Accordo Obama Putin: imporremo il cessate il fuoco in Siria da sabato a mezzanotte

Barack Obaman e Vladimir Putin (foto Ansa)Una telefonata tra Obama e Putin cambia le prospettive del conflitto in Siria. Usa e Russia saranno garanti del cessate il fuoco. In un comunicato congiunto le due grandi potenze usano la parola “enforce“, ovvero si impegnano a coordinarsi per garantire, monitorare e, se necessario, imporre con la forza il silenzio delle armi. Il fatto che i due massimi leader si sbilancino fino a questo punto fa supporre che le parti in causa: Damasco,  le forze Curde, le milizie sostenute dai Sauditi e dalla Turchia siano già, in linea di principio, d’accordo per una cessazione delle ostilità. Le difficoltà però restano, la situazione sul terreno in Siria è confusa, le milizie numerose, le alleanze variabili, restano sul terreno l’Isis e Jahbat al Nusra, contro i quali le operazioni militari continueranno. Non è un caso che, proprio in questo momento, Assad indica nuove elezioni e che Russi ed Iraniani immaginino una Siria federale e democratica, in grado, cioé di garantire ai Curdi un ampio grado di autonomia. Se questo è l’accordo chiuso dietro le quinte i grandi sconfitti  sono Turchia e Arabia Saudita. Come reagiranno nel medio termine, quale rivalsa cercheranno?

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Le nuove stragi ostacolano la tregua

damascoDomenica di sangue in Siria: una serie di attentati vicino a un santuario sciita, alla periferia di Damasco, e a Homs, rivendicati dai jihadisti dell’Isis, hanno ucciso ieri oltre 150 persone. E i militanti dello Stato Islamico hanno tagliato l’unica via di rifornimento verso la Aleppo. Intanto la Turchia chiarisce, attraverso le parole del ministro Cavusoglu, che non è in programma un’operazione di terra con Ryad, ipotizzabile soltanto con il coinvolgimento di tutti i Paesi della coalizione. E mentre il Marocco comunica l’annullamento del vertice annuale della Lega Araba, l’opposizione siriana, appoggiata dall’Arabia Saudita, si riunisce nella capitale saudita, mentre Washington e Mosca
lavorano a un nuovo cessate-il-fuoco

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Strage ad Homs

homsDecine di morti e feriti, un bilancio che sale ogni minuto che passa. Duplice attentato nella città di Homs, in Siria. Intanto Assad attacca l’Arabia Saudita, “principale finanziatore dei terroristi” insieme ad altri “80 Paesi”, che sosterrebbero il terrore “direttamente con il denaro, con il supporto logistico, inviando armi o combattenti” o attraverso “il sostegno politico in varie sedi internazionali”. E punta il dito contro la “manipolazione mediatica dell’Occidente” negando che il governo abbia ostacolo gli arrivi di aiuti umanitari. “Tra 10 anni – ha detto – sarò ricordato come colui che ha salvato il Paese”. E a proposito dei raid russi in Siria sostiene che non ci siano prove di civili colpiti: “sono invece gli americani che hanno ucciso molti civili nei raid nel nord del Paese”

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Onu, fallito il tentativo russo di risoluzione sull’integrità della Siria

Vladimir PutinSi è concluso con un nulla di fatto il tentativo russo di far approvare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una risoluzione sul rispetto dell’integrità territoriale e la sovranità della Siria. Una mossa per sostenere la sovranità territoriale di Damasco contro l’ingerenza di Ankara. A bloccare la bozza Stati Uniti e Francia che, come la Russia, detengono il potere di veto. Secondo l’ambasciatore francese Francois Delattre il sostegno russo ad Assad non ha fatto altro che aumentare le tensioni, mentre la collega americana, Samantha Power, ha accusato Mosca di voler “creare diversivi”.  Intanto Obama cerca una mediazione, e chiede ad Ankara e al Pkk “prove di moderazione”, e alla Russia e ad Assad di fermare il fuoco contro le forze di opposizione moderate. Oggi gli esperti dell’International Syria Support Group (Issg) si incontreranno a Ginevra. Alla vigilia dell’ingresso nel sesto anno della sanguinosa guerra civile, le speranze di pace sono più flebili che mai

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I due fronti di Erdogan

Ankara prova a utilizzare la risposta agli attentati terroristici della settimana per intensificare i raid contro i ribelli curdi e per ampliare la ‘fascia di sicurezza’ in territorio siriano. Un disegno tutt’altro che facile mentre in Siria Pentagono e war-room russa si scambiano inviti a stare lontani dalle rispettive aree di presenza e intervento. Mentre l’Unione europea a Bruxelles discute come evitare la fine di Schengen nella gestione dei flussi di migranti, l’Ucraina è sull’orlo del collasso. Politico ed economico

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Siria: nessuna tregua

Bashar al-Assad (Lapresse)

Bashar al-Assad (Lapresse)

Tutto indica che il cessate il fuoco sulla Siria deciso a Monaco il 12 febbraio sarà un fallimento. Non c’è nessun interesse a metterlo realmente in atto. Questa situazione non può che far piacere al regime di Assad che sta vincendo la guerra. Certo, Assad non avrebbe mai potuto farcela senza l’aiuto dei suoi alleati: i russi e gli iraniani. Per la stampa araba non ci sono dubbi: il disastro dell’opposizione siriana è colpa di Obama.

Per Abdluhab Badrekhan (Asharq al-Awsat 18-02-2016), la Siria è diventata per Putin la migliore carta per barattare l’Ucraina. Il prezzo della “testa di Assad”, dice Badrekhan, può essere un accordo con gli americani su argomenti che non hanno niente a che vedere con la Siria.  Per il giornalista libanese, Putin è più interessato al riconoscimento occidentale della connessione della Crimea, di un accordo esclusivo per il gas con l’Europa, di un’intesa con gli americani per una divisione “equa” dell’Ucraina. Baderkhan conclude che la Siria ha permesso al Cremlino di avviare gli strumenti validi per avere più carte nel momento di cercare un accordo globale.

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Il gioco di ruoli in Siria

cartinaNel linguaggio diplomatico insistere che non c’è nessuna gara “tra me e Putin in Siria”, come ha dichiarato il presidente americano Obama, non vuol dire che c’è collaborazione ma può significare che esiste qualche tipo d’intesa. Il conflitto siriano continua senza una strategia chiara se non quella di lasciare piena libertà ai russi di trovare una soluzione. Di tanto in tanto, però, Obama critica Mosca “timidamente” per i bombardamenti “indiscriminati” contro i civili. Sembra un gioco di ruoli in cui Putin deve fare il lavoro “sporco”. E per il momento lo sta compiendo efficacemente. I massicci bombardamenti russi, hanno permesso alle truppe del regime di Assad di avanzare nel nord del Paese, dove hanno riconquistato 800 chilometri quadrati di territorio e 73 centri abitati prima in mano all’Isis solo dall’inizio di febbraio

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Accuse incrociate dopo i raid. E la tregua è sempre più lontana

siriaScambio di accuse sulla responsabilità degli attacchi missilistici contro cinque ospedali e due scuole che ieri hanno ucciso almeno 50 persone nelle province di Idlib e di Aleppo. Diversi attivisti hanno accusato la Russia, altri i governativi siriani. La Turchia ha parlato di “crimini di guerra” compiuti dal Cremlino. E la Francia in una nota ha chiesto che gli “attacchi contro le strutture sanitarie in Siria da parte del regime o dei suoi alleati cessino immediatamente”. Per Mosca le accuse sono “propaganda”, mentre Damasco incolpa gli americani. Ieri sera nella capitale siriana è arrivato l’inviato speciale per la Siria, Staffan De Mistura, per cercare di riavviare i negoziati di pace e l’invio di aiuti: “I convogli sono pronti: basta il permesso”

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Perché ad Aleppo si combatte una guerra mondiale in miniatura

Siria, i danni ad Aleppo e DamascoDopo il fragile accordo sul cessate il fuoco, i raid russi in Siria anziché attenuarsi si sono intensificati. Per Mosca è in gioco il suo futuro ruolo in Medio Oriente e nonostante la telefonata tra Obama e Putin sulla “cooperazione” per il cessate il fuoco, le posizioni restano distanti ed è notizia di oggi il bombardamento di due ospedali nel nord della Siria. Intanto Ankara continua a colpire le postazioni curde, difendendo la sua linea anche di fronte agli appelli degli Stati Uniti e dell’alto rappresentante della diplomazia Ue, Mogherini. Milizie irachene e libanesi, sotto l’egida dell’Iran, avanzano sul terreno. Gruppi ribelli siriani, sostenuti da Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, combattono per guadagnare posizioni. Un conflitto “per procura”, con le potenze mondiali che appoggiano le diverse fazioni siriane rivali. Nel frattempo le campagne di Aleppo si stanno svuotando, una strategia precisa secondo l’International Institute for Strategic Studies, per allontanare una popolazione che non crede nel regime di Damasco. La posta in gioco non è soltanto l’esito della battaglia di Aleppo e della guerra in Siria. Il rischio è quello che il Wp definisce una “mini guerra mondiale”

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Tutti contro tutti in Siria

Gli accordi di Monaco, per un cessate il fuoco in Siria a partire dalla prossima settimana, stanno producendo il risultato opposto. Tutte le fazioni in campo ed i loro protettori internazionali stanno cercando di guadagnare terreno prima dell’inizio di una tregua sempre più fragile. Le truppe di Assad aiutate dai caccia russi hanno riconquistato il villaggio di Al-Tamoura. Per il secondo giorno di seguito l’esercito turco ha ripreso i bombardamenti contro i combattenti curdi dell’YPG in Siria e le basi del PKK nel nord dell’Irak. L’Arabia Saudita invia i propri caccia nella base Turca di Incirlik e minaccia di inviare truppe di terra in Siria assieme alla Turchia. Federica Mogherini ammette le difficoltà per il cessate il fuoco ma ritiene possibile un intervento umanitario internazionale

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