio di un processo realmente democratico. Ricordando le sofferenze e le violenze subite durante la lunga guerra civile ancora in corso, il documento si augura il superamento della logica delle sette e delle fazioni, per evitare che il sangue versato continui a nutrire la logica delle vendette incrociate. L’uscita di scena della persona del Raìs è il prezzo che gli alawiti sarebbero disposti a pagare in cambio della pace. Dei leader citati però non è noto neppure il nome, difficile se non impossibile verificare quanto siano realmente rappresentativi. Il documento resta comunque, in questa fase, un importante segnale per il presidente Assad. Siamo veramente sicuri che la Russia non sia disposta, per assumere definitivamente il ruolo centrale di garante per il futuro della Siria a sacrificare il raìs in nome della pacificazione?

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