Egitto, l’ombra del Daesh dietro l’attacco

A member of the Egyptian security stands guard in front of the entrance to Bella Vista Hotel in Red Sea resort of HurghadaCosa c’è dietro l’assalto al resort di Hurghada? Criminali o jihadisti? Quello di ieri è solo l’ultimo di una lunga serie di attentati in una zona, quella del Mar Rosso, segnata da una forte instabilità politica, dove si consuma lo scontro sociale tra i beduini locali, esclusi dai vantaggi portati dal turismo, e il governo centrale, e dove si rafforza l’organizzazione Ansar Bayt al Maqdis, che ha giurato fedeltà al Califfo, e ha rivendicato l’attentato di turisti israeliani al Cairo come risposta all’appello di “uccidere gli ebrei”

 

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Nel 2015 l’Isis ha perso il 30% del suo territorio

Belgium searching for two new suspects linked to Paris attacksMentre gli inquirenti belgi ritengono di aver identificato i due uomini che da Bruxelles coordinarono gli attacchi di Parigi, la coalizione a guida americana fa sapere che nell’ultimo anno l’Isis ha perso circa il 30% del territorio che controllava tra Siria ed Iraq. In Europa intanto, sotto la pressione delle centinaia di migliaia di profughi che stanno cercando di raggiungere il Vecchio Continente, scricchiola l’accordo di Schengen e con questo la libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Unione. A Bruxelles è in programma oggi un vertice dopo che Svezia e Danimarca, ultime in ordine di tempo, hanno deciso di reintrodurre i controlli alla frontiera. Non scema, infine, la tensione tra Iran ed Arabia Saudita scatenata dall’esecuzione dello sceicco sciita Nimr al Nimr con Teheran che ha vietato i pellegrinaggi a La Mecca.

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Milizie curde e forze arabe alleate contro l’Isis

(Lapresse)

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In questa fase tutti i protagonisti giocano le carte che hanno per arrivare al tavolo di pace da posizioni di forza.  Il responsabile ONU De Mistura, ha fissato la data del 25 gennaio per l’inizio del negoziato a Ginevra. Ma non è ancora chiaro chi sarà alla fine ammesso a quel tavolo.  Ieri la morte di un potente capo ribelle, Zahran Alloush, probabilmente ucciso in un raid russo, ha portato alla sospensione di una tregua negoziata proprio dall’ONU nella periferia di Damasco. I militanti islamisti avrebbero dovuto lasciare la zona di Damasco e il campo profughi palestinesi di Yarmouk dove erano asserragliati, per raggiungere i territori controllati dall’ISIS. Una operazione ambiziosa che mirava, tra l’altro, a separare i militanti Sunniti che si oppongono ad Assad dagli elementi più radicali in una vasta area attorno alla capitale.

E mentre l’appoggio russo sta restituendo ad Assad un ruolo che sembrava perduto, tanto in Iraq quanto in Siria l’Isis sta subendo l’offensiva di una inedita alleanza tra forze curde e combattenti arabi.

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Mosul, l’Italia manda 450 uomini a difesa della più importante diga dell’Iraq

Renzi annuncia l’invio di un contingente militare, insieme agli Usa, per proteggere i lavori sull’importante infrastruttura che si trova in una zona contesa dai jihadisti. L’appalto per i lavori di messa in sicurezza della diga alla ditta italiana Trevi. Intanto l’Arabia Saudita lancia la coalizione islamica anti-Isis cui aderiscono 33 Paesi: non c’è l’Iran, ma lo Yemen. Il presidente russo e il segretario di Stato Usa: “Insieme possiamo fare la differenza”.

 

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Siria, le monarchie petrolifere del Golfo chiedono “una soluzione politica”

SAUDI-GCC-SUMMITIn politica, come nella vita, quello che inizia con le parole può sempre tradursi in azione. Le frasi di Putin sulla possibilità di usare il nucleare contro l’Isis stanno suscitando molta preoccupazione, soprattutto nei paesi limitrofi alla Siria. Dalla Turchia sono pesantissime le critiche al presidente russo. In Siria la Russia sta compiendo un tentativo di “pulizia etnica” nei confronti delle forze turcomanne e sunnite, ha detto il premier turco Ahmet Davutoglu, ribadendo le accuse a Mosca di colpire soprattutto i combattenti anti-Assad, aiutando così l’Isis. Dall’Arabia Saudita arriva l’apertura dell’opposizione siriana che ha accettato di incontrare rappresentanti del governo siriano per l’avvio di eventuali negoziati di pace. La condizione dell’uscita di Bashar Assad dal potere per dare inizio alla transizione, siglata dall’opposizione nella conferenza di Riyadh, toglie ottimismo sul successo di un processo di pace realistico nella zona

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La Russia rilancia sul tavolo libico, gli USA vogliono ‘finire il lavoro’ a Ramadi

lavrovLavrov arriva a Roma accompagnato dalla notizia, guarda caso diffusa da Teheran, della presenza di al Baghdadi a Sirte. Russia disponibile a parlare di stabilizzazione libica con l’Italia. Se Roma si unisse alle correnti che a Parigi chiedono la fine delle sanzioni europee contro la Russia…
Intanto Russia, Stati Uniti e Nazioni  unite avviano a Ginevra, domani, colloqui a tre sulla Siria. Mosca accentua la pressione militare contro i ribelli, in Siria arrivano i carroarmati hi tech T-90. Washington pronta a inviare elicotteri Apache per ‘finire il lavoro’ delle forze irachene a Ramadi, ancora nelle mani dell’Isis  

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Bombardamenti USA. Vittime civili?

Mideast Syria_bomba piccola26 civili sarebbero rimasti uccisi in un raid statunitense nel nord est della Siria. La denuncia viene dall’Osservatorio Siriano sui
Diritti Umani. Intanto continua il blame game tra Russi ed Americani su chi abbia la responsabilità della morte di 4 soldati del regime alle porte di Aleppo. Tutti elementi che fanno comprendere, una volta di più, quanto sia rischioso il gioco delle grandi potenze in Siria. Il New York Times ribadisce in prima pagina: “non dobbiamo farci attirare in una campagna di terra, faremmo il gioco dell’ISIS” ma, ammette il quotidiano, “al di fuori delle zone Curde non abbiamo alleati locali sul terreno affidabili”. A Ryadh si apre oggi la prima grande conferenza di pace dal 2011, che accoglierà fazioni militari e civili, prevista la presenza di oltre 150 sigle. Assenti i Curdi, scettici iraniani e russi, il nodo da sciogliere resta il ruolo presente e futuro di Assad.

 

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Putin chiama all’unità contro l’Isis

Vladimir PutinPer il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk non ci sono dubbi: i russi sono in Siria non per sconfiggere il terrorismo dell’Isis ma per proteggere Assad dall’opposizione. Putin chiama all’unità contro l’autoproclamato Stato Islamico e a una coalizione allargata e forte sotto l’egida delle Nazioni Unite. La Gran Bretagna, coinvolta nei raid aerei in Siria, è ufficialmente nel mirino dell’Isis. I britannici si aggiungono ai 13 paesi che operano già in Siria con aerei militari, tutti senza un comando congiunto, senza obiettivi comuni, senza un canale di comunicazione tecnico e in alcuni casi in aperta ostilità reciproca

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Segretario alla difesa Usa: in Iraq combatteranno forze speciali

Si annuncia acceso il lungo dibattito previsto oggi alla Camera dei Comuni britannica per decidere sull’intervento militare in Siria, dopo che il premier Cameron ha accusato il leader Labour Corbyn, contrario ai raid, di simpatizzare con i terroristi. Intanto sul Times l’ambasciatore saudita definisce un insulto l’accusa, rivolta da Corbyn a Riad, di sostenere l’Isis. Il segretario alla Difesa americano Carter annuncia che forze speciali di terra interverranno in Iraq, e il primo ministro iracheno ribatte: non abbiamo bisogno di un dispiegamento sul terreno di truppe straniere e qualsiasi loro presenza deve avvenire con l’approvazione e in coordinamento con Baghdad. Mosca accusa Erdogan e la sua famiglia di essere coinvolti in traffici illegali di petrolio e armi con l’Isis: “Abbiamo le prove”
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