Siria, la tregua vacilla. Medvedev: “Siamo in una nuova guerra fredda”

ribelliVacilla la fragile tregua per la fine delle ostilità in Siria, raggiunta nella notte tra giovedì e venerdì a Monaco. Gruppi di ribelli hanno dichiarato che continueranno a combattere perché scettici sul cessate il fuoco dei russi: “Continueranno a bombardarci”.  Il gruppo Ahrar al-Sham ha detto che non deporrà le armi finché “non cesseranno i bombardamenti del regime, non saranno creati corridoi umanitari sicuri per i civili, rilasciati i prigionieri e sciolti gli assedi”. E il premier francese Valls ha chiesto a Medvedev di fermare i bombardamenti sulla popolazione. Il premier russo: “Non ci sono prove”. E aggiunge: “Siamo in nuova guerra fredda”

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Siria, accordo a Monaco: cessate il fuoco entro sette giorni

monacoNon c’è bisogno di leggere tra le righe. Adesso i protagonisti del conflitto siriano iniziano a parlare chiaro. Dall’Arabia Saudita arrivano le dichiarazioni del portavoce della coalizione “sunnita” guidata da Riyadh che afferma: “la decisione di inviare truppe in Siria da parte dell’Arabia è irreversibile”.  E Mosca risponde: nel caso in cui siano mandate truppe di terra arabe e occidentali in Siria, l’esplosione di una “guerra mondiale” è un rischio. Parole del premier Dmitri Medvedev. Più tempo passa senza una soluzione seria del conflitto, più ci avviciniamo allo scontro finale tra le potenze regionali e internazionali. L’aiuto russo al regime di Assad è stato prezioso cambiando gli equilibri a favore del Rais ma l’opposizione non è stata sconfitta definitivamente. A Monaco e dopo una lunga notte di trattative è stato raggiunto l’accordo sulla Siria: le ostilità dovranno cessare entro sette giorni. A Mosca devono bastare per chiudere la faccenda definitivamente sul terreno

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Tuono del nord

Salman dell'Arabia Saudita (AP Photo/Yoan Valat, Pool, File)

Salman dell’Arabia Saudita (AP Photo/Yoan Valat, Pool, File)

L’internazionalizzazione del conflitto siriano non ha fatto altro che complicare ancora di più la situazione. Anche se il vento sembra soffiare a favore del regime di Assad, non ci sono ancora segni di una pronta fine della guerra. Le potenze regionali, l’Arabia Saudita e la Turchia, non sono disposte ad accettare il nuovo equilibrio designato dalle forze russe che sono riuscite a cambiare il destino del conflitto. Lo dice chiaramente Jamal Khashoggi, famoso editorialista saudita del giornale Al-Hayat: “Riyadh, così come la Turchia, non permetteranno una vittoria russo-iraniana in Siria”, e conclude che “facendo parte di questa alleanza sunnita che la politica confessionale dell’Iran impone, Riyadh e Ankara saranno ancora più vicine. È giunto il momento per gli americani di capire che i sauditi e turchi fanno sul serio: non è un bluff. Come bisogna dirlo per essere capiti?”.

Sembra chiaro. I sauditi continuano a mandare segnali, cercano di spiegare qual è la loro priorità in questo momento: fermare “il pericolo iraniano”. In questo scenario nessun accordo tra siriani può reggere senza un’intesa tra le due potenze regionali.

Intanto diverse migliaia di soldati sauditi con altri provenienti da Egitto, Sudan, Giordania e dagli altri paesi del Golfo, si esercitano nella zona di Hafr al Batn, nel nord est del regno in manovre militari denominate “Tuono del nord”. Lo ha detto Khashoggi: i sauditi fanno sul serio. Messaggio ricevuto.

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La Nato nel mar Egeo per gestire i migranti

3 fregate della NATO all'ancora nel porto di Sarayburnu a Istanbul ( OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

3 fregate della NATO all’ancora nel porto di Sarayburnu a Istanbul ( OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

Si fa un gran parlare in Arabia Saudita e nel mondo sunnita di un intervento militare in Siria: forze terrestri che avrebbero il compito di creare una zona sicura in territorio siriano per evitare la disintegrazione completa delle milizie ribelli ad Assad, che appaiono in rotta di fronte al rullo compressore delle milizie sciite appoggiate e sostenute dall’apparato militare russo. I diplomatici occidentali sono scettici di fronte a questa ipotesi che appare poco concreta, soprattutto in assenza di una copertura aerea americana. Ma è la profonda frustrazione saudita a rendere il regno, in questa fase, altamente imprevedibile. L’invio di un contingente in Siria potrebbe essere una mossa disperata per costringere gli Stati Uniti ad un maggiore coinvolgimento. Intanto, per la prima volta, la Nato si appresta a intervenire nel mare Egeo, retrovia calda della guerra in Siria per contribuire a gestire l’emergenza profughi in mare.

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Manovra a tenaglia su Aleppo

KILIS, TURKEY - FEBRUARY 08: A family wanting to leave Turkey check their paperwork after passing through a border gate as a small number of Syrian refugees were allowed to return to Syria at the closed Turkish border gate on February 8, 2016 in Kilis, Turkey. According to Turkish officials some 35,000 Syrian refugees have massed on the Syrian/Turkish border after fleeing Russian airstrikes and a regime offensive surrounding the city of Aleppo in northern Syria. Turkey's President Recep Tayyip Erdogan said Turkey would open it's doors" if necessary" (Photo by Chris McGrath/Getty Images)

KILIS, TURCHIA – 8 FEBBRAIO:                            La frontiera tra Turchia e Siria rimane chiusa (Photo by Chris McGrath/Getty Images)

Cosa è andata a fare Angela Merkel in Turchia? Chiedere una più decisa azione contro gli sbarchi dalle coste turche verso la Grecia è importante per la cancelliera ma lo è ancor di più ragionare sul futuro della guerra in Siria con uno dei protagonisti, oggi in gran difficoltà: il presidente turco Erdogan.  L’Europa chiede alla Turchia di aprire i cancelli di fronte all’esodo dei civili siriani in fuga da Aleppo. Questo significherebbe, per la Turchia, rinunciare a creare una zona cuscinetto oltre frontiera che metterebbe l’esercito turco a rischio di scontro con le forze di Assad appoggiate dai bombardieri russi che a quella linea di confine si stanno avvicinando. Il punto interrogativo è ormai capire come riprendere il filo del dialogo dopo l’inevitabile caduta di Aleppo. Assad si fermerà a dialogare? Continua a leggere

La Turchia nella bufera

Regime Campaign - Aleppo FEB 2016 (2)

Fonte: The institute for the study of war fai click per ingrandire

Secondo il think tank statunitense “the Institute for the study of war” le conseguenze strategiche dell’avanzata di Assad verso Aleppo sono 4:

  1. La posizione negoziale di Assad e dei suoi sostenitori risulta rafforzata, Iran e Russia consolidano la loro presenza strategica in Siria;

  2. La pressione praticata contro l’opposizione costringe i ribelli a approfondire il coordinamento con gruppi apertamente jihadisti come la frangia siriana di Al Qaida, Jahbat al Nusra e altri gruppi salafiti: nella provincia di Idlib un accordo di cooperazione è già stato firmato;

  3. La tattica del regime di usare l’arma dell’assedio e della fame contro le sacche di resistenza attorno ad Aleppo lasciando però aperta una via di fuga verso la Turchia,  sembra fatta apposta per alimentare un flusso imponente di rifugiati e mettere in difficoltà il governo turco;

  4. La presa di Aleppo pone un dilemma strategico alla Turchia. Il presidente Erdogan ha fornito armi, rifornimenti e basi sicure ai ribelli per favorire l’insediamento a Damasco di un governo sunnita filo turco: ora si trova con l’opposizione debilitata e l’esercito russo a pochi chilometri dalla propria frontiera. Come reagirà? Erdogan potrebbe considerare di fornire ai ribelli armi avanzate come i missili anti aereo brandeggiatili oppure di scegliere di penetrare in territorio siriano con le sue truppe, in modo da stabilire una zona cuscinetto.

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Siria: proposte e minacce

 

Bashar al-Assad (Fabio Rodrigues Pozzebom / ABr / Wikipedia)

Il ruolo americano nella crisi siriana è ridotto ormai alla mediazione tra i russi e l’opposizione siriana. Non solo; tutto indica che per il governo Obama l’unica soluzione fattibile è quella proposta da Mosca. Il segretario di Stato John Kerry, anche quando critica, timidamente, i bombardamenti russi alle zone dove si trova l’opposizione, non dimentica di rilevare come Mosca “aveva avanzato diverse proposte costruttive per risolvere il conflitto siriano”.  Proposte che si discuteranno a Ginevra alla fine del mese dando tempo alle forze del regime, appoggiate da Mosca e Teheran, di risolvere definitivamente il conflitto sul terreno e arrivare alla tavola dei negoziati con più carte da giocare.

Il ministro degli esteri di Assad intanto avverte Riyadh. Walid al-Muallim, commentando le affermazioni delle autorità saudite di esser pronte a inviare soldati in Siria contro l’Isis, ha detto:  “Torneranno in patria nelle bare i militari stranieri che entreranno nel nostro paese”.

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Siria: nuova emergenza umanitaria

Staffan de Mistura (Salvatore Di Nolfi/Keystone via AP)“Non si può negoziare e combattere”, parole dell’inviato Onu per la Siria, Staffan De Mistura, che dopo due giorni di negoziazioni a Ginevra ha capito che in fondo non c’è nessuna volontà di arrivare alla pace. Molto complessa la situazione in cui il regime di Assad, forte per le sue alleanze russe e iraniane, cerca di dettare le condizioni approfittando del vento a favore per annichilire l’opposizione rimasta.
Il risultato è una nuova emergenza umanitaria: decine di migliaia di civili siriani, in fuga da Aleppo. I raid aerei russi e l’offensiva militare in corso da giorni da parte delle forze governative guidate sul terreno dai Pasdaran iraniani e dagli Hezbollah libanesi, hanno obbligato circa 40mila i civili siriani a fuggire verso Aazaz a pochi chilometri dal confine turco, da mesi chiuso dalle autorità di Ankara. Per mettere in pratica le richieste europee di fare il possibile per limitare che i civili in fuga raggiungano l’Europa, il governo turco ha cominciato a innalzare un muro di divisione nell’unica zona frontaliera a nord di Aleppo non controllata dall’Isis.

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Escalation

Oggetti di porcellana in mostra al mercato di Damasco (Photo credit should read JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Oggetti di porcellana in mostra al mercato di Damasco (JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Una guerra civile sanguinosa e distruttiva si sta trasformando in una ancor più rischiosa guerra internazionale tra potenze rivali. L’avanzata delle forze governative verso Aleppo, con l’appoggio dei bombardieri russi e dei Pasdaran iraniani, ha indotto l’Arabia Saudita ad ipotizzare un intervento di truppe di terra. Se questo avvenisse sarebbe un pericoloso salto di qualità. Le potenze internazionali che dichiarano di intervenire contro l’Isis si farebbero, in realtà, la guerra tra loro, schierandosi pro o contro la permanenza al potere del presidente Assad.  In questo clima è molto improbabile che i colloqui di pace di Ginevra, appena sospesi, possano riprendere prima che sia decisa sul terreno la battaglia per il controllo di Aleppo. La conferenza dei donatori a Londra ha stanziato una somma superiore al previsto, 10 miliardi di dollari, soprattutto per aiutare i paesi che maggiormente sopportano il peso dei profughi: Turchia, Libano e Giordania. In cambio questi paesi si sono impegnati a rilasciare ai rifugiati siriani permessi di lavoro. E’ chiaro anche da questo segnale che nessuno pensa ad una rapida fine del conflitto. Continua a leggere

Merkel: 2,3 miliardi di aiuti per la Siria

LONDON, ENGLAND - FEBRUARY 04: German Chancellor Angela Merkel arrives at the 'Supporting Syria Conference' at The Queen Elizabeth II Conference Centre on February 4, 2016 in London, England. World leaders are gathering for the 4th annual donor conference in an attempt to raise £6.2bn GBP to those affected by the war in Syria. (Photo by WPA Pool - Toby Melville/Getty Images)

Londra. La cancelliera tedesca angela Merkel arriva alla Supporting Syria Conference’.  di London, England.  (Photo by WPA Pool – Toby Melville/Getty Images)

La Germania si presenta alla conferenza dei donatori per la Siria con una offerta generosa. Berlino pagherà di tasca propria oltre due miliardi degli 8 che la comunità internazionale (70 paesi) stima necessari per alleviare le sofferenze della popolazione colpita dalla guerra civile. E’ un ulteriore segno della determinazione di Angela Merkel a investire grandi risorse per contenere l’ondata dei profughi provenienti dalla Siria nei paesi che con la Siria confinano: Turchia, Libano e Giordania in primis. Intanto il plenipotenziario ONU De Mistura prende atto che il dialogo tra le fazioni siriane è per il momento impossibile e sospende la conferenza di Ginevra fino al prossimo 25 febbraio

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