A Roma la coalizione anti-Isis

Guerra all'Isis in Sira ed Iraq, la situazione sul terreno secondo The institute for the study of war

La situazione sul terreno secondo “The institute for the study of war”  fai click per ingrandire

Stiamo vincendo? L’Isis arretra in Iraq ma la sua capacità offensiva in Siria resta alta e incombe la presenza degli uomini di Al Baghdadi in una Libia che sta alla finestra per vedere se il governo ispirato dalle nazioni unite riuscirà ad insediarsi. La guerra in Siria non si risolverà rapidamente, questo è chiaro, devono tenerne conto i paesi confinanti, che ospitano già milioni i profughi, e l’Europa che potrebbe trovarsi a fronteggiare una nuova ondata di profughi in primavera Continua a leggere

Strage Isis a Damasco, mentre a Ginevra riprendono i colloqui in un clima di sfiducia

damascoÈ salito ad almeno 70 il bilancio delle vittime della strage dell’Isis compiuta ieri a Damasco. Tre esplosioni provocate da un’autobomba e due kamikaze hanno scosso la capitale siriana, mentre erano in corso a Ginevra i difficilissimi negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Colloqui che oggi entrano nel vivo con gli incontri previsti nelle prossime ore, in stanze separate, dell’inviato Onu, Staffan De Mistura, con le delegazioni del regime e dell’opposizione siriana

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Nasce il centro antiterrorismo europeo


“I colloqui di Ginevra sulla Siria dovrebbero iniziare entro la settimana”, dice l’inviato Onu Staffan De Mistura, ma si fa sempre più complesso riunire attorno allo stesso tavolo le forze leali ad Assad, che sta avanzando sul terreno e i suoi rivali che appaiono in crescente difficoltà. I ribelli chiedono prima la cessazione delle ostilità e poi l’inizio dei colloqui ma questo non è nell’interesse di Damasco. Intanto in Europa nasce un nuovo organismo di coordinamento dei servizi segreti che avrà il compito di prevenire attacchi alla popolazione civile. “Il rischio è molto alto”, dicono i funzionari europol.  Dagli archivi emerge un identikit del foreign fighter europeo: la grande maggioranza sono pregiudicati con  altissima incidenza di malattie mentali.  Continua a leggere

Ginevra si avvicina. Arabia e Turchia provano ad alzare il prezzo

davutogluSe americani e russi insistono che la data del tavolo di pace sulla Siria è il 25 di questo mese, allora non ci sono dubbi. Anzi, il segretario di Stato americano John Kerry ed il suo omologo russo Sergei Lavrov si dicono certi che la data del 25 gennaio sarà rispettata. E se loro lo dicono, sanno perché. Le notizie che arrivano dalla regione invece sono poco incoraggianti. Dopo le minacce del consiglio dell’opposizione siriana, sostenuto dall’Arabia Saudita, di non partecipare alla trattativa, arrivano le accuse turche ai russi di mettere a rischio i colloqui di pace sulla Siria, insistendo nel voler invitare al tavolo anche gruppi combattenti che il governo di Ankara definisce terroristi. Il premier turco Ahmet Davutoglu si riferiva al Ypg, una milizia armata curda, che i russi vogliono al tavolo di Ginevra. Più si avvicina la data più escono voci contrarie ai negoziati di pace. Probabilmente è il modo in cui opposizione, Arabia Saudita e Turchia alzano il prezzo delle loro rivendicazioni. Hanno già capito che a Ginevra saranno in posizione di debolezza.

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L’Isis taglia i salari dei combattenti

boia isisLa crisi tocca tutti, persino l’Isis. Il gruppo jihadista ha deciso di dimezzare gli stipendi dei suoi membri in Siria e Iraq. La riduzione dei proventi petroliferi causati dal danneggiamento dei pozzi nell’est della Siria e la distruzione di una filiale della Banca centrale sono la causa di questo provvedimento. Gli stipendi dei combattenti scenderanno dunque da 400 dollari a 200. I combattenti stranieri, pagati il doppio rispetto ai loro compagni siriani, vedranno il loro stipendio ridotto a 400 dollari. Momenti difficili per l’autoproclamato Stato Islamico che ha confermato l’uccisione del suo boia più famoso: Jihadi John. Il boia, che in realtà si chiamava Mohamed Emwazi ed era uno degli uomini più ricercati al mondo, è stato ucciso in un raid aereo

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Negoziati di Ginevra, si rischia il rinvio

7th Annual International Human Rights Summit 2010, Geneva, SwitzerlandCi siamo. Mancano pochi giorni per l’inizio delle negoziazioni di pace sulla Siria. A Ginevra devono incontrarsi il venticinque di questo mese le delegazioni che rappresentano il regime di Damasco e l’opposizione siriana. Voci dall’Onu creano un po’ di suspense, affermando la possibilità di un rinvio. Motivo, mancanza di un accordo fra le potenze regionali su chi deve partecipare. La Russia auspica che ai negoziati partecipino anche i gruppi moderati interni considerati più vicini al regime del presidente siriano Bashar al-Assad. Organizzazioni considerate “collaborazioniste” dal resto dell’opposizione. I media, intanto, continuano a parlare della strage di Deyr Zoor, nell’est della Siria: 300 tra civili e soldati decapitati e altri 400 militari governativi catturati dall’Isis. Si teme che possano essere uccisi nelle prossime ore

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Isis, il massacro di Deir Ez-zor

FRANCE-BRITAIN-EUROPE-MIGRANTSDuecentottanta civili giustiziati, quattrocento donne e bambini sequestrati, forse per usarli come “scudi umani”. Sono questi i numeri del massacro dell’Isis a Deir Ez-zor, città dell’omonima provincia orientale siriana, ricca di petrolio e confinante con l’Iraq. Una mattanza per punire le famiglie di soldati e miliziani siriani, che combattono per il regime di Bashar al-Assad. Intanto a Kabul si aprono i colloqui per la pace a cui partecipano Afghanistan, Usa, Cina e Pakistan, alla ricerca di un difficile dialogo con i Talebani

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L’accordo sul nucleare iraniano rafforza i nemici dell’Isis

U.S. Secretary of State John Kerry talks with Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif, right, after the International Atomic Energy Agency (IAEA) verified that Iran has met all conditions under the nuclear deal, in Vienna, Saturday Jan. 16, 2016. (Kevin Lamarque/Pool via AP)

Dopo l’annuncio dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica: “ l’Iran ha applicato tutte le misure richieste per l’entrata in vigore dell’intesa di luglio”, il paese può rientrare a pieno titolo nella comunità internazionale. Subito  iniziati lo scambio di prigionieri e la rimozione delle sanzioni economiche.  L’accordo che era stato firmato da Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania, rinforza la posizione dell’amministrazione Obama  nella coalizione contro l’Isis e mette in difficoltà l’Arabia Saudita e Israele, storici nemici di Teheran.  L’Isis risponde in Siria e Libia con una serie di azioni militari su obbiettivi tattici. Intanto a Erbil  Qubad Talabani, vice primo ministro del Kurdistan  iracheno, lancia un allarme inquietante: “Non  si vince la guerra all’Isis senza i soldi del petrolio”.

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L'”inevitabile” intervento in Libia

Libia depositiMinacce di attentati in Italia se il nostro paese manderà truppe in Libia; notizie di scontri in quel paese per il controllo dei pozzi petroliferi. La posta in gioco è altissima: se il governo nato dal compromesso tra le tribù e benedetto dalle Nazioni unite non riuscirà a formarsi e ad entrare nel paese, l’intervento armato, dell’Italia in primis, diventerà “inevitabile” dicono all’Huffington post fonti diplomatiche. Intanto l’Isis avrebbe consolidato la sua presa sul paese nordafricano e avrebbe posto la sua capitale a Sirte. “Sono molte le voci incontrollate che arrivano dalla Libia in questi giorni”, commenta il ministro degli esteri Gentiloni. Intanto con gli attentati di Giakarta l’Isis conferma la sua capacità di proiezione globale e la sua maestria nel reclutare giovani truppe sulla rete. Leggendo Le Monde  scopriamo che 800 miliziani indonesiani combattono o hanno combattuto in Siria sotto le bandiere nere dell’Isis. Continua a leggere

Ginevra, Assad partecipa da una posizione di forza

assadConfermata la data per i colloqui di pace sulla Siria: sarà il 25 gennaio a Ginevra. Il regime di Assad partecipa da una posizione di forza. Da quando sono arrivati gli alleati russi in aiuto tutto è andato liscio per Damasco. Il regime si sente forte e accetta di sedersi alla tavola dei negoziati con un’opposizione frammentata e distrutta. Non solo, il ministro degli esteri al-Mouallam chiede persino un’opposizione di suo gradimento per continuare il dialogo. Non poteva andare meglio per Assad. Le potenze internazionali sono disposte a chiudere un occhio e a dimenticare le responsabilità del Rais siriano in questo conflitto che ha causato più di 260 mila morti e milioni dei rifugiati. Dopo cinque anni di guerra si può dire che gli elementi che indicano la fine della partita non mancano, anche se la complessità del conflitto e il ruolo delle potenze straniere lasciano sempre spazio a sorprese dell’ultima ora

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