Onu, fallito il tentativo russo di risoluzione sull’integrità della Siria

Vladimir PutinSi è concluso con un nulla di fatto il tentativo russo di far approvare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una risoluzione sul rispetto dell’integrità territoriale e la sovranità della Siria. Una mossa per sostenere la sovranità territoriale di Damasco contro l’ingerenza di Ankara. A bloccare la bozza Stati Uniti e Francia che, come la Russia, detengono il potere di veto. Secondo l’ambasciatore francese Francois Delattre il sostegno russo ad Assad non ha fatto altro che aumentare le tensioni, mentre la collega americana, Samantha Power, ha accusato Mosca di voler “creare diversivi”.  Intanto Obama cerca una mediazione, e chiede ad Ankara e al Pkk “prove di moderazione”, e alla Russia e ad Assad di fermare il fuoco contro le forze di opposizione moderate. Oggi gli esperti dell’International Syria Support Group (Issg) si incontreranno a Ginevra. Alla vigilia dell’ingresso nel sesto anno della sanguinosa guerra civile, le speranze di pace sono più flebili che mai

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Siria, la tregua vacilla. Medvedev: “Siamo in una nuova guerra fredda”

ribelliVacilla la fragile tregua per la fine delle ostilità in Siria, raggiunta nella notte tra giovedì e venerdì a Monaco. Gruppi di ribelli hanno dichiarato che continueranno a combattere perché scettici sul cessate il fuoco dei russi: “Continueranno a bombardarci”.  Il gruppo Ahrar al-Sham ha detto che non deporrà le armi finché “non cesseranno i bombardamenti del regime, non saranno creati corridoi umanitari sicuri per i civili, rilasciati i prigionieri e sciolti gli assedi”. E il premier francese Valls ha chiesto a Medvedev di fermare i bombardamenti sulla popolazione. Il premier russo: “Non ci sono prove”. E aggiunge: “Siamo in nuova guerra fredda”

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Strage Isis a Damasco, mentre a Ginevra riprendono i colloqui in un clima di sfiducia

damascoÈ salito ad almeno 70 il bilancio delle vittime della strage dell’Isis compiuta ieri a Damasco. Tre esplosioni provocate da un’autobomba e due kamikaze hanno scosso la capitale siriana, mentre erano in corso a Ginevra i difficilissimi negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Colloqui che oggi entrano nel vivo con gli incontri previsti nelle prossime ore, in stanze separate, dell’inviato Onu, Staffan De Mistura, con le delegazioni del regime e dell’opposizione siriana

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Siria: la fame come arma di guerra

A Syrian child eats a fruit on the outskirts of the besieged rebel-held Syrian town of Madaya, on January 11, 2016, after being evacuated from the town. Dozens of aid trucks headed to Madaya, where more than two dozen people are reported to have starved to death, after an outpouring of international concern and condemnation over the dire conditions in the town, where some 42,000 people are living under a government siege. / AFP / LOUAI BESHARA (Photo credit should read LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

Un bambino siriano mangia un frutto alla periferia della città assediata di Madaya dopo essere stato evacuato. LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

 

Arrenditi o muori di fame! Intere città lasciate per mesi senza nulla, cibo, medicine, elettricità e acqua. Convogli di rifornimenti intercettati da milizie e rivendute a prezzi astronomici ai civili. Morti per fame o mancanza di cure a centinaia. Una colonna di aiuti della mezzaluna rossa è entrata a Madaya, altre due stanno portando aiuto nelle zone sciite a nord. Il mondo esterno sta  iniziando a penetrare questi fortini della sofferenza, le atrocità nascoste di questa guerra vengono alla luce, è un segno di ritorno alla normalità? C’è ancora molto da fare, dicono le Nazioni unite, siamo solo all’inizio. 400mila gli abitanti di villaggi assediati, circa 4 milioni quelli di zone isolate e tagliate fuori dalle vie di comunicazione. Quando tutto sarà finito che paese sarà divenuto la Siria? L’Onu teme che resterà per anni un enorme campo profughi bisognoso di tutto.  Continua a leggere

Bombe a est di Damasco, mentre Ankara ritira le truppe da Mosul

Mideast SyriaAlmeno 45 civili, tra cui 10 bambini e quattro donne, sono morti nel bombardamento dei bastioni dei ribelli attorno a Damasco. E mentre è attesa per mercoledì, dopo la Conferenza di Roma, la firma dell’accordo per il governo di unità nazionale in Libia, l’inviato Onu Kobkler cerca di allargare il consenso. Siria, Mosca avverte: no a negoziati con le opposizioni legate a Riad. La Turchia ritira parte delle truppe stanziate a Mosul, mentre resta alta la tensione tra Mosca e Ankara. Un deputato turco accusa il governo del suo Paese di aver fornito all’Isis il materiale per produrre il sarin. Al Pentagono Obama presiede oggi la riunione del Consiglio di sicurezza nazionale per contrastare l’Isis

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Bombardamenti USA. Vittime civili?

Mideast Syria_bomba piccola26 civili sarebbero rimasti uccisi in un raid statunitense nel nord est della Siria. La denuncia viene dall’Osservatorio Siriano sui
Diritti Umani. Intanto continua il blame game tra Russi ed Americani su chi abbia la responsabilità della morte di 4 soldati del regime alle porte di Aleppo. Tutti elementi che fanno comprendere, una volta di più, quanto sia rischioso il gioco delle grandi potenze in Siria. Il New York Times ribadisce in prima pagina: “non dobbiamo farci attirare in una campagna di terra, faremmo il gioco dell’ISIS” ma, ammette il quotidiano, “al di fuori delle zone Curde non abbiamo alleati locali sul terreno affidabili”. A Ryadh si apre oggi la prima grande conferenza di pace dal 2011, che accoglierà fazioni militari e civili, prevista la presenza di oltre 150 sigle. Assenti i Curdi, scettici iraniani e russi, il nodo da sciogliere resta il ruolo presente e futuro di Assad.

 

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Il Regno Unito bombarda la Siria. Colpiti i pozzi dell’Isis

Cipro, decollo aereo RafIniziati nella notte i bombardamenti del Regno Unito contro le postazioni dello Stato Islamico in Siria. Francia e Russia plaudono alle operazioni britanniche, mentre il Site che monitora l’attività dei jihadisti online, riporta di minacce contro il Regno Unito. Liberati dal fronte Al Nusra, il braccio siriano di Al Qaida, 16 tra militari e politici libanesi in cambio del rilascio di 25 persone. Tra questi anche Sajat Al-Bulaimi, donna legata in passato al leader dello Stato Islamico, Abu Bakr Al Baghdadi

 

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