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Oggetti di porcellana in mostra al mercato di Damasco (Photo credit should read JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Oggetti di porcellana in mostra al mercato di Damasco (JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Una guerra civile sanguinosa e distruttiva si sta trasformando in una ancor più rischiosa guerra internazionale tra potenze rivali. L’avanzata delle forze governative verso Aleppo, con l’appoggio dei bombardieri russi e dei Pasdaran iraniani, ha indotto l’Arabia Saudita ad ipotizzare un intervento di truppe di terra. Se questo avvenisse sarebbe un pericoloso salto di qualità. Le potenze internazionali che dichiarano di intervenire contro l’Isis si farebbero, in realtà, la guerra tra loro, schierandosi pro o contro la permanenza al potere del presidente Assad.  In questo clima è molto improbabile che i colloqui di pace di Ginevra, appena sospesi, possano riprendere prima che sia decisa sul terreno la battaglia per il controllo di Aleppo. La conferenza dei donatori a Londra ha stanziato una somma superiore al previsto, 10 miliardi di dollari, soprattutto per aiutare i paesi che maggiormente sopportano il peso dei profughi: Turchia, Libano e Giordania. In cambio questi paesi si sono impegnati a rilasciare ai rifugiati siriani permessi di lavoro. E’ chiaro anche da questo segnale che nessuno pensa ad una rapida fine del conflitto. Continua a leggere

Dopo 5 anni di guerra e 300mila morti, al-Assad al tavolo dei negoziati detta le sue condizioni

SWITZERLAND-SYRIA-CONFLICT-UN-TALKSL’opposizione sta cercando di recuperare terreno, ma lo fa a tempo scaduto: questa è l’impressione che dà la situazione siriana. A Ginevra tutti cercano di posizionarsi, senza prendere in considerazione che il regime di al-Assad, con l’appoggio russo e iraniano, ha già concluso la battaglia a suo favore. Quello che si vede adesso sono solo manovre che possono aiutare alcune potenze regionali a uscire da questo conflitto con meno danni possibili. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria Staffan de Mistura si è incontrato ieri a Ginevra con la delegazione del governo di Damasco. Oggi, teoricamente, tocca all’opposizione, anche se de Mistura non ha ancora fornito né un programma preciso dei colloqui né una lista dei partecipanti di detta opposizione. Sul campo di battaglia continua l’offensiva delle forze del regime contro i ribelli in varie aree nell’ovest del paese. Con il supporto dell’aviazione militare russa, i lealisti hanno colpito le linee di rifornimento dei ribelli nella città settentrionale di Aleppo, sotto attacco dalle prime ore di lunedì primo febbraio. Il Rais siriano ha capito dall’inizio che solo con la forza poteva rimanere al potere. Dopo cinque anni di guerra, quasi trecentomila morti e milioni di rifugiati, al-Assad si siede tranquillo al tavolo dei negoziati dettando le sue condizioni.

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Strage Isis a Damasco, mentre a Ginevra riprendono i colloqui in un clima di sfiducia

damascoÈ salito ad almeno 70 il bilancio delle vittime della strage dell’Isis compiuta ieri a Damasco. Tre esplosioni provocate da un’autobomba e due kamikaze hanno scosso la capitale siriana, mentre erano in corso a Ginevra i difficilissimi negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Colloqui che oggi entrano nel vivo con gli incontri previsti nelle prossime ore, in stanze separate, dell’inviato Onu, Staffan De Mistura, con le delegazioni del regime e dell’opposizione siriana

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Ginevra. Colloqui di pace senza i ribelli?

Switzerland Syria TalksCi saranno i rappresentanti del presidente Assad e qualche figura indipendente dell’opposizione ma rifiuta di partecipare all’incontro la principale organizzazione di opposizione, l’Alto Consiglio per i Negoziati, che si è formato a Ryad nel dicembre scorso e che raccoglie un centinaio di milizie, fazioni, movimenti di confessione sunnita che si battono contro Damasco. “Non entreremo nella sala del negoziato se prima non verranno soddisfatte le nostre richieste umanitarie”, dicono, facendo riferimento alle città ancora assediate in Siria, circa 18 secondo le Nazioni Unite, ai circa 500mila civili a rischio morte per fame, ma soprattutto al fatto che le forze armate regolari, appoggiate dagli ausiliari Hezbollah e dai raid aerei russi, continuano a guadagnare terreno ed ogni giorno che passa acquistano potere negoziale. Che senso ha, per l’opposizione, sedersi al tavolo di una trattativa lunga e complessa – potrebbe durare sei mesi, secondo il responsabile ONU Staffan De Mistura – mentre Assad li sta sbaragliando sul campo ed ha evidentemente tutto l’interesse a guadagnare tempo? Avrebbe senso soltanto se potessero prima ottenere, almeno, un cessate il fuoco, cosa che né Damasco né Mosca sono intenzionate a concedere.

L’imbarazzo è forte soprattutto per gli Stati Uniti. La riunione di Ginevra è stata fortemente voluta dal segretario di stato John Kerry che fino all’ultimo ha fatto pressione sul gruppo di Ryad perché accettasse la convocazione di De Mistura. Il timore degli americani è che alla fine l’opposizione sunnita sia completamente tagliata fuori dal futuro politico della Siria. “Se non venite ora diverrete sempre più irrilevanti” aveva detto loro Kerry. Fin dall’inizio la posizione americana è stata indebolita dalla mancanza di una milizia alleata affidabile, e cioè non compromessa con i jihadisti, sul terreno, fatta eccezione per i Curdi i quali però non intendono combattere al di fuori delle zone del loro ancestrale radicamento.Dopo gli attentati di Parigi non è più possibile alcuna ambiguità nei confronti del terrorismo.

Questo significa che il tentativo di Ginevra è inutile? Non è detto. Staffan De Mistura ha dichiarato che il primo tema all’ordine del giorno sarà la ricerca di un patto per il cessate il fuoco e per la protezione dei civili: la prima richiesta dell’alto Consiglio per i Negoziati. Nel frattempo qualche figura indipendente può ben esercitare un ruolo di liason informale tra i rappresentanti di Assad e quelli del gruppo di Ryad.

 

Ginevra si avvicina. Arabia e Turchia provano ad alzare il prezzo

davutogluSe americani e russi insistono che la data del tavolo di pace sulla Siria è il 25 di questo mese, allora non ci sono dubbi. Anzi, il segretario di Stato americano John Kerry ed il suo omologo russo Sergei Lavrov si dicono certi che la data del 25 gennaio sarà rispettata. E se loro lo dicono, sanno perché. Le notizie che arrivano dalla regione invece sono poco incoraggianti. Dopo le minacce del consiglio dell’opposizione siriana, sostenuto dall’Arabia Saudita, di non partecipare alla trattativa, arrivano le accuse turche ai russi di mettere a rischio i colloqui di pace sulla Siria, insistendo nel voler invitare al tavolo anche gruppi combattenti che il governo di Ankara definisce terroristi. Il premier turco Ahmet Davutoglu si riferiva al Ypg, una milizia armata curda, che i russi vogliono al tavolo di Ginevra. Più si avvicina la data più escono voci contrarie ai negoziati di pace. Probabilmente è il modo in cui opposizione, Arabia Saudita e Turchia alzano il prezzo delle loro rivendicazioni. Hanno già capito che a Ginevra saranno in posizione di debolezza.

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Siria, Usa e Russia cercano una via d’uscita al conflitto

US, Russian FMs meet on Syria, Ukraine in ZurichTutto più chiaro. I grandi hanno deciso di prendere la situazione in mano. Sulla Siria non sono i siriani a scegliere le date e i modi per sedersi alla tavola di pace, prevista per il 25 di questo mese, ma le potenze internazionali. Le tensioni tra l’Iran e l’Arabia Saudita obbligano americani e russi a mettersi d’accordo per trovare una via d’uscita a un conflitto che sta durando troppo. Solo che non è facile arrivare a un accordo nemmeno per loro, soprattutto per loro. Al termine di tre ore di colloquio a Zurigo, John Kerry e Sergei Lavrov non sono riusciti a mettersi d’accordo sui gruppi che dovranno partecipare ai negoziati. Il Ministro degli Esteri russo ha confermato, al termine dell’incontro, che Mosca e Washington sono d’accordo nel voler preservare l’integrità territoriale della Siria. Frasi diplomatiche che traducono l’incapacità della comunità internazionale di trovare una soluzione al conflitto. Nel frattempo, il consiglio dell’opposizione siriano ha fatto sapere che non parteciperà alla conferenza di pace prevista a Ginevra, affermando di voler essere l’unico interlocutore contro il regime di Bashar al Assad. Tocca capire cosa vuole allora l’Arabia Saudita, il vero paladino del consiglio, in questa partita di scacchi mediorientale. Chi aveva detto che il conflitto siriano è un problema tra siriani?

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L’Isis taglia i salari dei combattenti

boia isisLa crisi tocca tutti, persino l’Isis. Il gruppo jihadista ha deciso di dimezzare gli stipendi dei suoi membri in Siria e Iraq. La riduzione dei proventi petroliferi causati dal danneggiamento dei pozzi nell’est della Siria e la distruzione di una filiale della Banca centrale sono la causa di questo provvedimento. Gli stipendi dei combattenti scenderanno dunque da 400 dollari a 200. I combattenti stranieri, pagati il doppio rispetto ai loro compagni siriani, vedranno il loro stipendio ridotto a 400 dollari. Momenti difficili per l’autoproclamato Stato Islamico che ha confermato l’uccisione del suo boia più famoso: Jihadi John. Il boia, che in realtà si chiamava Mohamed Emwazi ed era uno degli uomini più ricercati al mondo, è stato ucciso in un raid aereo

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Ginevra, Assad partecipa da una posizione di forza

assadConfermata la data per i colloqui di pace sulla Siria: sarà il 25 gennaio a Ginevra. Il regime di Assad partecipa da una posizione di forza. Da quando sono arrivati gli alleati russi in aiuto tutto è andato liscio per Damasco. Il regime si sente forte e accetta di sedersi alla tavola dei negoziati con un’opposizione frammentata e distrutta. Non solo, il ministro degli esteri al-Mouallam chiede persino un’opposizione di suo gradimento per continuare il dialogo. Non poteva andare meglio per Assad. Le potenze internazionali sono disposte a chiudere un occhio e a dimenticare le responsabilità del Rais siriano in questo conflitto che ha causato più di 260 mila morti e milioni dei rifugiati. Dopo cinque anni di guerra si può dire che gli elementi che indicano la fine della partita non mancano, anche se la complessità del conflitto e il ruolo delle potenze straniere lasciano sempre spazio a sorprese dell’ultima ora

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L’eterna insurrezione irachena

(STRINGER/AFP/Getty Images)

Le forze dell’Isis scacciate da Ramadi e da altri centri iracheni non scompaiono ma entrano in clandestinità. Il rischio è che alimentino una nuova ondata di attentati terroristici che riporti il paese agli anni peggiori dell’insurrezione contro la presenza occidentale, in un groviglio reso ancora più velenoso dal conflitto tra sciiti e sunniti, tra Iran e Arabia Saudita, che proprio in Iraq può trovare un fertile terreno di gioco. Intanto nei corridoi dei palazzi di Baghdad è in corso un braccio di ferro perché non a tutti piace l’assegnazione dell’appalto per riparare la diga di Mosul ad una ditta italiana. In Siria le forze curde hanno ormai pieno controllo delle principali vie di accesso nel paese dalla frontiera turca. A sud di Damasco, un convoglio umanitario è in viaggio per salvare dalla morte per fame la città assediata di Madaya. Continua a leggere

Ginevra, Governo Damasco pronto a partecipare ma alle sue condizioni

Walid al-Moallem, Staffan de MisturaLa Siria è pronta a partecipare ai colloqui di pace di Ginevra, ma pone le sue condizioni: conoscere le liste dei gruppi di opposizione che siederanno al tavolo previsto per il 25 gennaio. Intanto restano accesi i toni tra Iran e Arabia Saudita, dopo che Ryad ha annunciato nuove “misure” verso Teheran, che da parte sua ha invitato il regno a “seguire la via della ragione”. E oggi i ministri degli Esteri della Lega Araba si incontreranno al Cairo per discutere della crisi diplomatica tra i due Paesi. Continua il caos in Libia, aggravato dall’attacco alla principale centrale elettrica di Bengasi, e arriva la notizia dell’uccisione in Iraq di uno dei vice di Al-Baghdadi, al-Obeidi

 

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