Siria, accordo a Monaco: cessate il fuoco entro sette giorni

monacoNon c’è bisogno di leggere tra le righe. Adesso i protagonisti del conflitto siriano iniziano a parlare chiaro. Dall’Arabia Saudita arrivano le dichiarazioni del portavoce della coalizione “sunnita” guidata da Riyadh che afferma: “la decisione di inviare truppe in Siria da parte dell’Arabia è irreversibile”.  E Mosca risponde: nel caso in cui siano mandate truppe di terra arabe e occidentali in Siria, l’esplosione di una “guerra mondiale” è un rischio. Parole del premier Dmitri Medvedev. Più tempo passa senza una soluzione seria del conflitto, più ci avviciniamo allo scontro finale tra le potenze regionali e internazionali. L’aiuto russo al regime di Assad è stato prezioso cambiando gli equilibri a favore del Rais ma l’opposizione non è stata sconfitta definitivamente. A Monaco e dopo una lunga notte di trattative è stato raggiunto l’accordo sulla Siria: le ostilità dovranno cessare entro sette giorni. A Mosca devono bastare per chiudere la faccenda definitivamente sul terreno

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Dopo 5 anni di guerra e 300mila morti, al-Assad al tavolo dei negoziati detta le sue condizioni

SWITZERLAND-SYRIA-CONFLICT-UN-TALKSL’opposizione sta cercando di recuperare terreno, ma lo fa a tempo scaduto: questa è l’impressione che dà la situazione siriana. A Ginevra tutti cercano di posizionarsi, senza prendere in considerazione che il regime di al-Assad, con l’appoggio russo e iraniano, ha già concluso la battaglia a suo favore. Quello che si vede adesso sono solo manovre che possono aiutare alcune potenze regionali a uscire da questo conflitto con meno danni possibili. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria Staffan de Mistura si è incontrato ieri a Ginevra con la delegazione del governo di Damasco. Oggi, teoricamente, tocca all’opposizione, anche se de Mistura non ha ancora fornito né un programma preciso dei colloqui né una lista dei partecipanti di detta opposizione. Sul campo di battaglia continua l’offensiva delle forze del regime contro i ribelli in varie aree nell’ovest del paese. Con il supporto dell’aviazione militare russa, i lealisti hanno colpito le linee di rifornimento dei ribelli nella città settentrionale di Aleppo, sotto attacco dalle prime ore di lunedì primo febbraio. Il Rais siriano ha capito dall’inizio che solo con la forza poteva rimanere al potere. Dopo cinque anni di guerra, quasi trecentomila morti e milioni di rifugiati, al-Assad si siede tranquillo al tavolo dei negoziati dettando le sue condizioni.

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Ginevra si avvicina. Arabia e Turchia provano ad alzare il prezzo

davutogluSe americani e russi insistono che la data del tavolo di pace sulla Siria è il 25 di questo mese, allora non ci sono dubbi. Anzi, il segretario di Stato americano John Kerry ed il suo omologo russo Sergei Lavrov si dicono certi che la data del 25 gennaio sarà rispettata. E se loro lo dicono, sanno perché. Le notizie che arrivano dalla regione invece sono poco incoraggianti. Dopo le minacce del consiglio dell’opposizione siriana, sostenuto dall’Arabia Saudita, di non partecipare alla trattativa, arrivano le accuse turche ai russi di mettere a rischio i colloqui di pace sulla Siria, insistendo nel voler invitare al tavolo anche gruppi combattenti che il governo di Ankara definisce terroristi. Il premier turco Ahmet Davutoglu si riferiva al Ypg, una milizia armata curda, che i russi vogliono al tavolo di Ginevra. Più si avvicina la data più escono voci contrarie ai negoziati di pace. Probabilmente è il modo in cui opposizione, Arabia Saudita e Turchia alzano il prezzo delle loro rivendicazioni. Hanno già capito che a Ginevra saranno in posizione di debolezza.

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L’Isis taglia i salari dei combattenti

boia isisLa crisi tocca tutti, persino l’Isis. Il gruppo jihadista ha deciso di dimezzare gli stipendi dei suoi membri in Siria e Iraq. La riduzione dei proventi petroliferi causati dal danneggiamento dei pozzi nell’est della Siria e la distruzione di una filiale della Banca centrale sono la causa di questo provvedimento. Gli stipendi dei combattenti scenderanno dunque da 400 dollari a 200. I combattenti stranieri, pagati il doppio rispetto ai loro compagni siriani, vedranno il loro stipendio ridotto a 400 dollari. Momenti difficili per l’autoproclamato Stato Islamico che ha confermato l’uccisione del suo boia più famoso: Jihadi John. Il boia, che in realtà si chiamava Mohamed Emwazi ed era uno degli uomini più ricercati al mondo, è stato ucciso in un raid aereo

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Negoziati di Ginevra, si rischia il rinvio

7th Annual International Human Rights Summit 2010, Geneva, SwitzerlandCi siamo. Mancano pochi giorni per l’inizio delle negoziazioni di pace sulla Siria. A Ginevra devono incontrarsi il venticinque di questo mese le delegazioni che rappresentano il regime di Damasco e l’opposizione siriana. Voci dall’Onu creano un po’ di suspense, affermando la possibilità di un rinvio. Motivo, mancanza di un accordo fra le potenze regionali su chi deve partecipare. La Russia auspica che ai negoziati partecipino anche i gruppi moderati interni considerati più vicini al regime del presidente siriano Bashar al-Assad. Organizzazioni considerate “collaborazioniste” dal resto dell’opposizione. I media, intanto, continuano a parlare della strage di Deyr Zoor, nell’est della Siria: 300 tra civili e soldati decapitati e altri 400 militari governativi catturati dall’Isis. Si teme che possano essere uccisi nelle prossime ore

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Egitto, l’ombra del Daesh dietro l’attacco

A member of the Egyptian security stands guard in front of the entrance to Bella Vista Hotel in Red Sea resort of HurghadaCosa c’è dietro l’assalto al resort di Hurghada? Criminali o jihadisti? Quello di ieri è solo l’ultimo di una lunga serie di attentati in una zona, quella del Mar Rosso, segnata da una forte instabilità politica, dove si consuma lo scontro sociale tra i beduini locali, esclusi dai vantaggi portati dal turismo, e il governo centrale, e dove si rafforza l’organizzazione Ansar Bayt al Maqdis, che ha giurato fedeltà al Califfo, e ha rivendicato l’attentato di turisti israeliani al Cairo come risposta all’appello di “uccidere gli ebrei”

 

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Tensioni Arabia Saudita-Iran, perché giocano a favore dei jihadisti

iranCoincidendo con il periodo dei saldi, l’Arabia Saudita ha abbassato il prezzo del petrolio per suoi clienti europei, un gesto che sembra diretto contro il suo rivale storico, anche sui mercati petroliferi, l’Iran. La tensione tra queste due potenze regionali allontana la possibilità di trovare una soluzione ai conflitti dell’area. La Siria rappresenta il campo di battaglia per eccellenza in cui si manifesta la rivalità tra gli Ayatollah e i sauditi. L’Iran sostiene Assad e l’Arabia Saudita partecipa alla coalizione internazionale, guidata dal suo alleato storico, gli Stati Uniti. Per la prima volta in quattro anni, i due paesi nemici si erano incontrati due mesi fa intorno allo stesso tavolo per i colloqui di pace a Vienna. L’obiettivo era trovare una soluzione politica alla crisi, l’unico modo per combattere efficacemente i jihadisti dell’Isis. Con gli sviluppi degli ultimi giorni è diventato difficile immaginare posizioni flessibili tra le due potenze regionali, in particolare sulla questione del futuro di Bachar al-Assad. Questa situazione gioca a favore dei jihadisti

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Il conflitto siriano: tra minacce e piccoli passi diplomatici

putin1Una cosa è certa. Nello scacchiere siriano tutto è possibile. La guerra continua anche se in pochi capiscono i veri obiettivi. Quello che è iniziato come uno scontro interno, una ribellione contro un regime dittatoriale, è diventato in poco tempo un conflitto internazionale di grande complessità difficile da decifrare. Solo così si possono capire i cambiamenti di alleanze, di posizioni e le dichiarazioni che arrivano ogni giorno sulla Siria. Il presidente russo conferma tutto ciò con le sue parole di ieri nella conferenza stampa di fine anno.

Davanti a 1400 giornalisti provenienti da tutte le testate del mondo, Putin ha teso la mano agli Stati Uniti per arrivare a un accordo che può non piacere al regime di Damasco, ha accusato duramente la Turchia ancora una volta per aver compiuto deliberatamente «un atto ostile» abbattendo il jet russo e ha chiuso minacciando i turchi: «Provino a volare sulla Siria adesso!». Una perfetta sintesi di quello che è oggi il conflitto siriano.

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