Ad Aleppo tutti contro tutti

A general view shows the wreckage of a government warplane after Al-Nusra front (Al-Qaeda's Syria affiliate) repotedly shot it down over the northern Syrian town of Al-Eis on April 5, 2016 and captured one crew member alive, a rebel source and the Syrian Observatory for Human Rights said.                            The monitoring group said Al-Nusra downed the plane, which it said was likely being flown by a Syrian air force pilot. / AFP / OMAR HAJ KADOUR        (Photo credit should read OMAR HAJ KADOUR/AFP/Getty Images)

Il relitto di un aereo da ricognizione del governo siriano abbattuto nel nord della Siria da un missile terra aria.  OMAR HAJ KADOUR/AFP/Getty Images)

L’opposizione al regime di Assad si sta riorganizzando sul piano tattico e sta cambiando strategia per resistere il più possibile e per rinsaldare le posizioni a nord di Aleppo. Gli insorti sono riusciti ad abbattere un aereo da ricognizione del regime sopra la città con un missile terra aria, segno che le potenze che li appoggiano hanno fatto arrivare loro nuove e più letali armi anti aereo. Cambia anche la strategia nei confronti dell’Isis e di al Nusra. Nelle campagne a nord di Aleppo, scrive il Guardian, gli insorti hanno approfittato della tregua per attaccare le posizioni dell’ISIS, non coperte dal cessate il fuoco.  Nel centro abitato,  le forze di opposizione al regime e gli uomini di Assad si scambiano cannonate dalle rispettive posizioni nei quartieri della città. In città milizie curde sono a loro volta impegnate contro formazioni islamiste.  In questa delicata fase di tregua la violenza può esplodere ovunque e le tante milizie approfittano di qualsiasi occasione per ottenere vantaggi sul terreno. Una situazione che mette bene in luce la fragilità del regime di Assad laddove non è sostenuto dai Russi e dagli altri alleati internazionali. nonostante i successi conseguiti con la presa di Palmira e della città vicina di al-Qaryatain, a maggioranza cristiana. Due snodi fondamentali per mettere in collegamento Damasco con il nord e con i campi petroliferi nell’est del paese. Continua a leggere

Dalla Turchia al Libano. I fronti di guerra attorno alla Siria

CIZRE, TURKEY - MARCH 2: People carry their belongings from their ruined houses in Cizre, March 2, 2016, Turkey. Turkish authorities scaled down a 24-hour curfew imposed on the mainly Kurdish town of Cizre in southeast Turkey, nearly three weeks after declaring the successful conclusion of military operations there. The curfew was lifted at 5 a.m., allowing residents to return to their conflict-stricken neighborhoods for the first time since December 14, but it will remain in effect between 7:30 p.m. and 5 a.m. Residents began trickling back at first light, their vehicles loaded with personal belongings and, in some cases, children. (Photo by Cagdas Erdogan/Getty Images)

CIZRE, Turchia – 2 Marzo 2016: La popolazione porta via i propri averi dalle case distrutte a Cizre in Turchia.  Le autorità turche hanno allentato un coprifuoco di 24 ore imposto alla città, prevalentemente curda, di Cizre, nella parte sudorientale del paese, circa 3 settimane dopo aver dichiarato il successo delle operazioni militari.   Il coprifuoco è stato tolto alle 5 del mattino, consentendo ai residenti di tornare ai loro quartieri colpiti dai bombardamenti, per la prima volta, dal 14 dicembre. (Foto di Cagdas Erdogan/Getty Images)

Le foto che vi mostriamo, scattate ieri dentro il territorio turco, dimostrano chiaramente la violenza del conflitto che oppone il governo di Ankara alle formazioni dei militanti curdi PKK. Un conflitto così aspro che continua, paradossalmente, in Turchia, mentre in Siria tiene il cessate il fuoco. Ma quella tra i Turchi e i Curdi è solo una delle guerre internazionali che si combattono dentro la guerra civile Siriana. Un’altra guerra è quella tra Sauditi e Iraniani, che divampa già da tempo nello Yemen, dove le truppe saudite sostengono il governo e l’Iran arma e consiglia i ribelli Houti. Un conflitto che ora minaccia di estendersi al Libano.

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La tregua è in vigore. Tutto dipende da quanto le parti la rispetteranno

damascotreguaDalla mezzanotte è iniziata una nuova tappa nel conflitto siriano e, probabilmente, nel futuro di tutto il Medio Oriente. La tregua negoziata da Russia e Stati Uniti è entrata in vigore e adesso tutto dipende da quanto sarà rispettata da tutte le parti. Per il momento tutto procede come pianificato. L’accordo ha adesso anche l’appoggio unanime dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza che hanno votato una risoluzione di sostegno al cessate il fuco, in cui viene anche chiesta la ripresa dei colloqui di pace “il più presto possibile”. L’inviato Onu Staffan de Mistura ha risposto subito facendo sapere che intende convocare la ripresa dei colloqui di pace per il 7 marzo “se la tregua tiene”. Ovvio che in questo momento delicato non mancheranno i tentativi di minare il processo di pace, anche se tutto porta a pensare che questa volta si faccia sul serio. Quest’accordo “storico” tra le due potenze potrebbe essere solo l’inizio di un’evoluzione nei rapporti tra la Russia e gli Stati Uniti che può definire una nuova mappa del Medio Oriente

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Siria: nessuna tregua

Bashar al-Assad (Lapresse)

Bashar al-Assad (Lapresse)

Tutto indica che il cessate il fuoco sulla Siria deciso a Monaco il 12 febbraio sarà un fallimento. Non c’è nessun interesse a metterlo realmente in atto. Questa situazione non può che far piacere al regime di Assad che sta vincendo la guerra. Certo, Assad non avrebbe mai potuto farcela senza l’aiuto dei suoi alleati: i russi e gli iraniani. Per la stampa araba non ci sono dubbi: il disastro dell’opposizione siriana è colpa di Obama.

Per Abdluhab Badrekhan (Asharq al-Awsat 18-02-2016), la Siria è diventata per Putin la migliore carta per barattare l’Ucraina. Il prezzo della “testa di Assad”, dice Badrekhan, può essere un accordo con gli americani su argomenti che non hanno niente a che vedere con la Siria.  Per il giornalista libanese, Putin è più interessato al riconoscimento occidentale della connessione della Crimea, di un accordo esclusivo per il gas con l’Europa, di un’intesa con gli americani per una divisione “equa” dell’Ucraina. Baderkhan conclude che la Siria ha permesso al Cremlino di avviare gli strumenti validi per avere più carte nel momento di cercare un accordo globale.

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Merkel: 2,3 miliardi di aiuti per la Siria

LONDON, ENGLAND - FEBRUARY 04: German Chancellor Angela Merkel arrives at the 'Supporting Syria Conference' at The Queen Elizabeth II Conference Centre on February 4, 2016 in London, England. World leaders are gathering for the 4th annual donor conference in an attempt to raise £6.2bn GBP to those affected by the war in Syria. (Photo by WPA Pool - Toby Melville/Getty Images)

Londra. La cancelliera tedesca angela Merkel arriva alla Supporting Syria Conference’.  di London, England.  (Photo by WPA Pool – Toby Melville/Getty Images)

La Germania si presenta alla conferenza dei donatori per la Siria con una offerta generosa. Berlino pagherà di tasca propria oltre due miliardi degli 8 che la comunità internazionale (70 paesi) stima necessari per alleviare le sofferenze della popolazione colpita dalla guerra civile. E’ un ulteriore segno della determinazione di Angela Merkel a investire grandi risorse per contenere l’ondata dei profughi provenienti dalla Siria nei paesi che con la Siria confinano: Turchia, Libano e Giordania in primis. Intanto il plenipotenziario ONU De Mistura prende atto che il dialogo tra le fazioni siriane è per il momento impossibile e sospende la conferenza di Ginevra fino al prossimo 25 febbraio

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Ginevra: negoziato impossibile per la pace in Siria

GettyImagesLa Turchia vuole escludere I curdi del Rojava. L’Alto comitato per i negoziati, scaturito dalla conferenza di Riyad, pone nuove condizioni per iniziare la trattativa. Russi e americani hanno interessi contrapposti e l’Europa resta a guardare. In questo scenario la Turchia accusa la Russia di aver violato lo spazio aereo turco sul confine siriano. In Iraq, le forze armate irachene annunciano l’intenzione di riprendere la città di Falluja, occupata dall’Isis Continua a leggere

Il 2016, l’Isis e la minaccia del jihadismo globale

RIsisispetto ad un anno fa il territorio dello Stato Islamico si è ridotto del 14 per cento e si estende ora su 78 mila chilometri. In Siria, le forze della coalizione curdo- araba sono ad una ventina di km da Raqqa, quartier generale dei jihadisti e anche in Iraq prevale un certo ottimismo (anche se ieri i jihadisti hanno attaccato una basa a Ramadi). Ma smantellare il califfato in Siria e Iraq potrebbe tradursi in un inasprimento del terrorismo jihadista a livello internazionale e spingere l’Isis a ripiegare su un modello più tradizionale, simile a quello di Al Qaeda. Intanto dopo 25 anni l’Arabia Saudita riapre l’ambasciata a Baghdad. Segno di distensione che apre la strada ad una maggiore cooperazione nella lotta all’Isis.

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Allerta a Monaco, l’Isis dietro la minaccia di Capodanno

Alta teGermania, allerta a Monaconsione in Germania dove è caccia a presunti affiliati Isis sospettati di progettare gli attentati alle stazioni ferroviarie che hanno fatto di Monaco una città blindata nella notte di Capodanno. Intanto i jihadisti del sedicente Stato Islamico hanno rivendicato gli attacchi suicidi avvenuti il 31 dicembre in due ristoranti di Qamishli, città a maggioranza curda nel nord-est della Siria. Curdi sotto attacco in Tuchia, il presidente Erdogan promette di ripulire il paese dal Pkk. Lotta al terrore protagonista del discorso alla nazione di Hollande.

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Dopo Ramadi, Mosul. Dieci leader Isis uccisi a dicembre

Iraq, Ramadi, Al-Abadi

Iraq, Ramadi, Al-Abadi

Dopo aver issato la bandiera irachena su Ramadi ora si punta a riconquistare Mosul. Nella Sinjar liberata, intanto, tensioni tra le varie fazioni curde. Il portavoce della coalizione anti Isis, l’americano Steve Warren, fa sapere che nel mese di dicembre sarebbero stati uccisi dieci capi del sedicente Califfato. Tra questi anche Souleyman, legato agli attentati di Parigi. Frizioni tra Iran e Stati Uniti in seguito ad un incidente nello stretto di Hormutz, passaggio cruciale per le navi militari impegnate nella lotta all’Isis. Attentato in Dagestan, epicentro della rivolta islamica in Russia. Dalla regione sono partiti circa 3 mila soldati per unirsi all’Isis. Arrestati in Turchia due kamikaze, volevano colpire Ankara a Capodanno.

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